Sandro Onofri
Registro di classe

Marco Rossi Doria
Di mestiere faccio il maestro

"Una scuola davvero rinnovata dovrebbe, credo, preoccuparsi prima di tutto di assicurare la libertà necessaria all'espressione delle differenze, sia dei docenti sia degli alunni, e quindi agevolare l'originalità dei percorsi didattici e l'atipicità dei ritmi."


"Innanzitutto bisogna poter coinvolgere emotivamente i ragazzi: la relazione in qualche modo precede la comprensione o quanto meno la condiziona potentemente", questa frase è di Marco Rossi-Doria, il libro da cui è tratta è Di mestiere faccio il maestro.
"Durante quelle conversazioni i ragazzi mi fanno entrare nelle loro case, conosco le loro camere, le discussioni che hanno in famiglia, le paure che si portano dentro." e questa è una frase tratta da Registro di classe di Sandro Onofri.
Mi sembra difficile, parlando del libro postumo di Onofri, non pensare a quello di Rossi-Doria: scuole, situazioni, età, città, provenienza, famiglie, addirittura lingua e colore dei ragazzi sono diversi eppure uguali sono la passione, il criterio e il concetto di rapporto, la sensibilità e l'attenzione alla propria funzione, e ugualmente problematica è la coscienza di quanta influenza possa avere un insegnante, di quanto rischi di trasmettere se stesso e, in questo, anche la propria inadeguatezza.
"Mi sforzo di accompagnarli in questo rito di passaggio che è la scuola, di presentarli alla vita con i muscoli forti e la mente sveglia e curiosa, ma mi chiedo anche se la stessa curiosità non si rivelerà un handicap [...] Mi chiedo cioè se non sto insegnando loro la mia incapacità di adattamento alla realtà, una diserzione dal tempo, una sconfitta.", scrive Onofri.
Anche Rossi-Doria parla a se stesso in questo modo: "E poi non puoi più fare il ragazzino con i tuoi preconcetti bene apparecchiati in testa, nutriti da cosa non si capisce dato che i fatti si complicano davanti agli occhi e ti smentiscono...".
Chi ha scelto di fare l'insegnante (e non si è trovato in quel ruolo per caso, per opportunità, per incapacità a fare altro) sa quanto possa essere ricca e accrescente quella professione, sa anche che spesso davanti a sé ci sono persone che non hanno, e non avranno, molte altre opportunità per migliorarsi. Chi, nella lotteria che è la vita, è nato in certi quartieri di Napoli o nella periferia di Roma, chi ha come unici modelli quelli dei divi televisivi o dei camorristi può vedersi cambiare anche attraverso la lettura di un libro o al racconto di una storia. Sandro Onofri è stato, nella sua breve vita, giornalista e scrittore, ma soprattutto professore in una scuola superiore della periferia romana e Registro di classe ha, nella sua produzione letteraria, un significato particolare: è un messaggio, una specie di testamento morale che il suo autore ha lasciato, ancora incompiuto, nel computer. Incerto se pubblicarlo sotto la veste di un diario o romanzarne il contenuto, ha scelto la prima delle due soluzioni, con ogni probabilità perché si capisse appieno il carattere di verità di quelle notazioni.
Marco Rossi-Doria è praticamente coetaneo di Onofri e la sua scelta di insegnamento è stata radicale: ha ottenuto dal ministro della Pubblica Istruzione l'incarico di recuperare, girando per le strade, ad un minimo di alfabetizzazione i bambini dei quartieri più poveri di Napoli.
Questi due libri non possono lasciare indifferenti, l'abitudine ad una scuola asettica e giudicante, una scuola che ha creato in Italia abbandoni e dispersione pari a quella dei paesi del terzo mondo, una scuola "uguale per tutti", quando questi "tutti" non sono uguali in nulla, non deve farci dimenticare la realtà di insegnanti che hanno interpretato il loro lavoro con la sensibilità e la professionalità necessarie, e che ogni giorno offrono uno spiraglio positivo a tanti ragazzi.


Registro di classe di Sandro Onofri
Pag. 100, Lire 13.000 - Edizioni Einaudi (Einaudi Tascabile Stile libero n. 723)
ISBN 88-06-15005-7

Di mestiere faccio il maestro di Marco Rossi-Doria
Pag.178, Lire 18.000 - Edizioni l'ancora del mediterraneo (Le gomene n. 7)
ISBN 88-8325-057-5



Le prime righe di Registro di classe



21 settembre. Fuori dalla finestra un paio di aerei decollati dalla vicina base
di Pratica di mare fanno evoluzioni e sforbiciate sopra il giallo dei palazzoni popolari, passano sopra il serbatoio dell'acqua proprio davanti alla finestra della classe e tornano verso Torvaianica, verso il mare che sta laggiù, dietro un tratto di campagna ciancicata dalle ruspe, da una giostrina ambulante (solo autoscontro, o "macchine a 'ntuzzo", sedioline volanti, o "carcinculo") e, infine, dal mercatino settimanale che ogni sabato pianta le sue bancarelle davanti al cancello della scuola per vendere abiti di acrilico e mozzarelle di bufala.
Poi la lavagna, dove qualcuno ha scritto "Welcome" e qualcun altro "Che palle!". E la mappa dell'Europa, in cui compaiono ancora la Iugoslavia e l'Urss. Chissà quando ci saranno i soldi per poterle cambiare. Un computer in ogni classe! L'informatica nelle scuole! E abbiamo ancora l'Urss appiccicata al muro... E poi i cartelloni con gli imperatori di Roma: Giulio Cesare, Ottaviano..., lasciati dallo scorso anno. Le ragazzine hanno il seno un po' più pronunciato, i ragazzini qualche pedicello in più sulle guance. Ma il resto è così come l'avevo lasciato: le zeppe, le Tod's, gli Swatch, gli Invicta, e le Pilot, e le agende Smemoranda, e le facce di Ligabue, di Nek, che digrignano i denti dalle foderine dei quaderni.
Ricominciamo. La scuola parte per un nuovo, lungo viaggio, ma si comporta come certi tipi fissati per l'automobile, i quali prima di mettere in moto amano attardarsi in cento faccende preliminari. Nel mese di luglio ne abbiamo visti parecchi, davanti ai portoni: quando uscivamo per andare a comprare il giornale sembravano sul punto di partire, e lo sembravano anche quando rientravamo: pulivano i vetri con la carta di giornale e lo spirito, spolveravano le maniglie con il piumino, e seguivano meticolosamente le indicazioni dei libretti di manutenzione che altri, invece, lasciano marcire nei portaoggetti degli sportelli laterali, preferendo mettere in moto e partire.
Pure la scuola, in questi primi giorni del nuovo anno scolastico, si attarda in tanti, troppi preparativi prima di cominciare a divorare la strada. La prima settimana, e forse anche di più, è generalmente impiegata in meccanismi di "accoglienza" miranti a conoscere soprattutto i nuovi alunni, e a verificare lo stato di preparazione degli studenti più anziani, dopo le lunghe vacanze estive (troppo lunghe, forse?), attraverso i cosiddetti "test di ingresso" e questionari a risposta fissa. Ma prima ancora, prima che i ragazzi animassero con le loro voci i corridoi troppo vuoti dei nostri asettici istituti, i docenti hanno passato un paio di settimane a riunirsi allo scopo di mettere a punto dei programmi omogenei per materia, degli obiettivi didattici comuni.

© 2000, Giulio Einaudi Editore


Le prime righe di Di mestiere faccio il maestro

io mi chiamo ephraìm

febbraio millenovecentoottantotto

"Io mi chiamo Ephraìm. La mattina io vado a scuola. Ma qui c'è il mercato dove lavoro. Qui sto ogni pomeriggio. Qui vendono arance, banane, noci di cocco e le insalate ognuna diversa, le rape, le rosse le bianche. Le rape crescono più su, sull'altopiano. Le metti a bollire e sanno di terra. Le metti sotto la cenere e sotto la brace e sanno un poco meno di terra. Sì, io sono sicuro di questo. Perché io assaggio, tutto assaggio io.
D'accordo ti chiamerò Marco, signor buana Marco. D'accordo: come vuoi tu, d'accordo, è un patto.
Signor buana Marco, qui vendono anche patate dette le americane, zucchine e pomodori più verdi e meno verdi, i peperoni dei tre colori che voi bianchi scegliete senza pensare e dite che è perché sono uguali di sapore. Ma io assaggio e dico che non è esattamente vero perché sono simili ma non uguali. Sono diversi di colore ma il sapore qualcosa prende dal colore, non pensi forse che è così, pensaci signor buana Marco. Lo dice così il mio maestro di scuola: voi prendete due triangoli equilateri, uno più grande e uno più piccolo, cosicché siano simili ma non uguali, poi mettete il più piccolo più vicino alla vista e il più grande più lontano dalla vostra vista, ma nel punto esatto in cui, alla vostra vista, siano uguali di dimensione e non solo simili, sono o non sono davvero uguali? Io lo so, il mio maestro tende questi tranelli la mattina a scuola e lo fa apposta, lo fa per farci ragionare, discutiamo a alta voce. Lui ascolta ma uno alla volta.
Poi il maestro pone a tutti le domande dei suoi tranelli. E ci chiede: è verità oppure è apparenza questa uguaglianza che adesso voi vedete con gli occhi vostri. Lo so: il mio maestro fa queste cose per farci fermare con la mente sul pensiero. Perché - dice il mio maestro - se uno non impara a fermarsi su un pensiero, il pensiero se ne va perché è come la gru coronata che ti guarda un momento ma poi vola via, prima piano e poi più veloce man mano che si leva nel cielo con le ali larghe. E se ne va. Così dice il mio maestro.

© 2000, Edizioni l'ancora del mediterraneo


Gli autori
Sandro Onofri è nato nel 1955 a Roma, dove è prematuramente scomparso nel 1999. È autore dei romanzi Luce del Nord, Colpa di nessuno, L'amico di infanzia, e dei reportage Vite di riserva e Le magnifiche sorti.

Marco Rossi-Doria è nato a Napoli nel 1954, ha insegnato anche in Africa, America, Francia. Su mandato del ministro è diventato "maestro di strada". Ha ideato il progetto "chance". Collabora a diverse riviste di pedagogia ed è consulente dei programmi per l'infanzia del Consiglio d'Europa.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




23 giugno 2000