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Ivano Fossati

Un musicista raffinato che ha fatto della lettura un punto di partenza e di riferimento continuo come si può cogliere nelle sue bellissime canzoni.

Si considera un buon lettore?
D irei proprio di sì. Conoscendo la media della non-lettura di questo paese credo di essere addirittura un ottimo lettore. Senza presunzione, è solo una questione numerica.

Quali sono le sue letture di formazione?

M i sono abituato a leggere molto fin da ragazzo. Penso di essere stato attratto per la prima volta da una lettura importante all'uscita dell'adolescenza, da Cesare Pavese: credo sia stato quello l'inizio della mia passione per la lettura. Quando avevo quindici, sedici anni lo leggevo con vera avidità. È stato Pavese a farmi innamorare della scrittura.

Un altro libro che ricordi di aver letto negli anni della prima giovinezza?

R icordo una forte sbandata per Henry Miller. Il mio periodo milleriano è stato intorno ai diciotto anni. Incontro importante, perché al di là del fuoco, dell'innamoramento per quel tipo di scrittura, ero penetrato nella letteratura americana di quegli anni, letteratura che aveva segnato fortemente un periodo culturale.

Letture più recenti che siano da considerarsi significative nella sua vita?

I l "libro del cuore" di questi miei ultimi anni è sicuramente Il memoriale del convento di Saramago. Ma ce ne sono anche altri: ho amato moltissimo gli scrittori russi. Ho avuto un altro bell'incontro con Oblomov e con Goncarov in generale. E poi Bulgakov, Il maestro e Margherita è di certo un altro "libro del cuore". Se ci penso ne possono venir fuori molti altri...

E di autori italiani?

F ra gli italiani mi piacciono tanto Claudio Piersanti, e Marco Lodoli. Ce ne sono anche altri, ma sono solo questi gli autori che compero proprio "a scatola chiusa": quando vedo che c'è un loro libro nuovo non ci sto a pensare, lo voglio leggere.

Nella sua musica c'è anche molta America Latina...

È verissimo. Andando per "libri del cuore", si corre il rischio di dimenticarne alcuni fondamentali: Dona Flor e i suoi due mariti di Jorge Amado, ad esempio. Un'altra meraviglia che voglio tenermi vicino non appena posso è Il poeta è un fingitore di Tabucchi che è una raccolta di frammenti di Pessoa fatta appunto da Antonio Tabucchi: un libro piccolo e prezioso.

Qualche libro che lo abbia ispirato o nel testo o nella musica di qualche sua canzone?

Q ualche frammento di emozione da Jorge Amado di certo è arrivato. Non saprei dire da quale opera ma di certo da quel tipo di scrittura qualcosa è filtrato ed è rimasto nel mio lavoro. Probabilmente è successo anche con altri scrittori, ma nel caso di Amado sono sicuro perché è un autore che mi ha accompagnato per molto tempo.

Un libro che consiglierebbe oggi a un ragazzo, come sa i ragazzi leggono poco...

C ontinuo a consigliare, e ormai sono anni, Il memoriale del convento. Lo faccio veramente quando ad esempio amici mi dicono che sono indecisi su che cosa leggere. L'altro libro che indico è L'anno della morte di Ricardo Reis, sempre di Saramago, oppure l'ultimo, Tutti i nomi: è un libro che consiglio con convinzione, perché è un testo di altissima letteratura scritto come un poliziesco. Per iniziare a conoscere Saramago è un punto di partenza molto accessibile.

Che cosa sta leggendo in questi giorni?

S ono in tournée e in questi casi si possono leggere solo libri "smilzi", così mi è capitato di leggere un libro di Erri De Luca che si intitola Tre cavalli e mi è piaciuto molto. Ma in tournée tra un viaggio e l'altro, un ritorno a casa e una settimana in albergo, si riesce a leggere solo in un modo frammentario, però sempre meglio che non farlo.

A cura di Grazia Casagrande


5 maggio 2000