Giuseppe O. Longo
Il fuoco completo

"Ma era necessario che gli uomini a un certo punto scomparissero? Alcuni sostengono che la quinta lapide, con quella sua scrittura sfuggente, brulicante e assoluta, rivelasse (perché tutto è nelle lapidi) che ad uno stadio abbastanza avanzato del processo di riproduzione gli uomini non sarebbero più stati necessari per continuarli."


Questa raccolta di racconti aveva visto una prima edizione nel 1986. Oggi ne esce una edizione completamente rivista dall'autore, che ne ha curato ulteriormente l'elemento stilistico e il linguaggio.
Uno dei pregi dell'opera infatti consiste nella ricchezza e varietà linguistica, nella cura lucida e impeccabile della scrittura e nell'attenzione al tono immaginifico, ma estremamente controllato.
Si potrebbe pensare ad una specie di adesione al genere fantastico, con un forte elemento simbolico e metafisico. La critica ha avvicinato questi racconti all'opera di Borges, e in effetti i rinvii dotti, le innumerevoli "citazioni", lo spessore culturale, ricordano il grande intellettuale argentino, anche se vi sono di certo richiami al Calvino più immaginifico e alla sua ironia.
Ma non appare corretto cercare collegamenti con altri, pur autorevolissimi, modelli per dare rilievo a questo autore che in tutta la sua produzione, da I giorni del vento, finalista nel 1997 al Premio Penne, a La gerarchia di Ackermann ha confermato una autentica vena narrativa.
In questi brevi racconti autonomi ma tra loro collegati dal piacere quasi matematico dei legami e degli intrecci i personaggi hanno nomi fortemente evocativi: l'astronomo Numitor, Francisco Ibarra, Guo-denli, Pharoth... Le loro azioni, che pure sono in realtà lontane e fantastiche, appaiono dettate da una logica condivisibile, che rende tutto presente e vero.


Il fuoco completo di Giuseppe O. Longo
Pag. 139, Lire 20.000 - Edizioni Mobydick (I libri dello Zelig n.100)
ISBN 88-8178-128-X



Le prime righe

IL ROMANZO CIRCOLARE



R. T. Dass, matematico e scrittore scomparso pochi anni addietro, è noto tra gli specialisti per le sue ricerche di analisi funzionale e di teoria dei gruppi, ma l'opera per cui è giustamente famoso è un singolare romanzo, Il Premio della Perseveranza, a lungo quasi ignorato per una serie di vicende legate alla sua inusitata struttura. La lunga narrazione è organizzata in modo ciclico e si dispone intorno a periodici centri o nodi da cui procede per circoli concentrici che interagiscono tra loro in modo complicato. L'interpretazione di questa struttura e la sua risonanza soggettiva cambiano a seconda del punto in cui si trova il lettore e a seconda di certe trasformazioni di variabile compiute surrettiziamente dall'autore in alcuni momenti.
A tratti la struttura, la vicenda e anche il linguaggio si addensano in modo straordinario, come accade nei punti singolari di certe funzioni matematiche in cui l'infinito piano complesso si concentra in un'immagine angusta ma perfetta. In questi gangli della narrazione ogni lettore può cogliere, in misura diversa a seconda della sua penetrazione, l'essenza di tutta l'opera, il suo sviluppo ulteriore e le premesse non esplicitate (ma vedremo le difficoltà di questo accesso). L'intensità comunicativa è tale, in questi passi, che se ne prova uno smarrimento, anzi un vago malessere, come a toccare un'intimità troppo profonda.
Tra i punti singolari più intensi e tormentati è quello in cui vengono ritrovate le cinque monete nella stanza che era stata di Gupta: in quelle monete si riflette, come in un microcosmo pentagonale e abbacinante, non solo la vita di Gupta e il suo imminente destino di morte, ma anche la vita dei suoi compagni, l'atroce storia della Casa presso il Lago e la biografia stessa di Dass, che altrove è diluita e stemperata "come una lacrima nell'oceano".
La natura circolare e pseudoperiodica del Premio fa sì che ogni sua parte rimandi con precisione quasi assoluta a un'altra - successiva o precedente, non c'è differenza - in un giuoco infinito di echi, di riflessi e di sprazzi opalescenti che sembrano alludere a significati precisi e inafferrabili. Conscio della tensione spirituale e dell'esaltazione emotiva che avrebbe provato il lettore, nel consegnare il manoscritto all'editore Dass ebbe cura di sopprimerne un capitolo, riducendo il romanzo a un'opera, se non mediocre, certo priva di eccezionalità. Il capitolo espunto, ritrovato alcuni mesi or sono e da poco pubblicato, costituisce la chiave non solo per comprendere la mirabile struttura formale del libro, ma anche per ristabilirne le proporzioni sentimentali, liriche ed epiche.

© 2000, Mobydick


L'autore
Giuseppe O. Longo è nato a Forlì e vive a Trieste. Ha pubblicato i romanzi Di alcune orme sopra la neve e L'acrobata; le raccolte di racconti Lezioni di lingua tedesca e Congetture sull'inferno (nel 1995 finalista Premio "Chianti" e Premio "Bergamo") e I giorni del vento (nel 1997 finalista Premio "Penne"), nonché il romanzo La gerarchia di Ackermann.


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




21 aprile 2000