Patricia Highsmith
I due volti di gennaio

"Chester non aveva mai detestato una città quanto detestava Xania. La disposizione degli edifici lungo la strada dell'albergo aveva assunto per lui un significato preciso: era un simbolo dell'inferno, un marchio dell'inferno, il volto stesso dell'inferno. Xania era dove aveva perduto Colette."


Immaginiamo la Highsmith nella sua strana casa rustica, arroccata sulle Alpi svizzere, isolata; la immaginiamo scrivere, scrivere i suoi capolavori. Circondata dal verde dei boschi, alle prese con la legna per il camino, un po' trasandata d'aspetto (o meglio, poco attenta all'estetica), com'è sempre stata. Forse fuori piove, ma lei pensa al sole del Mediterraneo, la Grecia, Atene, l'isola di Creta. Forse il freddo pungente delle valli svizzere non le consente un volo di fantasia troppo ardito, così ambienta la propria storia nel mese di gennaio. Mare sì, paesi turistici anche, spiagge e scogliere, ma battute dal vento dell'inverno. Il tepore del giorno in questo periodo dell'anno non è sufficiente a riscaldare le luminose, candide case greche. Per americani abituati a vite facili e agiate questo può essere un inconveniente. Ma fossero tutti lì i problemi... Chester e Colette, una coppia in fuga più che in viaggio di piacere, come potrebbe sembrare, dispongono solitamente di cospicui fondi, guadagnati in modo non del tutto corretto. Truffe, raggiri, investimenti fittizi, portati avanti con grande capacità da Chester (uomo dalle mille identità) rendono bene alla coppia e permettono alla giovane e bella Colette di sperperare parecchio denaro con superficialità. Ogni tanto, per scrupolo, è meglio allontanarsi dagli Stati Uniti, dove alcuni clienti non proprio soddisfatti potrebbero fargliela pagare, per tornare magari con un'altra, ulteriore identità. E così, via, verso la Grecia, una meta meravigliosa da visitare. Ma la pessima fama di Chester MacFarland ha attraversato l'Atlantico con lui, per giungere sul tavolo di uno zelante ispettore di polizia greco, che si mette alla ricerca di questo abile truffatore. E mal gliene incoglie: lo aspetta la morte. È solo il primo atto di una tragedia che vede aggiungersi un altro attore principale: Rydal Keener, giovane americano ben introdotto nella società greca e casuale testimone dell'omicidio, che, senza nemmeno capire bene il perché, si unisce alla coppia, la aiuta nella fuga, si fa coinvolgere sempre più visceralmente dalla loro vicenda e viene lentamente ma inesorabilmente ammaliato da Colette, così simile ad Agnes, suo passato, infelice amore. Il dramma della gelosia si insinua nella storia. L'epilogo comincerà nel palazzo di Cnosso, dove le tortuosità psicologiche dei protagonisti troveranno una prima palese metafora nel labirinto architettonico dell'edificio. Il gioco si farà feroce quando verrà eliminato uno dei giocatori. Ne rimarranno due, con il loro odio. Come finirà?
I romanzi di Patricia Highsmith superano la letteratura di genere. Il loro fascino sta nella descrizione delle emozioni, delle debolezze, dell'imprevedibilità umana, ma anche nella capacità dell'autrice di non "adottare" la morale corrente e di trovare finali inattesi e sorprendenti. Da alcuni suoi titoli sono stati tratti film di successo, in particolare dai romanzi che narrano le alterne vicende di un ambiguo personaggio, Tom Ripley: L'amico americano di Wim Wenders, del 1977, con Denis Hopper nella parte del protagonista o il recentissimo Il talento di Mr. Ripley, con Matt Damon e Gwineth Paltrow. Anche I due volti di gennaio sembrerebbe già destinato a una trasposizione cinematografica: c'è lo scenario, ci sono primi attori e comparse e non manca una trama originale. Qualcuno, di certo, ci avrà già pensato.


I due volti di gennaio di Patricia Highsmith
Titolo originale dell'opera: The Two Faces of January

Traduzione di Vincenzo Vega
Pag. 283, Lire 28.000 - Edizioni Bompiani
ISBN 88-452-4329-X



Le prime righe

1



Alle tre e mezzo di un mattino ai primi di gennaio, uno stridore allarmante destò Chester MacFarland nella sua cuccetta sulla San Giminiano. Chester balzò a sedere e attraverso l'oblò vide una luminosa muraglia arancione che scorreva rasente la fiancata della nave. Il suo primo pensiero fu che stessero strusciando contro la sponda di un'altra nave; scese dunque dalla cuccetta e, ancora mezzo addormentato, si sporse su quella della moglie per guardare più da vicino. La parete, che scoprì essere di pietra, era ricoperta di nomi e numeri incisi sulla roccia. NIKO 1957, lesse, seguito da un W MUSSOLINI e da un americaneggiante PETE '60.
In quell'istante la sveglia cominciò a trillare, e Chester, rovesciando la bottiglia di whisky piazzata ai piedi della brandina, la agguantò. Schiacciò il pulsante che arrestava la suoneria e allungò la mano a prendere i vestiti.
"Tesoro... che succede?" domandò con voce assonnata Colette.
"Se non sbaglio siamo entrati nel canale di Corinto," disse Chester. "O altrimenti siamo maledettamente vicini a un'altra nave. Ma l'orario è quello. Sono le tre e mezzo. Vieni sul ponte?"
"Uhm... no," mormorò Colette, e si rincalzò le coperte fin sul collo. "Poi me lo racconti tu."
Sorridendo, Chester le scoccò un bacio sulla guancia calda di sonno. "Io vado sul ponte. Torno subito."
Appena uscito dalla porta che dava sul ponte, Chester si imbatté nell'ufficiale da cui aveva saputo che alle tre e mezzo avrebbero attraversato il canale.
"Sissignore! Siamo nel canale!" disse a Chester l'ufficiale.
"Grazie!" Chester sentì un brivido di eccitazione e di avventura, e, afferratosi con la mano al parapetto, si drizzò contro il vento gelido. Sul ponte c'era solo lui.
Le sponde del canale erano alte almeno una sessantina di metri. Sporgendosi dal parapetto e guardando a destra e a sinistra, Chester non vide altro che buio. Era impossibile capire quanto fosse lungo il canale. Gli tornò in mente la guida della Grecia che aveva sfogliato prima di addormentarsi, e si ricordò che in scala il canale era lungo poco meno di cinque centimetri. Sei chilometri, pensò, o giù di lì. Quel corso d'acqua così importante era opera dell'uomo - pensiero che gli diede una sensazione piacevole.

© 2000, RCS Libri


L'autrice
Patricia Highsmith (nata nel Texas nel 1921 e morta a Locarno nel 1995), pubblicò il suo primo romanzo, Sconosciuti in treno, nel 1949. Autrice di romanzi polizieschi, ma anche di racconti, tra i quali Piccoli racconti di misoginia (1975). Tra i tanti titoli ricordiamo anche: L'amico americano, Delitti bestiali, Il grido della civetta, Il talento di Mr. Ripley, Catastrofi più o meno naturali.


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




5 maggio 2000