Carmen Martín Gaite
Via da casa

"Amparo fu la prima a cedere di fronte alla sfida di quel linguaggio indecifrabile, nascosto dietro lo sguardo che s'infiltrava dentro il suo, pur arrivando da molto lontano. Gli iniettava ombra e luce, ieri e oggi, era uno stiletto conficcato nella fragile membrana delle sue finzioni."


Il viaggio è una metafora letteraria utilizzata da scrittori antichi e recenti: viaggio come ricerca di esperienza, come conoscenza dell'altro da sé, come indagine invece sui propri itinerari interiori, infine come recupero del passato e della propria storia. Quest'ultimo romanzo della spagnola Martín Gaite ripercorre questo topos con notevole intensità emotiva all'interno di una struttura che mostra grande abilità narrativa. Amparo Miranda, la protagonista, sparisce improvvisamente da New York per un viaggio di cui non aveva informato nemmeno i due figli, ormai adulti e un po' spersi, di certo dominati dalla personalità esuberante della madre. Affermata stilista, aveva raggiunto il benessere economico dopo un'infanzia e una giovinezza tutt'altro che facile. Ma forse si era anche in parte snaturata, o per lo meno aveva intuito il bisogno, per capirsi e conoscersi meglio, di riannodare i fili della sua vita, così brutalmente divisa tra passato e presente dall'oceano che aveva attraversato quando dalla Spagna era arrivata negli Stati Uniti. Tornare in Spagna, allora, nella cittadina di provincia in cui era nata e cresciuta, dove sua madre con tenacia e coraggio aveva affrontato la condizione di ragazza madre, puntando tutto su se stessa e sul proprio lavoro di sarta. Arrivata nel luogo natale, per prima cosa scopre la trasformazione della città che ha attraversato la modernizzazione del Paese, mostra un benessere diffuso, e abitudini di vita sempre più omologate. Ricchezza e modernità: nel ricordo tutto era diverso, tutto appariva più semplice e naturale. Ma non solo i luoghi sono cambiati, nelle amiche della gioventù, nei bambini diventati adulti, nell'amore del passato (causa del suo trasferimento a New York) si possono scoprire persone diverse, provate dalla vita e dall'esperienza, ma si può anche ritrovare lo sguardo, il sorriso, l'emozione di un tempo. Tutto ciò fa riflettere Amparo e la sua vita assume contorni più chiari, i suoi gesti un significato nuovo, e così riesce a capire meglio anche le persone che ama, i suoi figli prima di tutto. Il suo viaggio non è, né vuole essere, senza ritorno, ma sarà capace di provocare una specie di rivoluzione, salutare e sana, proprio perché chi la compie è finalmente una persona "intera".
Carmen Martín Gaite è davvero abile nel creare storie che creano il senso del movimento, rapide, agili, eppure ricche di riflessione e di pause. Notissima in Spagna di certo merita maggiore attenzione da parte dei lettori italiani.


Via da casa di Carmen Martín Gaite
Titolo originale: Irse de casa

Traduzione di Michela Finassi Parolo
Pag. 348, Lire 20.000 - Edizioni Giunti (Astrea n. 70)
ISBN 88-09-01550-9



Le prime righe

PORTICO CON GRATTACIELI



Durante la terza settimana di agosto, si scaricarono sopra Manhattan diversi temporali che, cessando i colpo, rendevano ancora più inaspettato il corso di un pomeriggio già di per sé discutibile. Di solito accadeva alla stessa ora, poco prima del tramonto. Qualche attimo di silenzio, i passanti chiudevano gli ombrelli e alcuni si azzardavano a guardare in su, con aria incredula. Al di sopra delle alti pareti che incastonavano i loro mutamenti, quella cupola fittizia si lacerava in pozze di un chiarore inatteso, e dal nulla scaturivano mandrie di bisonti azzurri per sguazzarvi dentro, partorendosi gli uni gli altri a un ritmo vertiginoso. Le loro fauci sprigionavano volute di fiato rosso e affannato, nuvole di orgasmo che s'infrangevano contro il filo tagliente degli edifici.
"Te l'avevo detto: prima che finiamo di bere il caffè smette di piovere", commentò un ragazzo bruno, dai capelli ricci, seduto vicino alla vetrata in un ristorante della Terza Avenue. "Te l'avevo detto o no?".
L'adolescente dalle fattezze creole cui era rivolta la domanda non rispose. Era appena ritornata dalla toilette e aveva appoggiato le mani sulla spalliera della sedia da cui poco prima si era alzata. Portava un basco di cotone perlé da cui spuntavano due treccine, una giacca di jeans costellata di pin e la minigonna. Calzava stivaletti bassi di tipo militare.
Non si sedette. Guardava la strada di malavoglia.
"E allora che si fa? Ce ne andiamo?"
"No, dài, aspetta un momento. Non mi hanno ancora portato il resto. Finisci il tuo caffè".
Sopra il tavolo, con la tovaglia di carta tenuta ferma agli angoli dalle pinze, si vedevano le tracce sgradevoli e appiccicose tipiche dei fast-food. Lei si sedette, ma spostò la tazza di caffè piena per metà.
"È l'unica cosa che non riesco a mandare giù, brother, il caffè di qui. E pensare che trangugio qualunque cosa", concluse ridendo.
Parlava in spagnolo come il suo compagno, ma con accento cubano. Arrivò il cameriere, lasciò qualche dollaro sul piattino e se ne andò. C'era poca gente nel locale. Per la strada scorrevano rivoli d'acqua che gli autobus, passando, schizzavano in giro. Lei consultò l'orologio da polso dai toni fluorescenti. La mano del ragazzo si mosse rapidamente in mezzo a tazze e bicchieri, per nascondere il quadrante. Aveva una mano grande, bruna, dalle unghie curate.

© 2000, Giunti Gruppo Editoriale


L'autrice
Carmen Martín Gaite (Salamanca, 1925) scrittrice e saggista spagnola di grande fama e valore, è ormai nota anche in Italia grazie all'affermazione di alcuni suoi recenti romanzi. Tra le sue opere: Nuvolosità variabile (Premio Selezione Bancarella 1996), La regina delle nevi, Lo strano è vivere, La stanza dei giochi, Cappuccetto Rosso a Manhattan, La torta del diavolo.


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




28 aprile 2000