Orhan Pamuk
La nuova vita

"Quello che aveva letto un libro che aveva cambiato tutta la sua esistenza, che si era innamorato e che sentiva di camminare verso una nuova vita ero io... Ero io quello che, entusiasta della nuova vita, correva e ascoltava l'eco dei propri passi decisi nel silenzio della notte."


Un libro "magico" è protagonista del romanzo sin dalla prima pagina. La voce narrante (che presto scopriremo esser quella di un giovane studente di Istanbul di nome Oman) con grande entusiasmo e sincero stupore ci rende immediatamente partecipi della sua straordinaria scoperta: un libro acquistato casualmente, che racconta di un mondo che Oman è certo esista e che lo affascina oltre ogni dire. Un libro che lo porta a conoscere una splendida ragazza, Canan, e un amico Mehmet che già hanno percorso questa strada, hanno letto il libro, hanno cercato "una nuova vita". "Se lo leggi ti diverti, se ci credi ti rovina la vita", ammonisce Mehmet, ma questo non basta a far desistere il giovane studente dalle sue intenzioni. E anche quando vede Mehmet accasciarsi colpito da un uomo con una pistola, e capisce che i timori dell'amico non erano infondati, che davvero questa nuova vita può portare alla fine, Oman sceglie di proseguire il cammino, di cercare il luogo descritto nel libro. Ma Mehmet, amico ma rivale in amore, sarà morto davvero? E Canan, per quale motivo è scomparsa, scappata di casa senza lasciare traccia e senza dare più sue notizie a nessuno?
La storia, nel peregrinare di Oman (che ritroverà Canan) su pullman improbabili e male in arnese, diventa secondaria, quasi un pretesto. Il tema vero è la peregrinazione stessa, la ricerca di un'identità nuova, probabilmente di una consapevolezza religiosa. E il viaggio non può essere facile, come non è facile la vita. Il pullman si scontra con altri pullman, finendo fuori strada, e generando una catena continua di incidenti: tutt'attorno ruota un universo di morti e feriti, che lascia il protagonista miracolosamente indenne. Particolarmente chiarificatore si rivela il dialogo tra Oman e il padre di Seiko, un giovane che per vari motivi ha avuto parte nella vicenda, colpito profondamente anch'esso dal famigerato libro e dalle sue teorie.
I personaggi di Pamuk sono "reali", ma sembrano attori, si celano dietro maschere, recitano parti scritte da altri, paiono appartenere più alla Commedia dell'Arte che al mondo mediorientale. Ma aleggiano anche lo spirito ambiguo e offuscato dell'universo orientale, la civiltà, la cultura de Le mille e una notte e dei classici della letteratura araba. Molto evidente la relazione che esiste tra il libro trovato da Oman, che genera tutta la storia, e il Corano, che dà origine alla civiltà islamica. Ed è palese anche la metafora dello scontro tra la cultura occidentale e quella orientale, in un mondo in cui la prima vuole fagocitare la seconda. Spesso la narrazione diventa onirica mescolando e confondendo i confini tra il sogno, il pensiero, l'allucinazione e la realtà. Così è anche il mondo utopico che Oman sta cercando: un'illusione che porta solo la morte e uccide l'identità.


La nuova vita di Orhan Pamuk
Titolo originale: Yeni Hayat

Traduzione di Marta Bertolini e Semsa Gezgin
Pag. 254, Lire 32.000 - Edizioni Einaudi (Supercoralli)
ISBN 88-06-14669-6



Le prime righe

Capitolo primo


Un giorno lessi un libro e tutta la mia vita cambiò. Fin dalle prime pagine ne percepii a tal punto la forza che mi parve quasi che il mio corpo si staccasse dalla sedia e dal tavolo a cui sedevo per allontanarsene. Ma nonostante avessi sentito il mio corpo staccarsi e allontanarsi, io ero più che mai su quella sedia e davanti a quel tavolo, con tutto il mio essere e tutto il mio corpo e il libro mostrava i suoi effetti sulla mia anima come su tutto ciò che mi apparteneva. Era un effetto talmente forte che sembrava che le pagine irradiassero luce sul mio viso. Era una luce che faceva brillare la mia mente e insieme la accecava. Pensai che grazie a questa luce mi sarei rigenerato, che questa luce mi avrebbe indicato la via d'uscita, intravidi le ombre di una vita che avrei conosciuto e a cui, più tardi, mi sarei avvicinato. Sedevo al tavolo e un angolo della mia mente ne era conscio, sfogliavo le pagine e, mentre tutta la mia vita cambiava, leggevo nuove parole e nuove pagine. Dopo un po' mi sentii talmente impreparato e indifeso di fronte alle cose che mi sarebbero capitate che, istintivamente, allontanai per un attimo il viso dalle pagine come a volermi proteggere dalla forza che emanavano. E allora, spaventato, mi resi conto che il mondo che mi circondava era completamente cambiato e provai una sensazione di solitudine mai sperimentata prima. Era come se fossi rimasto completamente solo in un Paese di cui ignoravo la lingua, le usanze e la geografia.
L'angoscia provocata da questa sensazione di improvvisa solitudine mi legò ancora più profondamente al libro. Forse questo libro mi avrebbe mostrato cosa avrei dovuto fare nel nuovo mondo in cui ero capitato, in cosa credere, cosa vedere, la strada che avrebbe preso la mia vita. E, mentre scorrevo le pagine a una a una, iniziai a leggere il libro come una guida che mi tracciasse la strada da intraprendere in un Paese selvaggio e straniero. Mi veniva voglia di dirgli: - Aiutami, aiutami a trovare la mia nuova vita senza imprevisti -. Ma sapevo che questa vita era fatta delle parole della guida. Mentre leggevo parola per parola, da una parte cercavo di trovare la strada e dall'altra costruivo le incredibili meraviglie immaginarie che me l'avrebbero fatta completamente smarrire.

© 2000, Giulio Einaudi editore


L'autore
Ohran Pamuk è nato a Istanbul nel 1952. Impegnato nella battaglia per i diritti civili nel suo paese, è uno dei più importanti scrittori turchi. Tra i suoi romanzi, tradotti in quindici lingue, sono usciti in Italia Roccalba (1992), La casa del silenzio (1993) e Il libro nero (1996).


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




19 maggio 2000