David Trueba
Quattro amici

"L'idea consisteva nel non decidere un itinerario. C'era sì una data di partenza, ma non di ritorno. Nelle nostre fantasie il viaggio sarebbe terminato quando noi quattro, sconfitti dalla fatica, ci saremmo arresi al grido di Adesso basta, non possiamo divertirci più di così!"


Ancora aleggia nella letteratura internazionale il soffio della beat generation, l'ultima scia di quel tornado generato dagli autori letti e riletti negli anni Sessanta, Settanta... fino al Duemila. Da Ginsberg a Kerouac al "deviante" Tom Robbins, tutti "sulla strada" alla ricerca di un'identità nomade e vagabonda cantata da tante voci della musica pop, country e rock ed esaltata in tanti film contemporanei. Recentemente con titoli come Ultimo giro dell'inglese Graham Swift o Attraverso il Paradiso dell'americano Sam Shepard, o ancora l'italianissimo Il Grande Boh! di Jovanotti, la casa editrice Feltrinelli (che con la sua "costola" Feltrinelli Traveller, tra l'altro, ha dato spazio proprio alla letteratura di viaggio) ha proposto autori che elaborano questo filone letterario, nel frattempo mutato ed evoluto in varie direzioni. Spesso si tratta di versioni "nazionali", locali dei temi: la ricerca dell'identità, il superamento delle regole e degli schemi o semplicemente il prolungamento di un'adolescenza che oggi si vuole senza fine, attraverso un mitico viaggio solitario o di gruppo.. Ecco ora arrivare David Trueba, a offrirci il punto di vista spagnolo sull'argomento, attraverso i suoi occhi di trentenne. Protagonisti del romanzo sono quattro amici, ormai uomini con proprie vite avviate in direzioni differenti, che decidono di riappropriarsi delle loro vecchie personalità da ragazzini, degli entusiasmi e delle passioni di un tempo, nella speranza di rincorrere una mitica felicità perduta. Per farlo acquistano il furgoncino di un rappresentante di formaggi e percorrono molti chilometri sulle strade della Spagna, da Madrid a Valencia a Saragozza. Tanti gli incontri, tante le sbronze e anche gli amori di una notte, ma come spesso accade, quello che i quattro si erano proposti alla partenza non si realizza, mentre il destino riserva loro alcune sorprese. Finito il viaggio, termina anche l'ultimo sprazzo di quella agognata immaturità che consente un'esistenza senza regole: ora bisogna decidere cosa farne davvero della vita. Per fortuna una certezza rimane: l'amicizia.


Quattro amici di David Trueba
Titolo originale dell'opera: Cuatro amigos

Traduzione dallo spagnolo di Michela Finassi Parolo
241 pag., Lit. 25.000 - Edizioni Feltrinelli (I Canguri/Feltrinelli)
ISBN 88-07-70123-5



Le prime righe

Prima parte
VENTIMILA LEGHE SUBNORMALI

1.



Ho sempre avuto il sospetto che l'amicizia venga sopravvalutata. Come gli studi universitari, la morte o avere il cazzo lungo. Noi esseri umani esaltiamo i luoghi comuni per sfuggire alla scarsa originalità della nostra vita. Ecco perché l'amicizia viene rappresentata con patti di sangue, lealtà eterne, e addirittura mitizzata come una variante dell'amore, più profonda del banale affetto di coppia. Eppure non dev'essere un vincolo tanto solido, se l'elenco degli amici perduti è sempre più lungo di quelli conservati. Il padre di Blas ci ripeteva sempre che la fiducia negli altri è un segno di debolezza, ma per lui ogni barlume di umanità era roba da checche. Colonnello della riserva con simpatie naziste universalmente note, non attribuivamo grande valore alle sue opinioni. In fondo era più saggio quello che un tizio, finito lungo disteso sul pavimento di un'osteria, un giorno ci aveva gridato: "Io agli amici non racconto le mie pene; chi vuole divertirsi, vada a fottersi sua madre". L'amicizia mi è sempre parsa un cerino che è meglio spegnere prima di bruciarsi le dita, eppure quell'estate non avrei potuto concepire le giornate senza Blas, senza Claudio, senza Raúl. I miei amici.
Claudio lo aspettavamo da più di un'ora da El Maño, e anche se all'inizio avevamo optato per la prudenza (una Coca-Cola e due minerali), poco dopo sul tavolo si allineavano i boccali da birra vuoti e avevamo ingurgitato così tante ali di pollo che da un momento all'altro avremmo potuto spiccare il volo. Un giorno abbiamo fatto il conto e siamo arrivati alla conclusione che passavamo più tempo ad aspettare Claudio che insieme a lui. Aspettare Claudio era una parte fondamentale della relazione con Claudio. Aspettarlo era il nostro modo abituale di stare con lui.
"Io non arrivo mai tardi, perché il tempo che le persone passano ad aspettarti lo impiegano per pensare a te, e stai tranquillo che ti scoprono qualunque difetto. E magari quando arrivi hanno preferito andarsene." Raúl, tanto insicuro quanto puntuale, era quello che s'incazzava di più per quei ritardi.

© 2000, Giangiacomo Feltrinelli editore


L'autore
David Trueba è nato a Madrid nel 1969. Lavora come giornalista per la stampa e la televisione; autore di sceneggiature di film di successo (Two Much / Uno di troppo, diretto del fratello Fernando, Amo tu cama rica e Los peores años de nuestras vidas, diretti da Emilio Martinez), ha debuttato nel 1996 come regista con La buena vida. Il suo primo romanzo edito in Italia è del 1999: Aperto tutta la notte.


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




28 aprile 2000