Andrew Miller
Casanova innamorato

"Con le mani le circondò la gola. Fece scivolare i pollici sino al mento. Sentendosi tra le mani la sua vita, fioca come quella di un passero, provò per lei una sorta di olimpica tenerezza."


Entrato nel mito, personaggio letterario per eccellenza, Giacomo Casanova presenta, in questo romanzo di Miller, un aspetto inedito: il grande seduttore appare vinto e sconfitto da una fanciulla, innamorato infelice, perso in un labirinto di emozioni da cui non riesce a uscire.
Giacomo è vecchio, malato e stanco: questa condizione di fragilità e di dipendenza lo riporta spesso a ricordare, con sofferenza, il passato e a confidare la sua malinconica nostalgia per un amore (l'unico) forse mai corrisposto.
Ma i ricordi che riaffiorano sono quelli di tutta una vita: il gioco costante con la fortuna, con la buonafede degli altri, con la fragilità degli uomini e la loro sete di guadagno. Inoltre l'abilità nello sfuggire agli ostacoli e alle leggi, il fascino esercitato su donne e uomini, su personaggi ambigui e su ingenue fanciulle, fino al momento in cui ogni sua arte è apparsa inutile e davvero ha amato una donna più abile e furba di lui.
La Charpillon è questa donna: giovane e orgogliosa, ha su Casanova un immenso potere, sa rompere ogni sua difesa e diffidenza, incrina le sue sicurezze e la presunzione di conoscere (e usare) le debolezze delle donne.
Purtroppo però sono "gli affari" quelli che legano la ragazza all'avventuriero veneziano, questione di soldi, di debiti, non contratti da lei, ma di cui lei può essere il saldo. La società che si muove attorno alla vicenda è l'elegante e spregiudicata Londra di fine Settecento, in cui le donne appaiono avere grande libertà nelle questioni amorose e finanziarie e in cui l'eleganza dei modi spesso nasconde meschini traffici di denari. Così anche i sobborghi, le losche figure che li popolano, i mercanti e i marinai che portano sul viso i segni di mille avventure, si stagliano in tante pagine del libro con plasticità cinematografica.
Ma il maggior pregio del romanzo, capace per altro di rappresentare con maestria una quadro vivo e multiforme della realtà del tempo, è proprio la raffigurazione del protagonista: un Casanova vinto e sofferente che ripensa a sé e all'unica vera sconfitta della sua vita. Anche nell'ultimo romanzo di Busi, Casanova di se stessi, il veneziano è contrapposto a Don Giovanni per la sua capacità di amare e di soffrire, ma in Miller non è pretesto per riflessioni altre, su di sé e sulla vita, quanto spunto per un raffinato gioco letterario, delizioso ed elegante sulla psicologia del seduttore finalmente sedotto, sulla vecchiaia e la giovinezza, sulla furbizia e i trucchi dei "giocolieri della vita".
Lo stile mirabile e ricercato, l'abilità descrittiva, l'intreccio inappuntabile, confermano il valore di questo scrittore che col suo romanzo d'esordio, Il talento del dolore, aveva avuto importanti riconoscimenti internazionali e che ripropone uno spunto intellettuale, una fantasia letteraria, come nocciolo creativo su cui articolare una storia.


Casanova innamorato di Andrew Miller
Titolo originale: Casanova in Love

Traduzione di Sergio Claudio Perroni
Pag. 263, Lire 27.000 - Edizioni Bompiani
ISBN 88-452-4391-5



Le prime righe


La porta si aprì: dal corridoio proruppe una folata di luce. La sagoma di un servitore sganciò le persiane, le aprì e lì stette, sfregandosi le mani e contemplando i tetti innevati di Dux. Alle sue spalle, il vecchio sprofondato in poltrona e con il cane accucciato ai piedi cessò di bofonchiare e sospirare e, alzato il viso, fiutò la luce del giorno.
"Avete visite, mein Herr," gli disse il servitore, voltandosi e guardandolo come avrebbe guardato una delle figure nei grandi arazzi del Conte Waldstein appesi alle pareti nelle sale dabbasso: un uomo di tela, scarno e consunto al punto che non ci sarebbe stato da stupirsi se attraverso il suo busto si fosse intravisto lo schienale della poltrona.
"Visite?"
"Una 'dama', mein Herr. Sehr schöne."
Fattosi adesso più ardito - giacché il conte era in viaggio e Feldkirchner, il maggiordomo, quel vecchio si divertiva a chiamarlo cadavere e relitto e altri epiteti ben più insolenti -, il servitore strizzò l'occhio, scoccò un bacio all'aria, e filò via dalla stanza mentre l'uomo, vinte a fatica coperte e gravità, lo inseguiva fin sulla porta, coi pugni levati e frementi come antenne di una lumaca furibonda.
"Sciacquapitali! Giacobino! Lo riferirò al tuo padrone, rettile immondo che non sei altro!... Pensa piuttosto ad accendere il camino, pelandrone! Vuoi farmi morire di freddo? Che ti venga un accidenti!"
Ma la sua rabbia era vana. Stava urlando in italiano, o, più precisamente, in veneziano: e quei barbari non potevano capirlo. Per la millesima volta si ripromise di imparare uno zibaldone dei più osceni improperi in tedesco e in ceco, idiomi capaci di infilzare il fegato d'un uomo da parte a parte come una buona lama di Toledo. Così forse sarebbe riuscito a ottenere un po' di rispetto, benché fosse ormai troppo tardi per simili rivoluzioni, tardi per siffatti miracoli.
Scosse la testa, e, vacillando, raggiunse la finestra. Fili di fumo si levavano da una dozzina di comignoli, e la neve, cessata durante la notte, adesso aveva ripreso a cadere, ricoprendo sui davanzali la delicata grafia delle zampe d'uccello e mulinando sulla piazza del mercato, candida nel volo e grigia quando arrivava sulle carcasse d'oca. Lì sotto c'era anche qualche spruzzo di rosso, dove qualcuno aveva cavato del sangue.

© 2000, RCS Libri


L'autore
Andrew Miller è vissuto e ha lavorato in Olanda, Spagna e Giappone. Il suo primo romanzo, Il talento del dolore, è stato venduto in diciotto Paesi e ha vinto nel 1999 il Premio Grinzane Cavour e il Premio Internazionale Impac Dublino.


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




26 maggio 2000