Fred Vargas
Io sono il Tenebroso

"Clément era nel panico. Adesso sì che avrebbe avuto bisogno di essere intelligente! E invece era un imbecille, da più di vent'anni glielo ripetevano tutti: Clément, sei un imbecille, su, fai uno sforzo."


Confesso, non avevo letto nulla di Fred Vargas sino ad oggi, ma, come scusante, potrei addurre la mancanza di traduzioni italiane dei suoi romanzi... Grazie a Io sono il tenebroso ho scoperto un'autrice molto interessante, nella migliore tradizione noir francese. Questo è il suo sesto romanzo poliziesco, datato, nella sua versione originale, 1997 (gli altri sono: Les jeux de l'amour et de la mort pubblicato da Le masque nel 1986; L'homme aux cercles bleus, Hermé 1991; Ceux qui vont mourir te saluent, V. Hamy 1994; Debout les morts, V. Hamy 1995; Un peu plus loin sur la droite, V. Hamy 1996; del 1999 L'homme à l'envers sempre edito da Hamy). La Vargas riscuote in Francia un gran successo e speriamo che questa traduzione sia solo la prima, il punto d'avvio verso la serie completa.
Se state preparando un elenco di titoli da mettere in valigia per le vacanze estive non dimenticate questo. La storia che vi potrà fare compagnia sulla spiaggia, sotto gli alberi o in treno è abbastanza complessa e inaspettata. C'è Clément, un giovane bruttino, sprovveduto, non molto intelligente che cammina nelle strade di Parigi con una fisarmonica e tanti dubbi; c'è Marthe, la sua amica, l'unica vera amica, che tanto tempo prima l'ha seguito e aiutato quando, rimasto praticamente solo per la scomparsa della madre e la quasi totale assenza del padre, Clément si trovava sulla strada tutto il giorno; c'è un ex investigatore, Louis Kehlweiler, ancora molto attirato dalle indagini, malgrado lo neghi; e ci sono tre studiosi di storia, amici di Marthe, che si arrabattano per sopravvivere (uno di loro fa lavori di pulizia a ore e si porta a casa i vestiti dei clienti da stirare). E non dobbiamo dimenticare il fulcro della vicenda: due donne ferocemente uccise nelle proprie case, dopo aver ricevuto in regalo una pianta di felce in entrambi i casi. Clément è l'unico indiziato. È lui che ha consegnato le piante (lo sappiamo sin dall'inizio) ed è lui che la polizia cerca, dopo aver realizzato un identikit somigliantissimo (grazie ai molti testimoni che non si è proprio preoccupato di evitare) e dopo aver trovato le sue impronte su entrambi i vasi. La situazione si mette male per Clément. L'uomo che gli ha commissionato la consegna delle piante (ma chi è? forse un proprietario di ristorante, ma più ragionevolmente qualcuno che cova del rancore nei confronti del ragazzo), lo aveva precedentemente incaricato di sorvegliare le due ragazze per poterne valutare la condotta di vita e da questa dedurne l'affidabilità come cameriere. E si scopre che ce ne sarebbe stata una terza... Clément è nei guai, Marthe non può sopportarlo e crede ciecamente nella sua innocenza. Gli amici di Marthe, pur nutrendo qualche dubbio, decidono di aiutarla ed anche di indagare sui due omicidi.
Piacevole, originale, la scrittura di Fred Vargas è davvero una compagnia coinvolgente. La narrazione è piana e leggera e sa mantenere il filo della suspense lungo tutto il racconto, senza cadere di tono, senza annoiare il lettore. Un'ultima considerazione del tutto personale: perché una donna così talentuosa ha scelto di nascondersi dietro uno pseudonimo decisamente maschile?


Io sono il Tenebroso di Fred Vargas
Titolo originale dell'opera : Sans feu ni lieu

Traduzione di Maurizia Belmelli
Pag. 254, Lire 26.000 - Edizioni Einaudi (I coralli n. 126)
ISBN 88-06-15104-5



Le prime righe

Capitolo primo


L'assassino fa una seconda vittima a Parigi. A pagina 6

Louis Kehlweiler gettò il giornale sul tavolo. Per oggi poteva bastare, non aveva nessuna intenzione di correre a pagina 6. Magari più in là, quando le acque si fossero calmate, avrebbe ritagliato e archiviato l'articolo.
Passò in cucina e si aprì una birra. Era la penultima della riserva. Louis si annotò una grande "B" a penna sul dorso della mano: la calura del mese di luglio costringeva ad aumentarne notevolmente il consumo. Quella sera avrebbe letto le ultime notizie sul rimpasto ministeriale, lo sciopero dei ferrovieri e le proteste degli agricoltori. E avrebbe tranquillamente saltato pagina 6.
Camicia aperta e bottiglia in mano, Louis si rimise al lavoro. Stava traducendo una voluminosa biografia di Bismarck. Lo pagavano bene, e contava di vivere a spese del cancelliere dell'Impero ancora per parecchi mesi. Andò avanti di una pagina, poi, le mani a mezz'aria sopra la tastiera, s'interruppe. La sua mente aveva abbandonato Bismarck per concentrarsi su una bella scatola da scarpe, con tanto di coperchio, che avrebbe dato una svolta all'organizzazione dell'armadio.
Contrariato, Louis spinse indietro la sedia, fece qualche passo nella stanza, si passò la mano tra i capelli. La pioggia crepitava sul tetto, la traduzione procedeva bene; non c'era motivo di preoccuparsi. Pensieroso, accarezzò con un dito la schiena del rospo che dormiva sulla scrivania, sistemato nel portamatite. Si chinò sullo schermo e rilesse a mezza voce la frase che stava traducendo: "È poco probabile che Bismarck avesse concepito fin dall'inizio di quel mese di maggio..." Poi lo sguardo andò a posarsi sul giornale piegato sul tavolo.
L'assassino fa una seconda vittima a Parigi. A pagina 6. Niente da fare. Quella storia non lo riguardava. Tornò al suo schermo dove lo attendeva il cancelliere dell'Impero. La pagina 6 non era affar suo. Non era più il suo lavoro, ecco tutto. Ora come ora il suo lavoro era tradurre roba tedesca in francese e dire quanto più chiaramente possibile perché Bismarck non
avesse potuto concepire una certa cosa agli inizi di quel mese di maggio. Un lavoretto tranquillo, fruttuoso e istruttivo.

© 2000, Giulio Einaudi editore


L'autore
Fred Vargas, archeologa e medievista, è nata nel 1957 a Parigi, dove vive. Fred è il diminutivo di Frédérique, e Vargas (un omaggio ad Ava Gardner nella Contessa scalza) è lo pseudonimo con cui firma i suoi romanzi polizieschi, che godono in Francia di un grande successo di critica e pubblico.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




9 giugno 2000