Dawn Powell
The Golden Spur

"Era a New York da sole diciotto ore e ne amava ogni cosa, ogni centimetro."


New York interno giorno: un Hotel, un giovane arrivato da poco e pieno di aspettative. New York esterno giorno: le strade, le case, i negozi, i bar e i ristoranti, la gente di questa metropoli come appare agli occhi di quel giovane, nato a Silver City, curioso e attento, desideroso di imparare ogni segreto del "saper vivere" in questa città. New York interno ed esterno, giorno e notte: la città descritta da una persona che la conosce bene, da una donna che ha trascorso al Greenwich Village gran parte della sua esistenza. È Dawn Powell. A lungo stimata dalla critica, il suo lavoro è stato in seguito pian piano dimenticato anche negli Stati Uniti e riscoperto solo di recente, in particolare grazie all'entusiasmo di Gore Vidal. Una vita tormentata quella di Dawn Powell, raccontata molto dettagliatamente in un ritratto critico scritto dal giornalista del Washington Post Tim Page, che esce in traduzione italiana, parallelamente al suo romanzo, con il titolo Dawn Powell: una biografia. Un'infanzia difficile con la classica matrigna cattiva delle fiabe, la fuga dall'Ohio nel 1918 e l'arrivo nella New York dei primi decenni del secolo, dove numerosi intellettuali, artisti, scrittori formavano un'élite interessante e stimolante raggruppata nel "mitico" Greenwich Village. Un terreno fertile per immaginare storie, e una fonte inesauribile di personaggi da descrivere con ironia, sarcasmo e lo sguardo ancora affascinato del provinciale, ma al contempo disincantato della persona intelligente, come lei era. Pur essendosi inserita perfettamente nel turbine cosmopolita di New York, la vita privata ha riservato alla Powell ancora tanti dolori e tante difficoltà: un matrimonio difficile, la dipendenza dall'alcol, un figlio autistico, la scomparsa di molti amici, la malattia e la morte in miseria, nel 1965, con la sepoltura in una fossa comune.
Eppure, malgrado le crisi e i tormenti di un'esistenza così, la scrittura di Dawn Powell ricorda, come hanno detto in molti, quella del caustico Evelyn Waugh, o, come ha affermato Vidal, quella di Petronio: acuta, brillante, critica e intelligente, sempre ricca di verve. Anche in questo ultimo romanzo, quando descrive il protagonista, Jonathan Jaimison, ragazzo che arriva dall'Ohio per cercare il suo vero padre, sulle orme dei ricordi della madre, vissuta per un po' di tempo nel Village accanto a personaggi famosi e importanti e diventata l'amante di uno di questi. Per svolgere le difficili indagini punto di partenza non può che essere il Golden Spur, locale frequentato dalla madre. La ricerca si trasforma in una riscoperta di radici e affinità. Molti "presunti padri" quasi si divertono all'idea di poter ritrovare un figlio adulto: sono uno scrittore, un pittore, un avvocato (e tutti ricordano inevitabilmente personaggi realmente esistiti...). Ma in fondo la risoluzione di questo mistero appare quasi un fatto secondario. Protagonisti della storia diventano soprattutto gli abitanti di questo quartiere, con le loro manie, le mode, i gusti, gli atteggiamenti tremendamente snob. Il Village a cavallo fra gli anni Cinquanta e Sessanta, dove nuove figure (come i beatnik o certi ragazzini dall'aria pericolosa) si mescolano a quelle già presenti: artisti, gay e lesbiche, newyorkesi arrivisti alla ricerca del successo, attenti a frequentare ogni locale che possa dare prestigio e aiutare a "sfondare". Un mondo che Jonathan, così simile a sua madre, non può che amare.
Tim Page ha scritto: "Se la Powell avesse intenzionalmente programmato The Golden Spur come ultimo testamento, non avrebbe potuto rappresentare una somma più completa o appropriata del lavoro di una vita". Sono convinta che questa sia la verità e che presto ne avremo la conferma, leggendo le altre opere della Powell che Fazi intende pubblicare. Avremo così l'opportunità di conoscere meglio questa autrice che Hemingway (che in verità lei non amava) definì "la mia scrittrice vivente preferita".


The Golden Spur di Dawn Powell
Traduzione dall'inglese di Alessandra Osti
293 pag., Lit. 26.000 - Edizioni Fazi (Le strade n.34)
ISBN 88-8112-137-9



Le prime righe

Uno


La carta da lettere dell'albergo era azzurro Wedgwood come la tappezzeria sulle pareti, delicatamente stampata in rilievo con un cimiero d'oro e un motto, IN VIRTU VINCI, un bel pensiero per un albergo, qualsiasi cosa volesse dire. Era anche di qualità. Un tipo di carta così potrebbe trasformare chiunque in uno scrittore, se ciò fosse possibile.
Prese il pacco intero dalla scrivania e lo infilò in valigia con gli altri fogli, insieme al pigiama, la camicia, il portacenere con il monogramma dell'Hotel De Long, alcuni asciugamani e un raffinato sapone alla lavanda. Peccato che erano rimaste solo due cartoline dell'albergo. Chiunque avesse visto l'immagine della hall del De Long, magnificata tanto da essere irriconoscibile, impreziosita da fiori tropicali, tappeti orientali, divani, e paggi in livrea, avrebbe infatti pensato che dietro le palme nei vasi si nascondevano seducenti sirene e favolosi avventurieri. La sera prima, in realtà, Jonathan aveva visto solo qualche vegliardo e dei signori decrepiti che procedevano zoppicando, o su sedie a rotelle, attraverso le modeste hall. Scelse, in ogni caso, di credere alle cartoline. Quella era la città come l'aveva immaginata, e avrebbe voluto averne molte per poterle spedire e camuffare così lo squallore degli alloggi che l'avrebbero ospitato.
Ne indirizzò una alla signorina Tessie Birch, R.F.D., Silver City, Ohio.
"Cara zia Tessie. Non ho avuto tempo per congedarmi. Scriverò di nuovo quando avrò più indizi. J.".
La sua finestra si apriva su un cortile ed era a un palmo da quelle di fronte; si scorgeva però, incuneata, la strada sottostante da dove saliva il ronzio soddisfatto della città, una mistura di campane, motori rombanti, fischi, edifici in costruzione, e altri che venivano buttati giù. Il palcoscenico era pronto, l'orchestra accordava gli strumenti, e fra un attimo sarebbe toccato a lui, pensò Jonathan. Stranamente non provava panico, come se gli anni passati dietro le quinte lo avessero preparato a interpretare il ruolo della star. Era piuttosto come se fosse stato liberato da un lungo esilio in una terra straniera per tornare finalmente nel suo paese. A una finestra dall'altra parte del cortile scorse un giovanotto biondo seduto alla scrivania, che si lisciava con indolenza i capelli e sorrideva come per un bel segreto. Quella figura si mosse, e Jonathan si rese conto che la finestra era uno specchio e il giovane con il segreto era lui.

© 2000, Fazi Editore


L'autrice
Dawn Powell, nata in una piccola citadina dell'Ohio (1896 Mount Gilead - 1965 New York) e trasferitasi giovanissima a New York, è stata riscoperta negli ultimi anni grazie a Edmund Wilson e Gore Vidal, ed è oggi considerata una delle più grandi scrittrici americane del Novecento. La sua opera è tradotta in tutto il mondo. Prolifica e tormentata, ha pubblicato articoli, poesie, pièce teatrali e un diario. Tra i romanzi più significativi: My Home Is Far Away e Angels on Toast.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




16 giugno 2000