John Fante
I piccoli fratelli

"Dovunque, su e giù per la costa del Pacifico, a ogni ora del giorno e della notte, ragazzi filippini preda della stessa malattia che correvano dentro e fuori dagli alberghi, che si precipitavano dai medici e poi si fiondavano di nuovo dalle ragazze."


La scelta editoriale di proporre al pubblico italiano tre lunghi racconti di Fante, (con testo inglese a fronte) in realtà capitoli di un progetto di romanzo mai portato a termine, è di sicuro felice. Per gli amanti di questo autore-culto sarà poi davvero eccitante poter avere tra le mani "un'ipotesi di lavoro" così intrigante e preziosa.
Il titolo editoriale italiano corrisponde al titolo pensato per il romanzo incompiuto (The Little Brown Brothers) e rende perfettamente l'idea di queste figure così tenere e miti di giovani filippini, emigrati negli Stati Uniti nei primi decenni del Novecento.
I primi due racconti hanno per protagonista Julio Sal, il terzo invece Mingo Mateo, ma probabilmente Fante aveva intenzione di riprendere il racconto e di sostituirne il nome con quello di Julio, il tutto all'interno di un progetto di romanzo che fosse centrato sulla figura di un giovane filippino.
Tre momenti di vita caratterizzati dalla difficoltà di integrazione profonda tra culture diverse, che ha nell'amore il momento di verifica, troppo spesso negativa. Singolare è l'uso (così americano, per noi europei) di affittare una compagna per ballare: si acquistano dei tagliandi a seconda del numero di balli che si desidera, o ci si può permettere di fare. Una ragazza, che svolge il curioso "lavoro" di ballerina "a noleggio", si presta a ballare con il partner momentaneo. I clienti più frequenti sono appunto filippini, attratti dall'aggressiva bellezza delle giovani americane, troppo timidi per gettarsi in conquiste inaccessibili, talvolta preda di scaltre fanciulle che lasciano spesso sulla loro salute delle tracce che solo un medico riesce a sanare. Ma se certe malattie possono essere curate con medicine, altre, come l'amore, sono forse incurabili. Lo capisce a sue spese Julio Sal che, innamoratosi perdutamente di Helen (una di queste ballerine a "tagliando"), le manda lettere appassionate, un po' sconclusionate, molto immaginifiche, per convincerla a sposarlo. La delusione è cocente però quando scopre che la bella Helen non lo riconosce neppure quando, tutto agghindato e con l'anello di fidanzamento in tasca, ritorna alla sala da ballo, sperando in una risposta positiva alle sue profferte di matrimonio.
Il secondo racconto vede Julio che decide di partire, di fuggire lontano dalla sua delusione e di compiere un lungo viaggio in corriera. Bellissimo racconto: vivaci, colorate e intense le figure che popolano questo pullman che corre per le strade americane. Messicani, americani, filippini appunto, si avvicinano per un attimo, si allontano, intrecciano brevi conversazioni, tengono le distanze gli uni dagli altri, si osservano distrattamente e Julio Sal elabora pensieri essenziali su tutte quelle figure vicine e così lontane da lui: è difficile essere filippini, giovani e desiderosi d'amore in quel paese dalle mille meraviglie e dai mille tranelli.
L'ultimo racconto (è il capitolo che avrebbe chiuso il romanzo) è una vera storia d'amore contrastato dalla distanza etnica: questa volta è l'ostilità tra filippini e giapponesi a tentare di impedire l'amore tra la dolce Mary (giapponese) e il testardo e innamoratissimo Mingo (filippino). Il lieto fine sentimentale è però violentemente interrotto dalla guerra. È il drammatico evento di Pearl Harbor che separa i due ragazzi che contro tutto e tutti si erano riusciti a sposare: ma l'America è la nuova patria di entrambi e per dimostrare di essere dei buoni americani bisogna arruolarsi in fretta. Come già in Dago Red in questo racconto è dominante il tema degli emigrati di seconda generazione e la loro confusa volontà di assimilazione.
Abituato, per naturale disposizione, a mentire (e il suo epistolario ce lo rivela) Fante propone nelle sue opere personaggi spesso ambigui: questi piccoli fratelli filippini che ci presenta sono invece limpidi e ingenui, proprio come molti lettori italiani li osservano quotidianamente nelle vie delle città italiane.


I piccoli fratelli di John Fante
Traduzione di Francesco Durante
Pag. 191, Lire 15.000 - Edizioni Marcos y Marcos (I Fante n. 2)
ISBN 88-7168-272-6



Le prime righe

Helen, la tua bellezza è per me



QUANDO L'AMORE FECE visita a Julio Sal, lui non era pronto. Julio Sal, ragazzo filippino, quaranta centesimi all'ora, Tokyo Fish Company, Wilmington. Lei si chiamava Helen, indossava un morbido vestito rosso e lavorava alla Angels' Ballroom, a Los Angeles. Uno e sessanta era l'altezza di Julio Sal, ma allorché la testa dorata di quella Helen si adagiò sulla sua spalla, il suo corpo si riempì di energia e di grandezza. E un sogno prese forma nel suo cervello malese. Se ne accorse pure lei. Si accorgeva sempre di quel genere di cose nei clienti filippini. Un fuoco di galanteria li possedeva, e compravano più biglietti. Le danze costavano dieci centesimi l'una; a lei andava la metà.
Ergendosi al di sopra di quella testa dorata, Julio Sal vide un mezzo centinaio di compatrioti che stavano guardandolo, senza perdere di vista le ondulazioni serpentine al di sotto della veste rossa, osservando il rotolo di biglietti che rapidamente andava esaurendosi nella mano sinistra di Helen. Le danze duravano un minuto. Da qualche parte dietro l'orchestra formata da quattro elementi di colore, una campanella segnalava la fine di ciascun brano. Dalle dieci in poi, Julio Sal aveva danzato ininterrottamente.
Ormai era quasi mezzanotte. Aveva già speso dodici dollari. In tasca gli rimanevano quaranta centesimi. Che voleva dire ancora quattro minuti con quella chioma d'oro, ma anche il biglietto per tornare al conservificio.
Suonò la campanella, finì quel giro e un altro ballo ebbe inizio. Perfetto interprete del ritmo, a scatti nervosi Julio guidò il suo sogno verso il vetro della biglietteria. La mano di lei sulla sua spalla strappò una matrice dal rotolo e la fece cadere nella fessura.

© 2000, marcos y marcos


L'autore
John Fante, nato in Colorado nel 1909 e morto a Los Angeles nel 1983, è tra i maggiori scrittori del Novecento americano. Nel 1938 pubblicò il suo primo romanzo Aspetta primavera, Bandini. L'anno seguente fu dato alle stampe Chiedi alla polvere. Dopo un periodo di lavoro a Hollywood come sceneggiatore, Fante pubblicò altri tre romanzi: Full of life (1952), La confraternita del Chianti (1977) e Sogni di Bunker Hill (1982). Alla sua morte, nel 1983, la moglie Joyce portò alla luce vari inediti tra cui Un anno terribile e A ovest di Roma. Sul Café Letterario potete trovare le recensioni di Dago Red, Il Dio di mio padre e di Lettere. 1932-1981.


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




5 maggio 2000