Aksel Sandemose
Il mercante di catrame

"Si sapeva di lui quello che non si può fare a meno di sapere, in una società in cui tutti sono schedati. Si riuscì a scoprire anche che un tempo aveva lavorato parecchio nel commercio del legname e che poi era stato grossista a Oslo per qualche anno. Comprava e vendeva catrame, diceva la gente."


Verner Vestad, un medico stanco del lavoro, della moglie, della vita che mollemente trascina giorno dopo giorno senza emozioni, si ritrova, sotto lo stimolo di una nuova situazione, a decidere di dedicare un po' di tempo a sé, anche se questo comporta il "pegno" di affrontare le ire della moglie. Ma non è lui (il personaggio che viene raccontato nel primo capitolo) il protagonista di questo romanzo breve di Sandemose. Il mercante di catrame è Audun Hamre, un uomo dall'attività misteriosa che, arrivato in paese, acquista una grossa parte del bosco e costruisce una casa e una strada. Questo è sufficiente per scatenare le invidie dei nuovi compaesani, anche se Hamre non è uno sprovveduto e sa bene difendersi... Mano a mano che la storia che ci racconta Sandemose procede, si ritorna indietro nel tempo, prima della casa nel bosco, prima della sistemazione definitiva. Ripartendo dal decennio precedente, a cavallo tra gli anni venti e trenta del secolo, si comprendono i molti rancori che nell'animo di Hamre riemergono da un passato mai del tutto dimenticato. Anzi. Il suo animo vendicativo lo porta a pensare che "è bello sapere che per quanto tu abbia potuto compiere di bene e di male, per quanto tu abbia tradito o sia stato tradito, hai saputo comunque trasformare ogni tua disgrazia in una disgrazia più grande per gli altri". Audun Hamre è separato dalla moglie e ha perso l'unico figlio. Il solo legame familiare che gli rimane è quello con la madre. Conduce una vita apparentemente lineare, ma dietro questa facciata cosa nasconde? La sua attività di commerciante di catrame è reale o si tratta di una copertura che nasconde un'occupazione ben diversa? In segreto Hamre pubblica annunci alla ricerca di donne sole e benestanti. Sa come corteggiarle, ha la capacità di cogliere i momenti migliori per sedurle e derubarle. "gli uomini hanno i loro sogni, le loro confuse e deboli speranze. Sognano e si lasciano portare dai loro sogni fuori dalla realtà, neanche la vedono, nella maggior parte dei casi". Questa è la debolezza delle sue vittime che Hamre sfrutta a suo favore. Lo scopo è quello di ritirarsi finalmente a vivere nella tanto agognata casa nei boschi, lontano da tutto e da tutti, pescando e leggendo, con la sola compagnia della madre. Ma per fare questo è necessario accumulare una gran quantità di denaro e l'unico modo che Hamre conosce per "guadagnarlo" è sfruttando le donne, povere donne innocenti e illuse.
Al termine del romanzo il cerchio si richiude, ricompare Verner Vestad, il medico insoddisfatto del primo capitolo, e si capirà quale sia il legame tra lui e Audun Hamre. La solitudine profonda, l'impossibilità di amare, lo sconforto esistenziale hanno il sopravvento rispetto alla possibilità di riscattare il futuro. Non potrà esserci un domani per chi ha vissuto così profondamente nel rancore e nell'odio, ma ancora una volta la decisione finale sarà di Hamre.


Il mercante di catrame di Aksel Sandemose
Titolo originale dell'opera: Tj_rehandleren

Traduzione dal norvegese di Maria Valeria D'Avino
Pag. 159, Lire 18.000 - Edizioni Iperborea
ISBN 88-7091-086-5



Le prime righe

QUELLO CHE ACCADDE
NEL PROFONDO DEL BOSCO
1934


Di ritorno dalla visita a un malato, l'auto del medico condotto Verner Vestad si fermò per un guasto su una strada secondaria. Dopo le invettive di rito e una dichiarazione decisa alle tenebre che quello del medico era un fottuto mestiere, Verner Vestad si rese conto che non c'era niente da fare e che il telefono più vicino doveva trovarsi con tutta probabilità a un'ora di cammino.
Guardò il cielo. La luna stava tramontando in una fuga di nuvole. Erano le nove di sera e pioveva. Faceva umido e freddo ormai, a ottobre inoltrato.
Lasciò l'auto dov'era e prese la via di casa attraverso il bosco. Era una camminata di quasi due ore, ma visto che quel tempo nella vita doveva comunque passare... L'aveva già fatta più volte quella strada nel bosco, soprattutto all'inizio, quando era venuto a stare da quelle parti. Ultimamente capitava più di rado che avesse voglia di fare passeggiate.
Verner Vestad si avvicinava alla cinquantina. Aveva quel tipo di viso stanco e chiuso che hanno spesso i medici sovraccarichi di lavoro. Non aveva avuto quel che si aspettava dalla vita, come del resto non ha quasi nessuno, ma a lui sembrava che fossero toccati proprio solo guai. "Mia moglie è un po' nervosa", era solito dire, come dicono gli uomini quando hanno in casa un'isterica. Sia lei che i ragazzi se ne infischiavano di lui. Un tempo, certo, aveva amato i suoi bambini. Ma adesso?
La pioggia tamburellava sulla sua cerata, che però restava impenetrabile. Gli stivaloni nuovi tenevano bene l'acqua, non come i vecchi dell'anno scorso. Era stato un periodo particolarmente spiacevole a casa, come sempre quando si comprava qualcosa di nuovo: "Compratele pure le cose per te, tanto noi possiamo benissimo continuare a trascinarci in giro nei nostri stracci."
Stracci? Tutte quelle scene e quel consumo insensato di vestiti, solo per gettar fumo negli occhi degli altri... altrettanto schiavi delle apparenze. Su suo figlio si era fatto un po' più di illusioni, ma nemmeno lui si era rivelato un granché. Quanto alla figlia e alla moglie, non facevano che litigare tutto il giorno, tra di loro e con lui.
Si fermò a riprendere fiato dopo la prima salita. Un pensiero gli si affacciò alla mente, un pensiero che non era neanche nuovo: sua moglie Elna, la signora Vestad nata Arntzen... era del tutto normale? Non era per caso un po' matta, non come si dice di tanti, a titolo di insulto, ma malata davvero, davvero fuori di testa? "No", pensò ad alta voce. "Proprio tutta giusta non lo è."

© 2000, Iperborea


L'autore
Aksel Sandemose (1899-1965), nato in Danimarca, sceglie però come paese e lingua d'elezione la Norvegia, patria della madre, dopo aver provato i più svariati mestieri, da marinaio a giardiniere, operaio, maestro e giornalista. Dal debutto letterario nel 1923, attraverso le opere più note, come Un fuggitivo incrocia le sue tracce, Il passato è un sogno, fino all'ultimo del 1958, Il lupo mannaro, lascia una vasta produzione che ha fatto di lui un classico della letteratura del Novecento scandinavo.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




2 giugno 2000