Catherine Dunne
Il viaggio verso casa

"Avrebbe scritto ai suoi figli. Mentre aveva ancora una buona padronanza della lingua, mentre era ancora lucida e autosufficiente, avrebbe scritto ai suoi figli."


Catherine Dunne è ormai un'autrice conosciuta in Italia grazie al successo che i lettori le hanno tributato per i romanzi La moglie che dorme e La metà di niente. Anche in Il viaggio verso casa il suo lavoro ha dato origine a un intenso romanzo psicologico che, in questo caso, scava nel viscerale e importante rapporto madre-figlia.
Per riallacciare un dialogo da sempre difficile, ulteriormente sfilacciato dal tempo e dalla lontananza e per scoprire una madre che si immaginava diversa è necessario il forte, diretto stimolo di una malattia inguaribile, di una sofferenza fisica e mentale all'ultimo stadio. Beth, una donna quarantacinquenne che vive a Londra, ritorna nella casa di famiglia a Dublino per aiutare il fratello James ad assistere la madre in fin di vita. Inizialmente spaventata e preoccupata da questa esperienza difficile e penosa, ben presto capisce quanto sarà arricchente e importante per lei.
La madre, Alice, ormai quasi completamente incosciente, riesce in uno sprazzo di lucidità a comunicarle di aver scritto delle lettere indirizzate a lei. Beth scopre così due pacchi di missive mai spedite ma metodicamente scritte sin dai primi stadi della malattia degenerativa: uno indirizzato a James, l'altro a lei. Un modo per ricostruire passo passo il loro rapporto, per chiarire le incomprensioni e parlare delle cose mai dette. Più che un dialogo sembrerebbe un monologo, quello di Alice. Eppure lo stimolo forte delle sue parole scritte genera nella figlia il desiderio di risposta che sembra scaturire naturalmente, anche se in forma forzatamente inespressa. Sin dall'apertura della prima lettera un'emozione forte accompagna Beth, che lentamente scioglie i nodi del passato e lettera dopo lettera, scopre non solo la madre ma anche se stessa e le motivazioni vere del fallimento del proprio matrimonio e delle difficoltà di dialogo con la figlia, adolescente e introversa. L'inevitabile scomparsa della madre non sarà più un distacco traumatico, ma riacquisterà il valore di un'esperienza vissuta fino in fondo e permetterà un rafforzamento del già intenso rapporto tra fratello e sorella. Proprio per questo la casa materna non sarà venduta, ma conservata per non estirpare le radici ora saldamente ancorate al passato.
Una storia intimista, dunque, raccontata da un'autrice che sa "vedere" e narrare la quotidianità, i piccoli gesti della vita di tutti i giorni, i pensieri (anche banali talvolta) che contribuiscono a definire la personalità, i gusti, le caratteristiche di un personaggio. Leggendo Il viaggio verso casa entriamo davvero nelle stanze dell'abitazione di Alice, donna forte e coraggiosa, e viviamo la vita di Beth e di James come se fosse quella di persone a noi familiari: protagonisti di una vicenda che non ha confini e che, con sfumature appena diverse, viene vissuta nella realtà ogni giorno in mille angoli del mondo.


Il viaggio verso casa di Catherine Dunne
Titolo originale dell'opera: The Walled Garden

Traduzione di Eva Kampmann
Pag. 260, Lire 26.000 - Edizioni Ugo Guanda (Narratori della Fenice)
ISBN 88-8246-210-2



Le prime righe

1
Il ritorno



Era sempre così, l'ultimo tratto del viaggio.
Tutto cospirava contro di lei: la luce giallognola che fendeva irregolarmente, in linea obliqua, l'autostrada dell'aeroporto, le goccioline di pioggia che si ammassavano sul parabrezza, il minaccioso avvicinarsi di fari fulminei nello specchietto retrovisore. Le automobili avanzavano rombando, schizzavano e serpeggiavano da una corsia all'altra come enormi insetti impazziti, tenendo i suoi sensi sul chi vive. Anche i motociclisti parevano più disinvolti e spericolati del solito.
Beth detestava quell'impeto di irrazionalità, quell'atipico furore della strada. Normalmente se la cavava bene a guidare. Ma il ritorno a casa non era normale, mai. Il ritorno a casa, il rientro, comunque lo si chiamasse, era sempre uguale. Fu felice quando svoltò a sinistra, verso un territorio più sicuro, più familiare.
Ma anche qui, mentre percorreva Griffith Avenue, sentì irrigidirsi gli incavi delle ginocchia e, tra le scapole, il lento avanzare della tensione, come una barra d'acciaio. Le macchine noleggiate non le erano mai piaciute. Impiegava troppo tempo a farci l'abitudine. Sembravano dotate di volontà propria. Chissà come, riuscivano sempre ad avere la levetta delle frecce dalla parte sbagliata, o quella dei fari in una posizione impossibile. Questa volta era il sedile di guida a non andar bene. Aveva già provato a mettersi comoda, ma lo schienale rimaneva inesorabilmente dritto come un muro. Le stavano venendo i crampi al piede, costretto com'era a poggiare storto sul pedale dell'acceleratore. Provò di nuovo, questa volta frugando sotto il sedile, sempre tenendo gli occhi sulla strada. Sarebbero bastati cinque centimetri indietro per alleviare la tensione. Se non ci fosse riuscita guidando, avrebbe dovuto fermarsi. Comunque, non c'era molto traffico; mancava ancora un paio d'ore alla chiusura dei pub.
"Su, su" esclamò ad alta voce, stizzita, mentre con la mano destra impugnava la leva renitente. Tra una macchina e l'altra se ne dimenticava sempre: bisognava spingere o tirare?

© 2000, Ugo Guanda editore


L'autrice
Catherine Dunne è nata nel 1954 a Dublino, dove risiede. Ha studiato letteratura inglese e spagnola al Trinity College e ha lavorato come insegnante. Tra i suoi romanzi, La metà di niente e La moglie che dorme.


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




14 aprile 2000