Marcela Serrano
Antigua, vita mia

"Una donna è la storia di piccolezze, banalità, incombenze quotidiane, è la somma del non detto ... Ed è la storia delle sue radici e della sua origine, di tutte le donne che furono nutrite da altre che le precedettero affinché lei potesse nascere: una donna è la storia del suo sangue. Ma è anche la storia di una coscienza e delle sue lotte interiori. Una donna è la storia di un'utopia."


Se volete leggere la storia di un'amicizia vera, l'analisi di un rapporto, il racconto di due vite (le vite di due donne) Antigua, vita mia è il romanzo che state cercando. Una storia intensa, molto partecipata: la storia di due coscienze nella difficoltà del rapporto interpersonale, alla ricerca di un'utopica armonia nella tormentata lotta della quotidianità.
"La storia di Violeta è una storia di nostalgia", così Josefa la voce narrante del romanzo di Marcela Serrano spiega quale sarà lo spirito di questo racconto, il racconto della vita di Violeta, troppo intrecciata a quella di Josefa per essere una biografia singola, troppo legata a vicende intime per essere un romanzo corale. È il romanzo di un'amicizia fra due donne, un'amicizia fondamentale per entrambe. Sono le pagine di un diario che ricostruiscono lentamente le vicende, i sentimenti, le passioni e le loro delusioni. Ma le pagine del diario di Violeta, letto da Josefa, non possono prescindere proprio da questo "filtro", dalla visione che l'amica ha degli eventi narrati. Lentamente si capisce che la necessità di raccontare deriva da una assenza, improvvisa, drammatica: forse si tratta della scomparsa di Violeta, forse Violeta si è suicidata, una sera. Ma la storia procede, all'indietro, riannodando i fili di un rapporto dalle radici antiche. Tra le pagine del diario e i ricordi personali di Josefa (ora donna di successo, cantante famosa), rivivono i tanti momenti che le due donne hanno trascorso insieme e quelli che si sono narrati a vicenda. Violeta e Josefa crescono unite, compagne di scuola già nella prima infanzia, vivono le famiglie l'una dell'altra quasi come proprie, i reciproci figli con grande attenzione, con forte affetto. Poi, nell'esistenza di Violeta arriva uno scrittore, Eduardo. E con lui il dramma si consuma. Ma, scopriremo, non si tratterà del suicidio di Violeta, bensì della sua trasformazione in assassina, l'assassina di Eduardo.
È vero che l'amicizia non si perde nel tempo e che un legame forte non si spezza mai? Antigua, vita mia è l'apoteosi di questa tesi. Violeta e Josefa si ritroveranno al di là del tempo e dello spazio. In questo, e nella forte presenza dei legami familiari vissuti con una intensità sentimentale straordinaria, l'opera della Serrano è molto legata alla sua terra d'origine, il Cile, e allo spirito sudamericano. In questo, ma non solo, si riallaccia alla grande tradizione di Garcia Marquez e di Isabel Allende.


Antigua, vita mia di Marcela Serrano
Titolo originale dell'opera: Antigua vida mía

Traduzione dallo spagnolo di Simona Geroldi
Pag. 294, Lire 28.000 - Edizioni Feltrinelli (I Narratori / Feltrinelli)
ISBN 88-07-01573-0



Le prime righe

Parte prima
FINALE DI FESTA

1.


Oggi è caduto il muro di Berlino.
Tutto è cominciato quel 9 novembre 1989, con la caduta del muro. E non possiamo immaginare che cos'altro crollerà con lui.
Così parlò quel giorno Violeta Dasinski.

Avrei potuto prevederlo, se solo fossi stata più attenta.
Il suo sguardo nella fotografia rivela un senso di abbandono che non avevo mai notato prima. Come se la coscienza le si fosse diluita negli occhi.
L'esordio pubblico della storia di Violeta Dasinski risale al giorno in cui il suo nome comparve sulle prime pagine dei giornali, il 15 novembre 1991.
Ero stata svegliata e bruscamente il tempo dei sogni aveva ceduto il passo a quello dei ricordi. Andai rapidamente indietro con il pensiero nel tentativo di recuperare il ricordo precedente alla lunga passeggiata dell'inconscio. Andrés mi aveva portato la colazione a letto e il giornale del mattino. Fu così che la vidi.
Scrutai a lungo il volto della fotografia. Ma l'immagine di Violeta che ora mi perseguita è un'altra: brillantini fucsia sulla maschera da Arlecchino - pagliaccio o Pierrot? - mentre le mani sapienti del truccatore la trasformano nel ritratto della tristezza veneziana, coriandoli rossi e dorati sul colletto.
Avevo un compito da assolvere.
Presi le chiavi dell'auto e uscii.
"Non farlo, Josefa. Ci sarà tutta la stampa." Andrés non tentò neanche di dissimulare la sua preoccupazione.
"Non ho scelta."
"Allora ci vado io."
"No, è una questione tra me e Violeta."
Brividi freddi mi scuotevano mentre avanzavo verso il quartiere Ñuñoa. Quando imboccai calle Gerona per parcheggiare davanti a casa di Violeta, vidi due poliziotti di guardia all'ingresso principale. Effettivamente, la stampa se ne stava lì, in agguato. Nel riconoscermi i giornalisti sembrarono rianimarsi e si precipitarono verso di me. I due agenti di guardia vennero in mio soccorso. Uno mi sorresse per un braccio.

© 2000, Giangiacomo Feltrinelli editore


L'autrice
Marcela Serrano è nata a Santiago del Cile nel 1951, si è diplomata in incisione e ha lavorato in diversi settori di arti visive a Roma e nel suo paese. Attualmente dirige l'Instituto Profesional de Arte "Vicente Pérez Rosales" dell'università di Santiago. Ha pubblicato in Italia Noi che ci vogliamo così bene (1996) che ha vinto in Francia il premio della casa editrice Côté des Femmes come miglior romanzo ispanoamericano scritto da una donna, Il tempo di Blanca (1998) e L'albergo delle donne tristi (1999).


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




19 maggio 2000