Giuseppe Culicchia
Ambarabà

"Attenti a non invadere un millimetro di troppo dello spazio circostante. Attenti a non incrociare neppure per un attimo lo sguardo di chi vi sta accanto. Corpi delimitati da corpi. Silenzi circondati da silenzi. Facce per lo più assenti: la solita massa anonima, come si dice."


Culicchia ha dichiarato di essere stato ispirato, per questo suo ultimo libro, da Wenders e in particolare da una scena de Il cielo sopra Berlino in cui alcuni angeli potevano leggere i pensieri delle persone che stavano aspettando il métro. Così questo romanzo è ambientato su di una banchina della metropolitana e le persone (ventuno per la precisione) che stanno aspettando il treno sono i personaggi. Ogni capitolo presenta i pensieri che nascono nelle menti di ciascuno nei dieci minuti di attesa: pensieri che disegnano le diverse figure, rappresentano sinteticamente le vite, le angosce e la pochezza di esistenze qualsiasi. In realtà si dovrebbe parlare di venti persone più una, in quanto il ventunesimo individuo è quello che dà senso generale al romanzo (in qualche modo ne è il regista), spiega il significato del curioso titolo, e assume un ruolo fortemente simbolico nell'intera economia narrativa.
Opera stimolante e matura, mostra un Culicchia capace di indagare su una gamma varia di psicologie che non limiterei, come viene proposto da Gabriele Ferraris su la Stampa, a una "vita a ritmo di techno-music", quanto piuttosto ad un momento di silenzio, a una pausa (obbligata dall'attesa), tale che è possibile per una di queste "dannate" ascoltare il proprio respiro. Moderna allegoria degli Inferi, la metropolitana è anche specchio oscuro della città che la sovrasta: ciò che là è determinato e che nella sua frenesia rumorosa si scompone in un'umanità frammentata, disperata e malvagia, qui ritrova quasi l'armonia tragica dell'immobilità. Una stessa frase chiude tutti i capitoli, annuncio dell'evento conclusivo, ritmo e attesa, quasi ritornello che ben si riaggancia alla prima pagina fortemente poetica, di descrizione dei singoli personaggi che in prima persona, capitolo dopo capitolo, appunto dichiarano i loro pensieri. Sono uomini e donne, di varie età: si va dalla ragazzina anoressica, modella adolescente dalla magrezza obbligata, alla donna distrutta dalla fatica per mantenere una figlia adulta che odia e di cui medita l'omicidio, al naziskin che si sveglia ogni mattina con la voce di Hitler assecondato da una madre inetta, al quarantenne solo e arrogante che vive ancora in famiglia e che spera di trovare una partner "adeguata" alle proprie esigenze...
Esempi di vite malate di sessualità a pagamento, di solitudine senza sbocchi, di miti costruiti dalla pubblicità, di inettitudine e debolezza: che senso ha allora esserci, esistere? Qualcuno, il ventunesimo, rappresenta l'unico senso possibile per quelle non-esistenze che proprio in un non-luogo come la metropolitana trovano appunto l'angelo, cioè il deviante, il pazzo.
Credo che in questo romanzo Culicchia porti all'estrema conseguenza la ribellione al contemporaneo culto dell'efficienza espressa in Tutti giù per terra, o in Bla bla bla... arrivando a decretare che non è più sufficiente perdersi bisogna proprio impazzire per trovare il senso delle cose.


Ambarabà di Giuseppe Culicchia
Pag. 139, Lire 19.000 - Edizioni Garzanti
ISBN 88-11-62038-4



Le prime righe



La città è una città. Solida. Liquida. Gassosa. Sopra arterie d'asfalto sezionano pietra, vetro, cemento, acciaio. Sotto vene di plastica pulsano acqua, feci, energia, informazioni. Intorno aria: condizionata dentro, addizionata fuori. Dappertutto un continuo viavai di corpi. Lungo strade e attraverso stanze su e giù per corridoi, ascensori e scale mobili. Seguendo queste sino in fondo ci si inoltra nel buio. Nel buio rotto dagli squarci al neon delle stazioni. Nel buio dove treni corrono veloci. All'interno di una pausa luminosa, in ventuno aspettano il prossimo convoglio. Nessuno conosce nessuno e perciò nessuno parla. Tutti aspettano soltanto.

Il primo tiene gli occhi chiusi.
La seconda si ascolta respirare.
Il terzo si gratta la barba.
La quarta stringe un sacchetto di nylon.
Il quinto gioca con un pacchetto di Marlboro.
La sesta accarezza una macchina fotografica.
Il settimo si infila le dita nel naso.
L'ottava non stacca gli occhi da un paio di gambe.
Il nono si tasta il cranio.
Il decimo porta tre cani al guinzaglio.
L'undicesima si colora le labbra.
Il dodicesimo ascolta musica da un walkman.
Il tredicesimo puzza di sudore.
La quattordicesima fissa il pavimento.
Il quindicesimo si massaggia un piede.
Il sedicesimo si pettina.
Il diciassettesimo controlla l'orologio.
La diciottesima guarda un tipo dal sorriso strano.
Il diciannovesimo sorride strano.
Il ventesimo legge il giornale.
Il ventunesimo è lui.

Caratteri elettronici segnalano quanto resta da aspettare. Mancano meno di dieci minuti. Poi il treno arriverà.

© 2000, Garzanti Libri


L'autore
Giuseppe Culicchia è nato a Torino nel 1965. È autore di tre romanzi, Tutti giù per terra (da cui è stato tratto l'omonimo film), Paso Doble e Bla Bla Bla.


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




12 maggio 2000