Giuliano Scabia
Lorenzo e Cecilia

"Anche se a volte sembra il contrario, non è dato sapere il destino."


Proprio quando avevamo deciso di parlare di questo libro, ci è arrivata in redazione una segnalazione da parte di una lettrice innamorata dell'opera di Scabia, che ci "sgridava" per non aver ancora recensito Lorenzo e Cecilia. Una strana coincidenza che sottolinea come i lettori siano sempre molto attenti ai titoli che arrivano in libreria e non, come spesso si crede, ai best seller solamente. "Scovare" questo titolo tra le ultime pubblicazioni Einaudi è più difficile e necessita di maggior attenzione da parte del lettore, anche se, a dire il vero, la grande produzione letteraria dell'autore lo colloca senza dubbio fra gli autori italiani più importanti, seppur con alterne fortune critiche.
Molto conosciuto per la sua attività in campo teatrale (basti ricordare i significativi esperimenti di spettacolo "partecipato" all'ospedale psichiatrico di Trieste, o quelli con un gruppo di attori studenti attraverso l'Appennino tosco-emiliano) Scabia è un autore eclettico, romanziere e poeta, ma anche regista e attore, se necessario, dei propri testi.
Lorenzo e Cecilia è un libro che si divide in due parti, successivamente riunite per formare due racconti lunghi strettamente collegati fra loro: In capo al mondo e L'acqua di Cecilia. Mentre il primo titolo era già apparso precedentemente, edito proprio da Einaudi, la seconda parte del volume, di gran lunga la maggiore, è qui pubblicata per la prima volta. Le prime pagine sono tutte dedicate a Lorenzo, violoncellista, e alla sua storia d'amore intensa, indimenticabile con Irene: il viaggio in India, le esperienze comuni, un legame che può rompere solo la morte. La seconda parte, invece, vede protagonisti Lorenzo e Cecilia, molto semplicemente diventati marito e moglie. Non una grande differenza d'età li divide e la loro amicizia risale ai tempi dell'infanzia. E mentre Lorenzo ha percorso gran parte della sua strada prima di "ritrovare" Cecilia, questa trascorrerà un lungo tratto di strada da sola dopo aver perso il marito. Il rapporto di Lorenzo con i figli, con il suo lavoro di musicista, coinvolgente e appassionante, la guerra: le impressioni di una vita sono narrate con estrema semplicità formale ma con grande complessità psicologica. La medesima che permette all'autore di delineare l'animo di Cecilia. La sensibilità di Scabia nei confronti dei più deboli (nella narrativa e nella vita), dei personaggi "indifesi" perché più disponibili e maggiormente in sintonia con la natura, affiora si può dire "con prepotenza" in queste pagine. Difficilmente troveremo volgarità o grossolanità nelle sue pagine, mai il linguaggio sarà sguaiato o indecente, anzi una forte pudicizia attraversa tutto il libro. E mai si troverà la disperazione di chi non ha una fede: anche la tragedia è lieve e il male si affronta con rassegnazione e dignità, senza maledire mai la vita.


Lorenzo e Cecilia di Giuliano Scabia
Pag. 318, Lire 28.000 - Edizioni Einaudi (I coralli n.127)
ISBN 88-06-15367-6



Le prime righe

In capo al mondo


Il protagonista di questo racconto, o leggenda - chiamatela come volete - era nato a X., cittadina ai piedi dei colli, non lontana da Padova, Veneto, Italia. La sua famiglia era di Padova - i parenti, gli antenati: e a Padova tornò ad abitare quando lui aveva sei o sette anni.
Sua madre, dal bel nome di Erminia, era pianista e pittrice su vetro: dipingeva soprattutto le bestie, quelle vere e quelle immaginate, con colori puri sullo sfondo di boschi, e angeli o arcangeli su cieli con nuvole. Diede qualche concerto ma poi solo lezioni - ricavando non molto ma tanto bastante per crescere i figli, che erano tre e musicalmente dotati - e più di tutti il terzo, Lorenzo.
Il padre invece, di nome Ercole, era stato impiegato al comune col grado di segretario: senonché, divenuto cieco, aveva dovuto ritirarsi in pensione (lui diceva prigione) all'età di 45 anni. Era alto di statura, baffuto, con folte sopracciglia, gli occhi celesti. Brontolava molto e divenne col tempo - per via forse della cecità - certe volte cattivo. Si arrabbiava e dava a tutti del mona.
Avendo Erminia allattato due figli per il terzo Lorenzo il latte era poco sicché fu dato a una nena giovane, contadina, di nome Marieta, abitante su per i monti di Arquà, avente una figlia, neonata come Lorenzo, battezzata Rosa. Così i primi mesi Lorenzo stette sui monti e sempre vi tornò per giocare coi ragazzi e ragazze.
Poiché i due fratelli più grandi, seguendo il mestiere della madre, già suonavano uno il violino, l'altro la viola, Lorenzo venne costretto a provare col violoncello in età di quattro anni - e fu subito visto e sentito poter diventare eccellente - per la facilità di imparare, l'orecchio perfetto, la contentezza che aveva - una vera allegria - se suonando vedeva gli altri intenti ascoltare.
Andando spesso i fratelli su per i monti con le biciclette, magari fin verso Abano e Montegrotto, o Valsanzibio e altri luoghi: e fino a Padova, che era la loro originaria città. Parlavano il dialetto ma cominciarono a studiare le lingue - soprattutto l'italiano e l'inglese - in vista di tournée di lavoro, quando fossero stati adulti e professionisti.

© 2000, Giulio Einaudi editore


L'autore
Giuliano Scabia è nato a Padova nel 1935. Tra i suoi libri più recenti, il romanzo Nane Oca (1992) e la raccolta di poesie e disegni Il poeta albero (1995).


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




26 maggio 2000