Filippo La Porta
Narratori di un sud disperso
Cuntastorie in un mondo senza storie

"Nel mondo industrializzato povero di storie (che siano in gradi di stupirci, di appassionarci), i cuntastorie del Mezzogiorno hanno sempre da raccontarci qualcosa."


Zeppo di citazioni, di titoli, di riferimenti, il saggio di La Porta ci introduce con grande competenza in un territorio quasi inesplorato, in cui prevale l'intuizione, la percezione di affinità più che la teoria e la codificazione. Con l'anima, con lo spirito, si sono percepite come "comuni" da sempre alcune tradizioni culturali anche molto differenti e distanti geograficamente: quelle del sud del mondo (inteso come paesi poveri di quella fascia che attraversa il globo e accomuna economicamente e psicologicamente milioni di persone: la "periferia" del mondo). Ma cosa unisce realmente questi popoli, cosa li rende simili in molte espressioni artistiche (dalla musica, al cinema, alla letteratura)? L'autore tenta proprio una elaborazione teorica che spieghi l'esistenza di queste affinità con particolare riferimento al Meridione d'Italia.
Nell'ambito della travolgente globalizzazione economico-politica che, come l'onda di un oceano in tempesta, al suo passaggio cancella quasi completamente la tradizione, resistono territori non sommersi, non omologati, che mantengono il ruolo di barriera, di argine contro la cultura e lo sviluppo dominanti. Uno di questi è rappresentato proprio dal grande calderone del Sud. Non è possibile tracciare un modello di "autore meridionale" che possa essere riferito a ogni paese senza cadere in uno stereotipo privo di valore critico. La Porta non percorre questa strada. Si indirizza invece verso un'analisi di concetti e temi comuni a tutte le narrazioni "meridionali", che siano italiane o cubane, francesi o americane. E per farlo analizza sia i testi e i personaggi più significativi della letteratura del Meridione d'Italia, sia i saggi critici che l'hanno esaminata, indagata e "penetrata". Con grandi excursus in paesi europei ed extraeuropei, il percorso risale a una traccia comune: la passione per la narrazione, sentimento che ha origini arcaiche e che si confronta con lo spirito "moderno" senza perdere la sua integrità.


Narratori di un sud disperso. Cuntastorie in un mondo senza storie di Filippo La Porta
Pag. 118, Lire 18.000 - Edizioni l'ancora del mediterraneo (Le gomene n.10)
ISBN 88-8325-058-3



Le prime righe

esotismi poco conciliati



tra l'avana e la marsica

Il grande vantaggio di essere uno scrittore del Sud è che non hai bisogno di andare lontano per scoprire i costumi. Buoni o cattivi ce n'è in abbondanza. Noi del Sud viviamo in una società ricca di tradizioni, di ironia, di contrasti, e soprattutto ricca nel linguaggio.

Flannery O'Connor

Camminando sulla centralissima Calle 23 dell'Avana, una delle capitali più belle e malinconiche del Sud del mondo, capita di imbattersi, con un certo stupore, nel monumento a don Chisciotte (unico monumento a un personaggio letterario, non storico-patriottico). È vero che il capolavoro di Cervantes costituisce a Cuba il "classico" studiato a scuola, per ovvie ragioni di lingua, e un cartone animato televisivo, ispirato appunto alle gesta del "cavaliere dalla triste figura", era straordinariamente popolare qualche anno fa tra i bambini. Ma non potrete fare a meno di notare l'eccentricità, la non conformità del personaggio alla vibrante retorica rivoluzionaria, almeno nei suoi due aspetti fondamentali: da una parte il sentimento tragico della vita, della storia umana, antitetico a ogni progressismo e a ogni fede nella dialettica, e dall'altra una potente, esplosiva carica satirica, piuttosto estranea alla seriosità prevalente della pedagogia del regime. E infatti quando la "Revolucion" ha dovuto cercare dei modelli li ha trovati nell'opera dell'altro grande autore che sta all'origine del canone letterario occidentale: Shakespeare, e in particolare nella Tempesta (se si eccettua un tentativo di improbabile identificazione tra Chisciotte e Che Guevara...). Le figure contrapposte di Ariel e Calibano hanno animato l'immaginario latino-americano dagli inizi di questo secolo, alimentando identificazioni proiettive e attribuzioni polemiche: l'intellettuale e scrittore cubano Roberto Fernandez Retamar rivendicava, infatti, provocatoriamente la personale adesione al negro Calibano, selvaggio e figlio di una strega... Eppure, il mio incontro con il singolare monumento può indurre a un altro tipo di riflessione, intorno a certi caratteri del Sud, inteso come mentalità e punto di vista sul mondo, come "diversità" non interamente assimilabile da parte delle culture del Nord; e anche intorno a un'attitudine inesausta al racconto di questa "diversità". Proviamo ora a spostarci bruscamente in un altro Sud, altrettanto caldo anche se per noi meno esotico, dove avviene un altro importante "incontro".

© 2000, l'ancora


L'autore
Filippo La Porta, pugliese di nascita e romano di adozione, è critico letterario. Tra le sue pubblicazioni: Non c'è problema, Manuale di scrittura creatina, La nuova narrativa italiana.


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




14 aprile 2000