J.-B. Pontalis
Limbo
Un piccolo inferno più dolce

"L'orizzonte illimitato del bambino del limbo! Lo vedo portato dalle acque calme di un fiume o di un braccio di mare, mentre ondeggia dolcemente tra il sonno e la veglia. Lui non conosce la successione dei giorni, né delle stagioni, né dei secoli, non ha età e le ha tutte."


Un piccolo saggio scritto in modo informale ricostruisce a tratti il pensiero di Pontalis sul tema del limbo, un argomento dalle molte sfaccettature. È una breve ricerca su questo soggetto, caduto da tempo nell'oblio (si parla di limbo quasi esclusivamente durante lo studio della Divina Commedia...), che coinvolge la religione e la storia, la psicologia e la fantasia, la vita e la morte. Il limbo è quello spazio (definito teologicamente da sant'Agostino) destinato a dimora eterna per coloro che vissero rettamente prima della venuta di Gesù Cristo e per i bambini morti prima di ricevere il battesimo, ma limbo è anche lo stato intermedio tra la vita e la morte, tra la memoria e l'oblio, tra il giorno e la notte...
Il libro è composto da rapidi flash, pensieri espressi in rapide successioni di brevi capitoli, scritti con semplicità e con un linguaggio estremamente comprensibile. Il testo inizia come un'inchiesta: l'autore cerca tra gli scaffali delle librerie, consulta le enciclopedie, entra nelle biblioteche. Poi il limbo diventa quasi un pretesto per una serie di ragionamenti sulla vita. Con molti accenni autobiografici: il racconto del rapporto con gli amici, la morte di alcuni di essi, la solitudine, il lavoro di psicoanalista. Il limbo è per l'autore "un inferno più dolce", dunque una vera condanna per bambini innocenti destinati a un'attesa senza fine prigionieri di una campana di vetro, ma si trasforma in qualcosa di meno drammatico quando diventa metafora psicologica di uno stato dell'essere: "attira come una calamita. Il limbo è il nostro oriente. Questo luogo di silenzio, di assenza e di oblio dal quale, ne sono sicuro, noi veniamo, è il nostro campo magnetico". È vero che i sogni sono "il nostro permesso di soggiorno nel limbo" come scrive Pontalis? E quante forme di limbo esistono nella nostra vita, quante volte incontriamo questo spazio indefinito, di attesa, questo spazio inconsistente, sospeso tra due realtà, tra due scelte, tra due pensieri? "Nessuno potrebbe fare a meno di un altro mondo. A quest'altro mondo preferisco non assegnare un posto. Esito anche a dargli un nome, fosse pure quello di nubi o di fili di seta, fosse pure quello di limbo".


Limbo. Un piccolo inferno più dolce di Jean-Baptiste Pontalis
Titolo originale dell'opera: L'enfant des limbes

Traduzione di Monica Miniati
140 pag., Lit. 20.000 - Edizioni Raffaello Cortina (Minima n.54)
ISBN 88-7078-637-4



Le prime righe


Si chiamerà Limbo.
Ignoro che cosa significhi esattamente la parola "limbo".
Che resti indeterminata non mi dispiace affatto. Da molto tempo mi attira. Una voce, la mia voce - che non può essere forte - mi mormora: limbo, limbo. Credo che con questa parola si voglia indicare il luogo che accoglie i bambini morti prima di ricevere il battesimo. Ma è un ricordo vago, come se tutto ciò che riguarda il limbo non rischiasse mai d'essere troppo preciso. Per quale oscuro motivo questa parola, di cui prolungo la prima sillaba e che sembra stare a mezza strada tra il chiaro e lo scuro, esercita su di me una tale attrazione? Desidero forse vivere nel limbo? Che mi piacciano soltanto le idee allo stato nascente e che rifiutano di essere elaborate? Che sia appassionato di quei sogni che fanno le veci della realtà? Forse mi colpiscono soltanto coloro che non hanno un'identità ben definita, coloro che non sono ciò che sono o che credono di essere. Le donne allora, più degli uomini, sarebbero quegli esseri: incerti, inafferrabili, a cui non possiamo dare un nome e che sono sempre in attesa di non si sa bene cosa?
Restare nell'imperfetto, nell'incompiuto, nell'inquietudine, a meno che ciò non sia, invece, la calma assoluta di colui che non ha niente da temere e quasi più nulla da sperare.
Scegliere la via di mezzo, un modo di evitare il fuoco dell'Inferno o la monotonia del Paradiso, che dovrebbe esaudire una volta per tutte i nostri desideri e mettere un termine definitivo all'attesa.
Non essere finito. Ma essere lì, fuori dal tempo misurabile, come dall'eternità.

© 2000, Raffaello Cortina Editore


L'autore
J.-B. Pontalis, psicoanalista francese, è autore con Laplanche della famosa Enciclopedia della psicoanalisi.


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




26 maggio 2000