Tiziano Scarpa
Cos'è questo fracasso?
Alfabeto e intemperanze

"Ciò che chiamiamo scrittore è questa strana figura sociale, né espertogente, a cui si dà ascolto senza avergli posto alcuna domanda."


Agli scrittori oggi viene richiesta la partecipazione a ogni evento, la condivisione di ogni turbolenza intellettuale e la conoscenza, nonché la soluzione, di tutti gli sconvolgimenti socio-psicologici dell'umanità. Spesso lo scrittore, interpellato da riviste, quotidiani radio e televisioni, azzarda conclusioni, si barcamena tra varie ipotesi e affermazioni: insomma svolge il ruolo di "tuttologo" (come si usa dire, con un termine per la verità poco felice). Sono il più delle volte grandi scrittori ma non intellettuali, autori ma non sociologi, politologi o economisti. Altri, invece, ed è il caso di Scarpa, sono stati critici letterari e culturali prima di essere a loro volta autori. Hanno sperimentato l'analisi direttamente e sanno limitare l'ambito di intervento agli argomenti di reale competenza. Cos'è questo fracasso? (la frase è carpita a Goldoni), è un libro che raccoglie molti saggi dello scrittore veneziano editi o inediti che ripercorrono proprio la sua strada di critico. Un critico particolare, che anche in questa funzione non disdegna la ricerca linguistica, che sa e vuole utilizzare i termini in modo dirompente. Il volume è diviso in due parti. Nella prima, una sorta di dizionario-glossario intitolato Alfabeto, sono elencate alcune voci (43, per l'esattezza): si va dalle Bugie ("la bugia presuppone un paesaggio e una situazione, tratteggia una piega della psiche e uno scopo"), alla divertente, sagace Fantacritica (nel senso dell'aranciata), dove si diverte a scrivere piccoli brani critici (su un libro di... Garbo!), "alla maniera di" (e si va da Mirella Appiotti a Niccolò Ammaniti, passando per Beniamino Placido, Roberto Cotroneo, Lorenzo Mondo...); si prosegue con Italiani ("di che cosa è fatto un italiano?") e si arriva a Nero (italiano), Personaggi, Premio (Strega), Trash, fino a Zero. La seconda parte del volume (intitolata Intemperanze), invece, contiene saggi di più ampio respiro, in cui lo stesso Scarpa si espone parlando molte volte di sé e del proprio lavoro. Ritorniamo così al discorso iniziale: cosa significa essere scrittore e perché il fatto stesso di esserlo deve portare all'onniscienza. Ma davvero gli è accaduto di sentirsi chiedere: "Tu che sei uno scrittore che si chiama Scarpa, cosa ne pensi del tuo rapporto con le scarpe?" oppure "Tu che sei uno scrittore, cosa ne pensi del film Il ciclone di Leonardo Pieraccioni?"; di domande come queste Scarpa ne elenca alcune decine: uno spasso. Per questo, forse, "dosa" sapientemente i suoi interventi e appare poco in video.


Cos'è questo fracasso? Alfabeto e intemperanze di Tiziano Scarpa
Pag. 181, Lire 16.000 - Edizioni Einaudi (Einaudi Tascabili. Stile Libero n.714)
ISBN 88-06-15449-4



Le prime righe

Alfabeto



Attis

Mi spaventa e quindi mi intenerisce Attis che si taglia i coglioni. Questo ragazzino salta giù di corsa dalla nave, si lancia nel folto degli alberi e lì si trancia via il borsellino di pelle con una lametta di pietra. Mi fa paura e quindi mi fa innamorare la versione del mito così come la racconta Catullo. Mi mette in ansia e quindi mi consola l'inizio forsennato del carme (il numero 63, il mio anno di nascita): questo adolescente non si sa da dove viene, di colpo a velocità folle corre a sbarazzarsi dei testicoli con un sasso tagliente senza motivo. I primi versi sono uno sparo nel buio, un urlo nella notte, il crollo di una diga senza preavviso, senza movente. Comincia così: "Da misteriosi mari un'affannata nave lo sbarca e via con piedi smaniosi | Della foresta frigia calcato il suolo | Eccolo per le buie calli della Dea | Tra le nere ombre precipitarsi | Indemoniato accecato estatico | Con una scheggia di pietra tra i testicoli strapparsi | Attis". Catullo i testicoli li chiama pondera, "pesi". Poi Attis corre come un pazzo seminando sangue, stambura e sbraita insieme a un branco di evirati fanatici finché crolla per la stanchezza, si sveglia, torna sulla spiaggia, piange, ha orrore di ciò che si è fatto, vuole tornare a casa, ma la dea Cibele gli aizza contro un leone perché Attis se ne stia per sempre a ululare nelle profondità dei boschi. Cibele è la Grande Madre gelosa, i fanatici evirati odiano Venere, odiano il sesso con le donne. Io amo le donne e il sesso con le donne: perciò mi incute terrore e quindi mi tranquillizza sapere che tutte queste famose storia sull'angoscia di castrazione dei maschi alla fine sono io, queste storie significano me che da un momento all'altro, esasperato dalle donne e dal troppo amore per loro, potrei prendere il primo pezzo di lamierino arrugginito che mi capita sottomano e risolvere il mio amore alla radice. Questo è il mito più malvagio che conosco, perciò è il più adorabile perché conficca il mio nemico dentro di me e dentro il mio pensiero delle donne, che è il mio pensiero principale.

© 2000, Giulio Einaudi editore


L'autore
Tiziano Scarpa è nato a Venezia nel 1963. Ha pubblicato il romanzo Occhi sulla graticola nel 1996, cui hanno fatto seguito Amore©, In gita a Venezia, Venezia è un pesce: una guida.
Sulle pagine di Café Letterario troverete anche un'intervista all'indirizzo http://www.librialice.it/cafeletterario/interviste/scarpa.html e i suoi consigli di lettura, alla pagina http://www.librialice.it/cafeletterario/124/cafecons.htm


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




5 maggio 2000