Glen O. e Krin Gabbard
Cinema e psichiatria

"Sono stato in analisi per anni. Non è successo niente. Il mio analista, povero ragazzo, è divenuto così frustrato da mettere su un bar"

(Woody Allen)



Chi non ricorda Woody Allen sdraiato sul lettino dello psicoanalista (amatissimo seppur oggetto di alcune delle sue più caustiche battute) mentre parla della sua famiglia, della vita, degli incontri o della mamma (quella enorme, incombente mamma ebrea che dal cielo, di fronte a tutti, lo sgrida e gli suggerisce i comportamenti da adottare)? E Dustin Hoffman mentre in Chi è Harry Kellerman e perché parla male di me (1971) racconta al suo medico di essere perseguitato da un uomo che lo odia, che poi si scoprirà essere lui stesso? O, ancora, i celeberrimi film di Hitchcock Io ti salverò (1945) , La donna che visse due volte (1958), Psycho (1960)?
Molti registi, Hitchcock per primo ma anche Woody Allen, Brian De Palma (Omicidio a luci rosse, Vestito per uccidere - 1980 - dove un eminente psichiatra di Manhattan, interpretato da Michael Caine, si rivela un killer psicotico), Robert Altman (in Tre donne del 1977, ad esempio, c'è un grande lavoro sul sogno) e molti altri, celano in ogni film un rapporto con la psicoanalisi (e spesso la psichiatria) sia per tratteggiare il carattere e i limiti dei protagonisti sia per fornire spiegazioni, anche sottintese, dei loro comportamenti.
Esistono poi alcune opere (anche qui l'elenco è notevole) che vertono espressamente sul tema. Per citarne alcuni: Qualcuno volò sul nido del cuculo (1975) di Milos Forman (nel quale "il protagonista Randle McMurphy-Jack Nicholson diviene una figura simile a Cristo per cui la terapia con l'elettroshock è la corona di spine e la lobotomia la croce"), Zelig (1983) di Woody Allen, Freud (1962) di John Huston, Il silenzio degli innocenti (1991) di Jonathan Demme sono pochi esempi di una cinematografia che ha aiutato a portare la terapia psichiatrica, ed i problemi ad essa inerenti, al centro dell'attenzione sociale.
Cinema e psichiatria è un saggio con molte chiavi di lettura e con molte possibilità di analisi. Per temi, ad esempio: crisi di mezz'età (Sturdust memories - 1980, All That Jazz - 1979, Interiors - 1978); le ossessioni (Lenny di Bob Fosse o anche Il prigioniero della seconda strada - 1975, con un inimitabile Jack Lemmon stressato e autodistruttivo); il narcisismo (Re per una notte - 1983, di Martin Scorsese, ancora Zelig)... con un completo Indice che permette anche di cercare all'interno dei testi i riferimenti a registi e attori particolari.
Gli autori hanno anche tentato una interessante suddivisione cronologica, osservando le trasformazioni che la disciplina psicoanalitica ha subito nei decenni parallelamente alla sua rappresentazione filmica. L'evoluzione della figura dello psicoanalista, i diversi modi di rappresentarlo nei vari momenti storici, come anche l'evoluzione nella visione dei manicomi e dei trattamenti psichiatrici fanno di questa storia del cinema tematica una storia della società e del suo rapporto con la psiche e la malattia mentale.


Cinema e psichiatria di Glen O. e Krin Gabbard
Titolo originale dell'opera: Psychiatry and the Cinema, 2ª edizione

Edizione italiana a cura di Paolo Pancheri
Traduzione di Davide Zoletto
Pag. 478, ill., Lire 45.000 - Edizioni Raffaello Cortina (Saggi n. 17)
ISBN 88-7078-617-X



Le prime righe

INTRODUZIONE


Sono cresciuti insieme. Il cinema e la moderna psichiatria psicodinamica, entrambi ancora in giovane età, si trasferirono dall'Europa agli Stati Uniti all'inizio del secolo e vi si stabilirono saldamente nel giro di pochi decenni. La loro relazione è stata complementare, ma anche ostile. Come in un tentativo di collaborazione, la psichiatria e il cinema hanno tentato di penetrare il contenuto apparentemente casuale della vita di ogni giorno e di rivelare i segreti del carattere umano; dal momento poi che, nella nostra cultura, la cura e l'intrattenimento sono spesso collegati fra loro, sia i film che la psichiatria sono stati considerati terapeutici. La psichiatria ha fornito a chi realizzava i film un abbondante materiale, anche se consideriamo solamente le "motivazioni" di tipo psicanalitico che hanno guidato gli attori in tutti i generi cinematografici, dai musical ai western (Holland, 1959). I film sono divenuti il grande magazzino delle immagini che popolano l'inconscio, il territorio scelto dalla psichiatria psicanalitica. Irving Schneider (1985) ha sottolineato che già nel 1900 uno scrittore avrebbe descritto i propri episodi psicotici nei termini degli effetti di tipo "lanterna magica" dei primi nickelodeon. I primi registi surrealisti compresero anche che la produzione delle immagini oniriche nell'inconscio umano era fondamentalmente analoga al processo di "tagli" con cui vengono realizzati i film (Williams 1981) e l'industria cinematografica americana venne chiamata Traumfabrik o "fabbrica dei sogni" fin dal 1931 (Ehrenburg). Più di recente gli studiosi di film di orientamento psicanalitico hanno stabilito connessioni convincenti tra il linguaggio cinematografico e la descrizione freudiana del lavoro onirico (Metz, 1982).
Viste le opportunità che offrivano ai registi, gli psichiatri e la psichiatria hanno svolto un ruolo in quasi tutti i tipi di film, comprese comiche mute come Plastered in Paris (1928), film di gangster come Vicolo cieco (1939), film strappalacrime come Perdutamente tua (1942), film horror adolescenziali come I Was a Teenager Werewolf (1957), commedie sentimentali con Doris Day come Amore, ritorna (1961), film d'autore a basso budget come David e Lisa (1962) e film biografici sulla Hollywood di oggi come Frances (1982). In effetti ben più di quattrocento film che attraversano tutto lo spettro dei generi hollywoodiani fanno un qualche uso della psichiatria.

© 2000, Raffaello Cortina Editore


Gli autori
Glen O. Gabbard è direttore dell'Istituto di psicoanalisi di Topeka e professore di Psichiatria presso la facoltà di Medicina dell'Università del Kansas a Wichita. È autore di numerosi volumi, fra cui Psichiatria psicodinamica, e responsabile della sezione cinematografica dell'International Journal of Psycho-Analysis.

Krin Gabbard insegna cinema, letteratura e cultural studies alla State University di New York a Stony Brook.


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




7 aprile 2000