Daniel Picouly
Il Ragazzo leopardo

"Maria Antonietta non è certa di aver sentito, ma ha capito. Con il cuore, con il ventre, con le carni dolorose che le si aprono sotto, ha capito. Antonietta si sente venir meno. Nessuna frivolezza in quell'improvviso mancamento. Nulla di profumato. Soltanto il corpo che cede. Non lì. Non davanti a quella gente."


Un libro pirotecnico che forse non ci si aspettava da Picouly, infatti chi avrebbe previsto un romanzo storico da questo scrittore così inserito nelle problematiche dell'oggi? Eppure anche in questo avvincente giallo ambientato durante la Rivoluzione francese che vede addirittura la regina di Francia (quella Maria Antonietta per cui Picouly dichiara di avere sempre avuto un debole) tra i personaggi, l'autore riesce a mettere in scena l'umanità emarginata che tanto gli sta a cuore.
Così ugualmente (simboleggiata soprattutto dal Ragazzo leopardo, la cultura meticcia di cui lo stesso autore si sente portatore) è qui esaltata. La vicenda è molto intricata, quasi volutamente difficile da seguire, con mille personaggi, trattati a tinte forti, che intrecciano le loro vicende ad un ritmo vorticoso nelle dodici ore in cui viene collocata la storia. Tutta l'azione è tesa al ritrovamento di questo strano (divino?) ragazzo leopardo: un po' bianco e un po' nero, simbolo di un intreccio di razze e di culture, venerato come un dio da alcuni e ricercato per essere ucciso da altri. I due poliziotti, che hanno a disposizione dodici ore per trovarlo, si imbattono, nella loro indagine, in situazioni estreme, in figure paradossali e sempre attuali, in luoghi di miseria e di emarginazione reali nel Settecento, ma non molto diversi nel Duemila. E su tutto aleggia il profumo di Maria Antonietta, la sua disperata dignità, il peso dei ricordi, il desiderio dell'autore di cambiare (almeno in un romanzo) il corso della Storia.
Ma sarà l'agnizione finale, nel grandioso affresco dell'esecuzione, a dare a questa donna, vittima del proprio ruolo un'umanità e una forza emotiva straordinaria. Di certo tutte le pagine che vedono lei protagonista hanno un diverso sapore, una tenerezza struggente, così difforme dall'andamento vorticoso del romanzo. Eppure tutto ha equilibrio, come avviene nella vita vera, durante la Rivoluzione e oggi, nella Parigi multietnica e violenta della banlieue dove il disagio è palpabile dove odio e amore sono sempre assoluti.


Il ragazzo leopardo di Daniel Picouly
Titolo originale: L'Enfant léopard

Traduzione di Fabrizio Ascari
Pag. 371, Lire 26.000 - Edizioni Ponte alle Grazie
ISBN 88-7928-488-6



Le prime righe

1
MADAMA GHIGLIOTTINA



Il grosso marinaio rubicondo picchia sul tavolo con il pugno guantato. Pare voglia svegliarsi di soprassalto.
"Cittadina! Stasera ho l'uzzolo di tagliar la gola a un negretto. Ne ho abbastanza di aristocratici".
La Marmotta capisce subito che è lui il negretto. Verifica. Null'altro che vi somigli nella bettola quasi vuota. La cittadina sembra che lo faccia apposta a essere rosea e bionda. Sta leggendo una gazzetta alla luce di una candela, appoggiata con i gomiti su una botte, e non alza nemmeno lo sguardo verso il marinaio. Nella sala, ci sono soltanto dei patrioti ai tavoli, intenti a bere vino caldo, e una stufa solitaria accesa. Il tutto ricoperto da un silenzio stanco da bivacco che fa gravare il soffitto sulle teste. Nessun dubbio, l'unico negretto, lì, è lui.
Il ragazzino rimpiange di essere entrato in quella taverna all'inizio di rue de la Monnaie. Ma è tardi e aveva bisogno di un po' di acqua e di una scodella per far bere la fottuta pozione al dannato cagnolino.
"Credimi, cittadina, è quando sono ancora piccoli che bisogna accorciarli, i negretti. Toh, per dimostrarti che sono un brav'uomo, quello telo compero".
"Non è mio".
La Marmotta avrebbe preferito che la Padrona rispondesse... Non è in vendita!...
"Allora non ti dispiacerà se lo scortico, quel pezzo di sanguinaccio?"
La Padrona decide di non prestare più attenzione al seccatore. Conosce il modello a memoria. Dopo due o tre bicchieri vogliono sbudellare il loro vicino, dopo quattro o cinque la chiedono in sposa, e arrivati al culo della bottiglia ronfano. Basta aspettare. Riprende la sua lettura. La Marmotta tiene d'occhio lo sbraitone. Uno rubicondo, cinto di bandoliere come un barile disfatto. Ha un guanto solo alla mano destra e porta al fianco una sciabola che ticchetta.
"Ohé, cittadina! È il tuo ratafià scadente che mi fa vedere doppio o il tuo cartello ha preso un colpo di sole?"
Il marinaio addita una lastra di ardesia appoggiata al muro su una mensola. È divisa in due e reca scritto con il gesso da una parte...
'15 ottobre 1793 Santa Teresa d'Avila...' e dall'altra...
'24 vendemmiaio anno II Festa dell'Amarilli'.
"È il nuovo calendario votato dai nostri deputati. Ti ci devi abituare, cittadino".
"Troppi cambiamenti. Dammi un po' del tuo rum, per rimettermi in sesto".

© 2000, Ponte alle Grazie


L'autore
Daniel Picouly è nato nel 1948 a Villemonble, nella periferia parigina, undicesimo di tredici figli. Laureato in economia, insegna in un liceo di Parigi. È autore di numerosi romanzi di successo, tra cui Il campo di nessuno e L'ultima estate. Con Il ragazzo leopardo ha vinto in Francia il premio Renaudot.


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




12 maggio 2000