Fulvio Tomizza
La visitatrice

"Rimasi come tramortito, ma il mio interno era attanagliato da un'infantile paura, come mi fosse stata narrata una spaventevole fiaba di cui venivo a scoprire di essere io il protagonista."


Quando si sa che la vita sta per finire, quando ci si sente attanagliati dalla malattia e la speranza è ormai venuta meno, forse quello è il momento per un consuntivo della propria vita, per riannodare i fili della memoria e rileggere certe pagine del passato difficili da spiegare a se stessi. Il protagonista della vicenda, Emilio, è un uomo gravemente malato: un cancro lo sta distruggendo e la sofferenza che accompagna la malattia è davvero intensa. Ha scelto di non condividere con nessuno questi giorni difficili che lo separano dalla morte, neppure con la moglie mite e fedele, né con la figlia distratta ed egoista. Improvvisamente però nella sua vita, che con grande fatica cerca di mantenere "normale", fa irruzione una figura femminile, Patrizia, una donna di poco meno di quarant'anni, che sconvolge i suoi piani di solitudine. La sorte fa sì che l'incontro tra i due avvenga proprio nel giorno in cui la moglie e la figlia del protagonista sono partite per qualche giorno, e proprio nel momento in cui, salutatele alla stazione, ritorna da solo a casa. La rivelazione non si fa attendere: appena messo piede nella casa di Emilio la ragazza dichiara di essere sua figlia, nata da una relazione lontana con una infermiera slovena. Quella presenza sempre più gradita, quegli accenni a un passato che sembrava dimenticato, infine la coscienza di come potesse essere vero quanto la ragazza affermava, riaprono scenari remoti, fanno riaffiorare sentimenti forti e, apparentemente, rimossi e riempiono la mente del protagonista di immagini, parole, emozioni vissute nel periodo dell'immediato dopoguerra a Lubiana, dove avevano trovato rifugio ex partigiani fuggiti dall'Italia per ragioni politiche. In particolare uno di questi, il Bardocchia aveva avuto un ruolo importante per lui. Sanguigno e duro, comunista acceso, fuggito per non essere processato in Italia, subirà anche il carcere in Jugoslavia, a Goli Otok, ma prima di essere arrestato aveva avuto con Emilia un rapporto ambiguo. Praticamente costretto (per una forma di sottomissione timorosa al compagno più adulto) ad avere un rapporto con un'infermiera di cui ora Patrizia dichiara di essere figlia, Emilio aveva avuto una appassionata storia d'amore con la moglie di Bardocchia e quell'amore indimenticabile non era mai stato sostituito neppure dall'affetto per l'affettuosa e tenera moglie.
La storia narrata si svolge nell'arco di due giorni: Patrizia ripartirà ed Emilio vivrà l'ultimo scorcio di vita aspettando la morte, in piena solitudine interiore. Poche ore narrate con maestria e sensibilità, ultima testimonianza di questo scrittore scomparso da un anno, che all'eleganza della forma e dello stile ha sempre unito capacità di riflessione e profondità di indagine, e uno sguardo che dai personaggi sa allargarsi alla situazione storica e sociale che li circonda.


La visitatrice di Fulvio Tomizza
Pag. 127, Lire 26.000 - Edizioni Mondadori (Scrittori italiani e stranieri)
ISBN 88-04-47822-5



Le prime righe

I


Accompagnai mia moglie alla stazione ferroviaria. Non mi sentivo molto disposto a seguirla fino al treno, tanto più che partiva con la figlia. Ma era la prima volta in trent'anni di matrimonio che si metteva in viaggio senza di me, e la compagnia di nostra figlia, prossima alle nozze, mi pareva un po' forzata, voluta dalla sua congenita euforia.
Le abbracciai, raccomandai loro di divertirsi a Bologna, dove si recavano per una questione di eredità con la cugina di Eugenia dopo la recente morte di suo padre. Comparvero al finestrino, agitarono la mano, rimpicciolirono.
Mi avevano lasciato solo, poteva accadere che non mi rivedessero più. Poi pensai che con la morte dello zio Efrem le cugine Sidis erano di fatto rimaste senza un genitore, portavano avanti a metà un nome di famiglia che si sarebbe estinto con loro. Un antico ceppo ebraico prosperato perlopiù in Grecia.
Riattraversai il piccolo atrio che immetteva ai binari, subito fuori c'era la fermata dell'autobus che mi avrebbe ricondotto davanti al portone di casa.
Il cielo di marzo si era ancor più oscurato e non avevo con me l'ombrello, del resto non indispensabile perché da casa mia alla stazione e ritorno restavo quasi di continuo al coperto.
L'autobus comparve e si accostò nel volgere di un minuto. Salii, il veicolo compì un semigiro dell'edificio, imboccò la corsia riservata ai mezzi di trasporto pubblico lambendo il giardinetto della piazzola. Inopinatamente fermò, come disarmato dall'improvviso acquazzone. L'autista riprovò ad avviare il motore, poi si arrese; spalancò le portiere.
Svelti scesero alcuni viaggiatori provvisti di ombrello in una zona toccata da diverse linee di autobus. Insieme ad altri esitai contando su un pronto aggiustamento del guasto meccanico, sulla sostituzione dell'autobus, sul fatto che il conduttore al sicuro non avrebbe scaricato noi sotto la pioggia.
Trascorse del tempo, il rovescio si attenuò, calcolai il paio di minuti necessari per affrettarmi alla prossima fermata in una viuzza di raccordo tra le arterie cittadine.
Rimasi ancora incerto riguardando il cielo. A terra una donna di mezza età, bionda, belloccia, con vistosa valigia e in tailleur pantalone gessato, era in impaziente attesa dello spazio che scendendo le avrei lasciato. Stavo osservando la sua figura non poco eccentrica quando lei, spazientita dalla mia indecisione, mi obiettò: "Intende scendere o restar su?".

© 2000, Arnoldo Mondadori Editore


L'autore
Fulvio Tomizza (Materada 1935 - Trieste 1999) vinse il premio Viareggio nel 1969 con L'albero dei sogni, lo Strega nel 1977 con La miglior vita, il Giovanni Boccaccio nel 1994 con I rapporti colpevoli, e fu per quattro volte finalista al Campiello (nel 1965 con La quinta stagione, nel 1974 con Dove tornare, nel 1986 con Gli sposi di via Rossetti e nel 1993 con I rapporti colpevoli). Tra le sue opere, una trentina, quasi tutte di narrativa, ricordiamo anche: Dal luogo del sequestro, Franziska, Nel chiaro della notte. Tradotto nelle principali lingue, nel 1979 gli è stato conferito a Vienna il Premio di Stato austriaco per la letteratura europea.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




2 giugno 2000