Serena Vitale
La casa di ghiaccio
Venti piccole storie russe

"Le stranezze del generalissimo Suvorov (l'alto giaciglio di fieno invece del letto, il bagno di acqua gelida alle due del mattino, i 'chicchirichì' per dare la sveglia alle truppe, le cavalcate senza nulla indosso) avevano molti imitatori nell'esercito. Anche la sua crudeltà."


Nessun paese può vantare una tradizione favolistica superiore alla Russia. Nessun popolo è, nell'immaginario di noi occidentali, più sognante e imprevedibile di quello russo. Nessuna nazione ha saputo produrre narratori eccelsi in così grande quantità quanto la "grande madre Russia". Ecco dopo aver letto questo incantevole libro di Serena Vitale si riesce meglio a capirne il perché. Documentatissima, vera ricercatrice all'interno dei risvolti meno noti della storia, del folklore e della tradizione letteraria, questa autrice che per professione è docente universitaria di Lingua e Letteratura russa, ma che per passione è ottima scrittrice (tanto da essere stata vincitrice del premio Viareggio nel 1995 con Il bottone di Puskin) ci offre una raccolta di racconti davvero ricchissima.
Mantenendo il tono narrativo a metà strada tra fiaba e storia, la Vitale presenta figure ignote eppure tante volte immaginate leggendo i classici della letteratura russa o i testi di storia del periodo in questione.
Dalla crudeltà da veri orchi di certi personaggi, alla fantasia sfrenata di altri, al gusto del gioco e dello scherzo di molti, nasce, racconto dopo racconto, una galleria di deliziosi quadri storici, di quella storia minore, che domina negli archivi dei villaggi o nella cronaca locale, ma non appare mai nei testi ufficiali.
La casa di ghiaccio, che dà titolo alla raccolta, ne è un esempio. Fatta costruire, quasi come gioco beffardo, per le nozze di due "scemi", Golicyn, un principe considerato un povero mentecatto, e una schiava la "Lercia", che aveva da sempre nascosto sotto la sporcizia una discreta bellezza, questa casa è un vero gioiello la cui durata però è limitata al rigore dell'inverno. L'arte di innumerevoli artigiani, scultori e incisori è destinata a sciogliersi ai primi tepori di marzo. Capricci dei potenti che con uguale leggerezza impongono torture inaudite ai loro nemici, li abbattono e li risollevano a seconda dell'interesse o del capriccio.
Lo studio accurato che traspare da tutte queste storie nulla però toglie alla gradevolezza della lettura, alla "leggerezza del tocco" della scrittrice e al fascino di un mondo che il travaglio odierno ha completamente oscurato.


La casa di ghiaccio. Venti piccole storie russe di Serena Vitale
Pag. 223, Lire 28.000 - Edizioni Mondadori (Scrittori italiani e stranieri) ISBN 88-04-47487-4



Le prime righe

1



Seicentoventi cani e due dozzine di cammelli seguivano Pietro II quando, l'8 settembre 1729, lasciò Mosca per l'ennesima battuta di caccia - una volta ancora a Gorenki, dove una volta ancora lo avrebbe ospitato Aleksej Grigor'evi_ Dolgorukov, padre del favorito Ivan. Il principe Aleksej si adoperò in ogni modo per allietare e svagare il sovrano che proprio nelle sue terre festeggiò il quattordicesimo compleanno; appena se ne presentasse l'occasione, lo lasciava solo con Ekaterina, la maggiore e la più bella delle sue tre figlie. Diciotto anni, aspetto soave, indole fiera e volitiva, Ekaterina Alekseevna aveva da tempo un'amorosa intesa con il conte di Millesimo, segretario della missione austriaca a Pietroburgo; l'ambizione cancellò ogni altro sentimento, la lusinga della corona le rubò il pudore: divenne l'amante dello zar. Convinto di aver tradito l'ospitalità, la fiducia delle persone che credeva a lui più devote, Pietro II agì come l'onore gli imponeva; tornato a Mosca, il 19 novembre annunciò al Consiglio Supremo e alle massime cariche militari il suo prossimo matrimonio con Ekaterina Dolgorukova; un ukaz le conferiva il titolo di "Altezza imperiale" e "augusta fidanzata", il clero doveva ricordarne il nome durante le funzioni religiose. Il popolo di Mosca esultò: il "piccolo sole bello" sposava una sua figlia, purissimo sangue boiaro; ora sarebbe rimasto per sempre nella vecchia capitale ripudiando definitivamente Pietroburgo, la "città di acqua e paludi" amica dell'Europa, i suoi "uomini nuovi", gli invisi costumi stranieri. Rabbia e sgomento si impadronirono invece degli innumerevoli nemici dei Dolgorukov - la potente, arrogante famiglia che da anni si accaparrava cariche, ricchezze, onorificenze. Erano già riusciti ad assoggettare la flebile volontà dello zar fanciullo, imparentandosi con lui ne sarebbero divenuti gli intoccabili reggenti.

© 2000, Arnaldo Mondadori Editore


L'autrice
Serena Vitale insegna Lingua e Letteratura russa all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Ha tradotto e presentato al pubblico italiano opere di Brodskij, Cvetaeva, Esenin, Mandel'stam, Nabokov, ecc. È autrice di saggi e monografie tra cui Il Bottone di Puskin, tradotto in sei lingue.


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




14 aprile 2000