Richard Mason
Anime alla deriva

"Se voglio mettere in qualche modo ordine nei fatti della mia vita devo iniziare subito a esaminarli; devo cercare, lo so, di comprendere quello che ho fatto; di capire come mai, a settant'anni, sono arrivato al punto di uccidere mia moglie e di non provare il minimo rimorso."


Divide la critica nettamente questo romanzo di Mason. Maria Cristina Guarinelli ha scritto "la suspence vacilla e le sue anime alla deriva galleggiano nel mare della soap opera", in pieno accordo con l'opinione di Masolino d'Amico: "amori e morte in un'Inghilterra che sembra un'Arcadia di Wodehouse o di Evelyn Waugh, ma a differenza di quei sommi visitata senza il minimo sospetto di umorismo".
Altri critici, in totale dissenso, lamentano invece l'assenza di autori del livello di Mason tra gli esordienti italiani (Sergio Pent in un recente intervento su Tuttolibri). Quando nascono questi "casi letterari" la tentazione è quella di seguire il dibattito più che di recensire il romanzo... Pare che negli Stati Uniti stiano trattando i diritti cinematografici di Anime alla deriva per una cifra che supera gli 800 mila dollari. Resta il fatto che questo, pur essendo il primo romanzo di Mason (scritto tra l'altro intorno ai 18 anni), è già stato tradotto in molte lingue (se ne contano 22) e che in Italia l'Einaudi l'ha collocato immediatamente in una delle sue collane più prestigiose, puntando evidentemente molto sulle doti narrative dell'autore e sulla sua capacità di calamitare l'interesse del lettore.
La storia è ambientata nel mondo della ricca aristocrazia inglese, nell'universo incontrastato dello snobismo, in cui le scelte sono basate sulle convenienze e i discorsi vertono sulle origini familiari, le possibilità economiche e le opportunità sociali. Hyde Park è una delle mete preferite di una gioventù che l'autore colloca negli anni '90, ma che pare senza tempo, anzi, proprio fuori dal tempo, con problemi, abitudini e un linguaggio che i giovani oggi non sono soliti conoscere e utilizzare. Quale ragazzo o ragazza, anche al primo incontro, manterrebbe un formale "lei" (ma sarà una scelta della traduttrice?) o parlerebbe nel modo affettato e un po' rigido dei personaggi di Mason? Eppure l'approccio tra il protagonista, James Farrell (un violinista) e la sua futura moglie (e ancor più futura vittima) Sarah si svolge proprio in questo modo formale e retrò. E anche le sconvolgenti vicende che James, ormai settantenne, narra andando indietro con i ricordi, mantengono sempre quel distacco che non le rende mai tragiche, anche se drammatiche, mai veramente intime, anche se molto personali. È innegabile tuttavia che la storia, dopo un inizio lento, faccia muovere i propri ingranaggi con una sincronia quasi perfetta. Nella fredda vita di James entrano prima le due cugine Ella (sua grande passione, amore turbolento), con il fidanzato Charles, e Sarah, che diventerà sua moglie, poi Eric, un pianista, un amico sincero, un ragazzo che si innamora sinceramente di lui e che invece verrà solo usato, in qualche modo ingannato e trascinato al suicidio. Forse la vera protagonista della storia è proprio la morte, che rincorre alcuni personaggi e arriva inesorabile a sancire i fallimenti, l'inadeguatezza dei protagonisti, eterni immaturi egoisti, incapaci di capire quali siano i valori importanti nell'esistenza.


Anime alla deriva di Richard Mason
Titolo originale dell'opera: The Drowning People

Traduzione di Stefania Bertola
332 pag., Lit. 32.000 - Edizioni Einaudi (Supercoralli)
ISBN 88-06-15176-2



Le prime righe

Prologo



Mia moglie si è sparata ieri pomeriggio.
O almeno questo è quanto ritiene la polizia, e io interpreto la parte del vedovo affranto con entusiasmo e con successo. Vivere con Sarah mi ha insegnato a ingannare me stesso, e l'ho trovato anch'io, come lei, un eccellente modo per imparare a ingannare gli altri. Naturalmente io so che lei non ha fatto niente del genere. Mia moglie era troppo equilibrata, troppo ancorata al presente per pensare di farsi del male. È mia opinione che non si sia mai preoccupata di quello che aveva fatto. Era incapace di provare rimorso.
Sono stato io a ucciderla.
E non per i motivi che potreste immaginare. Il nostro non era affatto un matrimonio infelice, anzi. Sarah è stata, fino a ieri, un'ottima e affettuosa moglie, perché, sotto certi aspetti, era profondamente coscienziosa. È buffo, vero? Come in una persona possano coesistere valori totalmente contrastanti senza turbarla. Almeno apparentemente, mia moglie era l'essenza del rigore, della correttezza e della serenità. "Si è dedicata senza riserve a quest'isola e ai suoi abitanti", dirà di lei domani il cappellano, e avrà ragione. Sarah aveva molte virtù, e la principale era uno strenuo senso del dovere reso più amabile dalla serenità con cui lo perseguiva. Così sarà ricordata. E la serenità non era una prerogativa soltanto sua: sapeva rendere serena anche la vita di chi le stava accanto: serena; ordinata; e sicura. Naturalmente era una sicurezza alle sue condizioni; ma quando l'ho sposata avevo bisogno di certezze a qualunque costo, e quelle che mi ha dato lei sono durate più di quarantacinque anni.
Se mi conosceste, non direste che sono il tipo dell'assassino. Non mi considero certo un uomo violento, e non penso che l'aver ucciso Sarah modificherà questa opinione. Dopo settant'anni su questa terra, conosco i miei difetti, e la violenza, perlomeno in senso fisico, non è tra questi. Ho ucciso mia moglie perché lo esigeva la giustizia; e uccidendola ho ristabilito almeno una specie di giustizia. O no? I dubbi mi tormentano; le antiche ferite si riaprono. La mia ossessione per il peccato e la punizione, messa a tacere in modo molto imperfetto tanto tempo fa, torna a farsi sentire. Mi scopro a chiedermi quale diritto avessi di giudicare Sarah, e quanto più duramente sarò giudicato per aver giudicato lei; per averla giudicata e punita in un modo in cui io non sono mai stato giudicato e punito.

© 2000, Giulio Einaudi editore


L'autore
Richard Mason è nato a Johannesburg, in Sudafrica, ma è inglese. Ha ventidue anni e sta per laurearsi a Oxford in materie letterarie. Questo è il suo primo romanzo.


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




12 maggio 2000