Lorenzo Mondo
Il Messia è stanco

"Ci sono storie, come quella veridica di Francesco Grignaschi, che sfuggono alla presa diretta, non si lasciano catturare da un racconto lineare. In troppe circostanze il protagonista tace, allude a esperienze non verificabili e si nasconde, più che rivelarsi, in opuscoli di avventurosa teologia."


Un romanzo storico che mantiene l'andamento linguistico e narrativo dell'Ottocento, secolo in cui la storia si svolge. La vicenda ha inizio nel 1842 in un paese del Piemonte, Cimamulera e si conclude nel 1883 in Francia a Villefranche. In questi quarant'anni l'"eresia" di don Francesco Antonio Grignaschi si sviluppa, crea fermenti e numerosi seguaci, viene perseguitata e condannata, quindi lentamente si affievolisce e infine si spegne. Ma chi è questo prete, dalla personalità così visionaria e testarda, capace di muovere le più alte autorità ecclesiastiche, intimorendole con le sue profezie e il suo dichiararsi depositario della resurrezione di Cristo? Dal romanzo l'uomo emerge soprattutto attraverso le testimonianze dei suoi nemici, perché l'autore lascia uno spazio ridotto a sé e alle sue analisi. Di certo è difficile distinguere nettamente l'elemento di esaltazione mistica dall'impostura, il desiderio di santità oltre ogni ragionevolezza e l'inganno, o meglio l'autoinganno. Sicuramente molti avevano creduto in lui e gli si erano affidati: prima fra tutte una donna, novella Madonna, che con i suoi rossi capelli aveva infuocato gli animi dei fedeli della nuova setta. Ma il rigido clero piemontese aveva subito gridato allo scandalo e condannato l'eresia, erano stati intentati processi (anche civili) contro il Grignaschi e, se in un primo momento era riuscito a sfuggire alla giustizia, successivamente la condanna che gli verrà comminata sarà molto pesante: sette anni di carcere, la scomunica e chiaramente la perdita della veste talare. La lontananza del "profeta", la durezza della repressione, il disprezzo che l'autorità ecclesiastica aveva dimostrato per tutti i seguaci, perseguitati se irriducibili, avevano portato ad un graduale abbandono degli adepti e questa setta si era come naturalmente dissolta. Così, uscito dal carcere, il Grignaschi, senza più nessuna identità, solo e povero, si era rifugiato in Francia e in questa terra aveva vagabondato, portando con sé quell'aura di mistero e maledizione mista a santità che non riuscirà mai a perdere. Colpito da una vecchiaia precoce, non lontano dalle terre che lo avevano visto "Dio", potrà sperare solo in una morte liberatoria.
Giornalista autorevole e critico letterario raffinato, Lorenzo Mondo offre un'altra prova della sua versatilità, in un romanzo estremamente documentato nella ricostruzione di un momento di transizione storica e culturale, ancora denso di oscure superstizioni e dominato dal primato indiscutibile del potere ecclesiastico, ma già vicino (le ultime pagine accennano agli sconvolgenti eventi del 1870) ad un crollo non solo politico della Chiesa e della sua autorità.


Il Messia è stanco di Lorenzo Mondo
Pag. 101, Lire 19.000 - Edizioni Garzanti (Narratori Moderni)
ISBN 88-11-66037-8



Le prime righe

I



Come sfolgorava la Pentecoste nell'anno del Signore 1842. Il sole che filtrava dalle vetrate rendeva prezioso, e gemmante, come la primavera di fuori, il rosso dei paramenti. Il sangue dei martiri, lo zelo ardente dei confessori della fede. Stava celebrando la messa nella chiesa di Cimamulera per il suo parvo gregge. Gente di devozione schietta ma inerte, impreparata a cogliere il segno dei tempi. Si sentiva, quel giorno, pieno di vigore e fervore come se lo Spirito, che è stato promesso alla Chiesa nei secoli dei secoli, dovesse ridiscendere espressamente su di lui, per invasamento, a somiglianza degli Apostoli nel Cenacolo: a colmare la fisica, dolorosa scomparsa del Signore, a fortificare contro le persecuzioni. Quel breve vaneggiamento, che non osava interpretare come mistica attesa, avrebbe trovato una risposta aldilà dell'immaginabile, quale a nessun santo era toccato in sorte. Al momento della consacrazione si era raccolto a capo chino per pronunciare le parole che avrebbero trasformato pane e vino nel corpo e nel sangue di Cristo. Ma prima che proferisse verbo, era stato sopraffatto dalla visione di Gesù Bambino che usciva raggiando dal tabernacolo, stendeva le mani sul suo sacerdote Francesco Antonio Grignaschi e diceva: "Hoc est corpus meum, hic est sanguis meus; haec est anima mea in terra viventium". Avvertì in quel momento nelle mani le stigmate dei chiodi, sulla fronte la trafittura delle spine e una spossatezza in tutto il corpo, chiamato a reggere un peso sovrumano. Venerazione e sbigottimento lottarono nel suo animo fino all'"Ite missa est". Davanti agli occhi inconsapevoli dei parrocchiani fu un solo, lungo brivido.
Oh, non aveva accettato a cuor leggero la tremenda epifania, il senso oscuro, misteriosamente impegnativo, di quel latino. La sapienza della Chiesa stava là a rammentargli che le visioni possono venire "a cerebro, a demone aut a Spiritu Sancto". E se non poteva dubitare delle proprie facoltà mentali (assolte, per così dire, dal fatto stesso che si sottoponeva alle distinzioni della casistica) temeva di essere vittima di un tranello diabolico. Si era imposto per giorni e notti un severo esame di coscienza per giudicare il suo stato di grazia, per mettere a paragone con l'evento la sua cultura teologica, le sue esperienze sacerdotali. Si sforzava di tacitare lo sguardo premurosamente indagatore della sorella Teresa, che non sapeva spiegarsi la sua perduta serenità, il cibo svogliato, il rigirarsi nel sonno, i momenti di atonia sul breviario o su un libro. Lei che, interpretando indifferentemente le parti di Marta e Maria, avrebbe accolto con immutata fedeltà qualsiasi confidenza. Ma come dirle quel che non osava dire a se stesso? Dalla stanza del sottotetto il vecchio padre, scosso dalla tosse, sembrava abbaiargli, e metterlo in guardia.

© 2000, Garzanti Libri


L'autore
Lorenzo Mondo (Torino, 1931), oltre che apprezzato critico letterario e giornalista de "La Stampa", è autore di due altri romanzi, I padri delle colline e Il passo dell'unicorno.


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




28 aprile 2000