I cactus non temono il vento
Racconti da Santo Domingo

"Era stato marinaio su rotte mercantili, perciò conosceva posti lontani di cui narrava storie impressionanti. Adorava sua madre, con quello slancio edipico, egoista e fanatico che s'impadronisce degli uomini."


I Caraibi e il fascino che hanno per gli europei, meta sognata, luogo di passioni, abbandono dei sensi: il grande merito di Danilo Manera è stato quello di farne conoscere la produzione letteraria contemporanea, prima quella dei giovani scrittori cubani, oggi, con questa raccolta di racconti, quella di Santo Domingo.
La Repubblica Dominicana vive in questi ultimi tempi una straordinaria trasformazione, da violenta dittatura a democrazia, da luogo di guerriglia e di morte a meta di vacanze intelligenti e di salvaguardia dell'ambiente (attenzione spesso carente, mancando in quasi tutta l'America Latina una coscienza di tutela ecologica dell'eccezionale patrimonio naturale). Anche la produzione letteraria di certo ha una fioritura eccezionale e, in questo I cactus non temono il vento, ne viene dato un interessante esempio. La raccolta vede molti scrittori, di generazioni diverse, sperimentarsi nella dimensione del racconto. In poche pagine vengono proposte situazioni intense, talvolta tragiche e disperate, più spesso fantasticamente quotidiane, di quella quotidianità particolare di chi vive sempre in una dimensione a metà strada tra la realtà e la fantasia.
Magia, sogni premonitori, incantesimi: tutto ciò entra nella vita di ogni giorno con assoluta naturalezza. E così la sessualità, perennemente sottesa a quasi tutte le storie narrate: ingenua e piena di abbandoni negli amori inebrianti delle ragazze più giovani, oppure rubata e violenta in storie di stupri collettivi o solitari. La sensualità è legata ai profumi intensi, al caldo paralizzante, all'atmosfera di vitalità, ma nello stesso tempo di morte che pervade questo popolo giovane e passionale. Altro tema ricorrente è quello politico: la dittatura entra nella vita di ogni giorno, la condiziona e la distrugge, non ha regole per imporsi, usa uomini e donne a suo piacimento e non permette sgarri, non tollera giudizi, pena la distruzione fisica e psicologica del dissidente. I personaggi che popolano questi racconti vivono in condizioni sociali molto differenti gli uni dagli altri, funzionari pubblici o membri della classe più ricca, ragazzi e bambini cresciuti in povertà e nelle strade, la miseria e la ricchezza che dividono e che creano abissi nelle condizioni di vita, ma che non separano davvero le psicologie, né rendono incomunicabili i sentimenti. Il positivo e il negativo, l'etica, la giustizia e il successo, sono concetti che spesso utilizzano parametri particolari, forse da noi lontani, ma che istintivamente sentiamo autentici e in gran parte condivisibili. Se i contenuti, le storie raccontate, sono quelli che più colpiscono in questi racconti, anche il mezzo stilistico appare interessante. Sintesi e forza espressiva, l'elemento più immaginifico proposto in forma semplice ed essenziale tale da non essere mai ridondante, una capacità comunicativa davvero immediata che rende intrigante la lettura. Dentro la grande letteratura latino americana, quella di Santo Domingo ha insomma un suo posto preciso, caratteristiche di originalità e di freschezza che di certo verranno apprezzate da chi avverte la stanchezza della produzione letteraria europea.


I cactus non temono il vento. Racconti da Santo Domingo, a cura di Danilo Manera
Pag. 249, Lire 24.000 - Edizioni Feltrinelli (I Canguri)
ISBN 88-07-70124-3



Le prime righe

PEDRO PEIX

I RAGAZZI DEL MEMPHIS



POLANCO, IL TRITONE FORTUNATO, PRIMA BASE

Stavamo giocando a baseball davanti al mare, quando all'improvviso vedemmo una nave che si avvicinava a terra, puntando dritta su di noi come uno spettro monumentale e grigio. Io, che pure corro veloce sia in avanti che all'indietro, rimasi lì impalato con la mazza in spalla, a bocca aperta, senza neanche sentire la botta della palla che mi colpiva in testa. L'incrociatore sembrava volare sull'acqua e lo vedemmo quasi scivolare sul campo di gioco. Nessuno scappò, né si mosse dalla sua postazione. In lontananza il mare si popolava di naufraghi, mentre noi restavamo lì con i guantoni in mano, in cerca di un altro cielo dove giocare.

J. JANSEN, IL BIMBO MONCO, ESTERNO CENTRO

Fu una sua idea, o per meglio dire la sua audacia, che ci spinse ad andare tutte le notti sul Memphis, incagliato a una trentina di metri dalla costa. Per non arrivare a casa tutti bagnati, ci spogliavamo e mettevamo i vestiti al sicuro tra gli scogli. Nuotavamo schierati in file di tre, chiamandoci sottovoce a ogni bracciata. Faceva strada il Bimbo Monco, nuotando furiosamente con il suo unico braccio e sollevando schiuma con il moncone, più rapido di tutti sia in acqua che sul terreno di gioco. Lui diceva che era stato uno squalo, ma tutti sapevamo che aveva perso il braccio nelle macine di un torchio per la canna da zucchero. Nonostante ciò, era il quarto battitore e il capitano della squadra. I marines gli avevano insegnato a giocare a baseball nel cortile della Fortezza Ozama. Li conosceva bene e capiva la loro lingua. Forse per questo fu l'unico a non spaventarsi quando, la prima notte in cui ci avventurammo verso il Memphis, vedemmo l'avambraccio di un marine che galleggiava di fianco a noi, con tatuata sopra una gigantesca àncora viola. L'avambraccio si muoveva in direzione contraria alla nostra e cercava di guadagnare la costa: "Questo è McKenzie Blue,,, non toccatelo!" Disse il Bimbo Monco. "Abita l'orizzonte."

© 2000, Giangiacomo Feltrinelli Editore


Gli autori
Armando Almánzar Rodríguez (Santo Domingo 1935), Marcio Veloz Maggiolo (Santo Domingo, 1936), Ligia Manaya Belliard (Moca 1941), José Alcántara Almánzar (Santo Domingo 1946), Pedro Peix (Santo Domingo 1952), Angela Hernández Núñez (Jarabacoa 1956), Luis Martín Gómez (Santo Domingo 1952) e Manuel Llibre Otero (Puerto Plata 1966)

Il curatore
Danilo Manera (Alba,1957) insegna letteratura spagnola all'Università di Milano. È narratore, critico letterario, giornalista culturale per varie riviste e traduttore. Ha preparato numerose edizioni italiane di prosatori spagnoli. Ha curato le raccolte di racconti A labbra nude, La baia delle gocce notturne, Vedi Cuba e poi muori, Rumba senza palme né carezze, il romanzo di Eduardo Del Llano La clessidra di Nicanor e l'antologia poetica bilingue L'isola che canta. Ha pubblicato il libro di viaggio nell'Amazzonia colombiana Yuruparì. I flauti dell'anaconda celeste.


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




21 aprile 2000