Giorgio Celli
Come fu ucciso Umberto Eco
e altri piccolissimi omicidi

"La caccia all'assassino era finita, e avevamo scoperto che tutti siamo colpevoli, e che tutti desideriamo espiare senza riuscirci."


Un divertissement d'autore questa piccola raccolta di racconti, dialoghi, interviste fittizie di Giorgio Celli, un libro di piacevolissima lettura che mostra la versatilità di questo scrittore-scienziato, capace di giocare col genere giallo con grande maestria.
Il primo racconto, che dà il titolo al volume, è particolarmente spiritoso: Sherlock Holmes e il dottor Watson si sono recati a Cattolica al notissimo "festival del giallo e del mistero", manifestazione che si svolge realmente ogni anno nella popolare località romagnola e che vede la presenza di importanti intellettuali e letterati. Qui i due, che nel racconto mostrano tutte le caratteristiche della loro personalità così come è stata descritta dalla penna di Arthur Conan Doyle, si imbattono in un caso misteriosissimo, direi in una vera tragedia per la cultura italiana, se non fosse solo un gioco letterario: Umberto Eco è stato trovato morto nella sua inaccessibile camera d'albergo. Suicidio? Così apparentemente sembra. Omicidio? Questo è quello che pensa Holmes con il suo incredibile fiuto poliziesco. Grazie alla proverbiale abilità del detective, l'assassino sarà scoperto ed è davvero un nome imprevedibile...
Ironico, gradevolissimo, il racconto procede secondo gli schemi classici dell'investigazione e gioca con questi, così come gioca con le competenze entomologiche del suo autore.
Anche in altri racconti il Celli narratore non dimentica il Celli docente di Entomologia e, senza forzature, fa entrare in scena, farfalle e tarli, scorpioni (veri o simbolici che siano) e formiche in qualità di testimoni o di assassini.
Oltre alla particolare simpatia per gli eroi di Conan Doyle il professore bolognese ama rivisitare altri personaggi popolari, se ne impossessa e li rende protagonisti di "casi" formulati, analizzati e risolti, nel giro di poche pagine: come ad esempio avviene col tenente Colombo, che ogni lettore visualizza mentalmente dotandolo di un vecchio impermeabile bianco e della faccia di Peter Falk.
Il più romantico dei racconti è quello su Torquato Tasso e sul peso del rimorso nelle coscienze degli uomini. Una specie di operetta morale, molto intensa e dotta, ricca di riferimenti storici e letterari. Una fiction suggestiva per chi ama fantasticare sui grandi del passato, cercando tra le parole delle opere i misteri della loro umanità spesso sofferta.
Si deve ammettere che esiste un piacere sottile nel leggere questo libro intelligente, un vago senso di complicità nel riconoscere (o nel riconoscersi?) riferimenti e allusioni tanto frequenti quanto ammiccanti a tutti quei lettori appassionati di letteratura poliziesca, ma anche capaci di una certa autoironia.


Come fu ucciso Umberto Eco e altri piccolissimi omicidi di Giorgio Celli
Pag. 119, Lire 18.000 - Edizioni Piemme
ISBN 88-384-4738-1



Le prime righe

Come fu ucciso Umberto Eco
(Un apocrifo di Arthur Conan Doyle)



Quella notte era piovuto su Cattolica. Una pioggia d'estate furtiva e fuggitiva, di cui il primo sole avrebbe fatto sparire ogni traccia. Sotto l'effetto della morfina, i sensi di Sherlock Holmes si erano fatti molto acuti e aveva percepito, nel cuore della notte, le gocce colpire lievi i vetri chiusi della camera. Il celebre detective aveva pensato che l'aria, l'indomani, si sarebbe un poco rinfrescata.
Da buon londinese, abituato alle nebbie e a piogge ben più consistenti, detestava il clima mediterraneo, quel sole che bruciava gli alberi, arroventava la sabbia delle spiagge, dove gli italiani si arrostivano felici sotto il cauterio dell'astro inclemente.
Si era pentito quasi subito del suo viaggio, ma a Cattolica era in corso un festival del giallo e del mistero, e lui, apprendendolo, si era incuriosito. Sebbene fosse stato il dottor Watson a convincerlo definitivamente, sostenendo che gli avrebbe fatto bene un breve soggiorno al Sud, e accettando, nel contempo, la condizione, posta dal detective, di andare con lui. Alla fin fine, aveva pensato Holmes con una punta di disappunto, come il medico avesse beneficiato della cura prescritta più del paziente. In costume da bagno a fiori, che non dissimulava per niente qualche deposito d'adipe indiscreto, il dottor Watson lo lasciava spesso solo e andava in spiaggia, adocchiando le signore e ritemprandosi con qualche bella nuotata.
Da molto tempo Holmes soffriva d'insonnia, e con l'ausilio della morfina passava a guado la notte sognando ad occhi aperti, e risolvendo mentalmente qualche problema d'algebra o di logica formale. Si arrovellava perfino su una possibile soluzione del teorema di Fermât, con scarso successo, ma con molte speranze per il futuro. La mattina di quella notte di intenso lavoro intellettuale, si alzò di buon'ora e scese per la colazione. Nell'atrio dell'albergo incontrò Watson che, sacco in spalla, sembrava ben deciso a darsi nel modo più sfrenato, e inverecondo, ai ludi balneari.

© 2000, Edizioni Piemme


L'autore
Giorgio Celli è docente di entomologia all'Università di Bologna. Accanto al lavoro scientifico coltiva una parallela attività letteraria. Ha fatto parte del Gruppo 63, ha vinto il Premio Pirandello per il teatro nel 1975 e curato una sezione sull'arte e la biologia alla Biennale di Venezia del 1986. Conduce in Rai la trasmissione Il regno degli animali. Tra le sue numerose pubblicazioni ricordiamo: Ecologi e scimmie di Dio, Etologia da camera, Come le vespe d'autunno, Storie d'inverno, Sono un gatto anch'io, Vita segreta degli animali.


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




5 maggio 2000