Dan Fante
Agganci

"Avevo appena festeggiato cinque mesi si astinenza, e da un paio di settimane non avvertivo alcun desiderio di bere; anche così l'insonnia restava la faccenda più preoccupante."


Bruno Dante è il protagonista di questo romanzo di Dan Fante, il cognome già mostra quante affinità ci siano tra personaggio e scrittore, ma ancor più lo indica la vicenda narrata. Ex alcolista, tormentato dal dilemma se inserirsi nella vita regolare e produttiva o perdersi tra donne fatali e ubriachezza, Bruno mette a tratti fuori la testa e poi precipita di nuovo al fondo, travolto da una tenace volontà autodistruttiva. Belle donne, lavori precari, denaro che manca e bottiglie sempre a disposizione: questa è la vita! Ma ogni tanto c'è anche la consapevolezza che tutto ciò non va bene, che è necessario liberarsi da certi miti e da certi vizi e allora ecco gli Alcolisti Anonimi (nel romanzo chiamati quasi sempre AA), ultima speranza, grande realtà sociale.
La vita stessa di Fante si specchia in quella di Bruno Dante: l'alcol, le donne, le cadute e le difficili risalite... Ma lo scrittore oggi dichiara, e la sua vita e la sua attività lo dimostrano, di essersi liberato definitivamente dall'ossessione del bere che era diventata per lui una vera condanna all'emarginazione e quasi alla follia, e di avere un grande debito di riconoscenza nei confronti degli Alcolisti Anonimi che in questo ultimo libro sono frequentemente citati come simbolo di speranza e di salvezza.
Los Angeles è il palcoscenico su cui si svolge l'azione: città immensa, violenta, piena di attrattive e di denaro, ma anche città della solitudine e dell'emarginazione. Negli Stati Uniti non è difficile trovare un lavoro, magari precario, magari temporaneo, Bruno Dante è anche fortunato, le occasioni non gli mancano, se rimane disoccupato la responsabilità è sempre unicamente sua. Riesce infatti a farsi licenziare nonostante le ottime doti di venditore, ma causa l'assoluta inaffidabilità e il pessimo carattere. Anche se il suo ultimo datore di lavoro, passato lui stesso attraverso l'esperienza degli Alcolisti Anonimi, mostra molta comprensione nei suoi confronti, ugualmente Bruno perde anche quell'occasione, incapace com'è di scegliere le cose migliori per sé, attratto invece dalla seduzione della sconfitta.
Lo stile di questo scrittore italoamericano (figlio di quel John Fante che è un vero autore di culto anche in Italia) è duro, pungente, non concede nulla alla pietà o ai sentimenti, spezzato nel dialogo e con ampio uso del gergo, trascina il lettore nell'atmosfera ossessiva e rabbiosa che caratterizza il suo protagonista. Scrivere di sé, trasfigurando letterariamente la propria esperienza, permette davvero immediatezza e verità descrittiva, e se la trasgressione si trasforma in letteratura diventa patrimonio e non perdita.


Agganci di Dan Fante
Titolo originale: Mooch

Traduzione di Matteo Sammartino
Pag. 190, Lire23.000 - Edizioni Marcos y Marcos (Gli Alianti n. 75)
ISBN 88-7168-297-1



Le prime righe



Erano mesi che non scrivevo una parola, una storia, niente di niente. E odiavo il mio lavoro. Ma in quel momento non importava. Niente aveva importanza con il caldo. Un'ora per svegliarmi del tutto, buttarmi addosso una camicia e prepararmi per il lavoro. Mi tenevo alla larga da giovedì.
Fuori la strada era incandescente, si soffocava. Un'altra multa per sosta vietata sotto il tergicristalli della mia Chrysler di undici anni. La trai via e la feci a pezzettini, scagliandola contro il cielo. Odiavo essere di nuovo a L.A. Odiavo non aver bevuto niente da mesi. Odiavo perdere i capelli. Odiavo il mio lavoro. Odiavo le sigarette senza filtro, la musica rap e gli stupidi dentoni bianchi di Tom Cruise. E odiavo quel cazzo di Ufficio Contravvenzioni.
Aprire la portiera della Chrysler fu un errore. Mi investì la forza compressa che si accumula in un'auto chiusa lasciata per giorni sotto il sole. Aria ferma pronta a esplodere, plastica consunta, polvere che prende alla gola. Un chiaro avvertimento di tornare in camera.
Ero in folle ritardo, quindi scaraventai il registro degli ordini e i depliant sul sedile del passeggero, aspirai una boccata di ossigeno rancido e infilai la chiave nel blocchetto dell'accensione. Niente.
Provai di nuovo. Niente.
Ruotai completamente a sinistra la chiave per vedere se i contatti elettrici, la strumentazione e tutto il resto funzionava. Ancora niente.
Sentivo colare il sudore sulla fronte e dentro la camicia.
Provai in un altro modo, scuotendo e muovendo la chiave a piccoli scatti, nella speranza che facesse contatto. In passato aveva funzionato su altre macchine, in un'altra epoca, prima che la vita mi si rivoltasse contro. Ma ora no. Ancora niente.

© 2000, Marcos y Marcos


L'autore
Dan Fante è nato e cresciuta a Los Angeles. Da giovane ha attraversato gli States in autostop, ed è approdato a New York, dove ha vissuto vent'anni in vecchie stanze ammobiliate, facendo ogni genere di lavoro. Oggi ha cinquantacinque anni e vive in California, a Santa Monica. Scrive opere teatrali e il suo romanzo Angeli a pezzi è stato pubblicato in sei paesi.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




16 giugno 2000