Thomas Hardy
Piccole ironie della vita

"Con un sentimento non dissimile alla disperazione, ella si voltò e riprese lentamente la via di casa."


L'opera più nota di questo scrittore inglese è Via dalla pazza folla, un triste spaccato della vita della campagna del Dorset descritta con grande dovizia di particolari. Ma la sua vena pessimistica, il desiderio di narrare la difficile lotta per la vita si manifestò in tutta la sua opera e si ritrova anche in questa raccolta, dove, tuttavia (come già sotteso nel titolo) vince l'ironia: la vendetta della vita sui suoi protagonisti non è analizzata con toni drammatici, ma con un sarcasmo che la rende (seppur nella tragedia di un inevitabile destino) più sopportabile.
Un figlio arido ed egoista, incentrato solo su se stesso, è il protagonista del primo racconto di Hardy Il veto del figlio. Una vedova vorrebbe risposarsi, ma il figlio-dittatore la costringe a desistere perché il pretendente (che lei conosce da tempo e che la ama veramente) non è all'altezza della loro posizione sociale. L'ironia in questo caso si trova nel crudele finale, mentre in Per contentare sua moglie, è nascosta nelle pieghe dell'invidia di una giovane donna per l'amica che sembra aver conquistato l'amore del suo fidanzato. Joanna, questo il suo nome, che in realtà stava per lasciarlo, decide, per ripicca, di sposarlo a tutti i costi. E mal gliene incorrerà... E che dire dello spirito quasi macabro che si ritrova in Qualche figura d'altri tempi? Il povero John Lackland (Giovanni Senzaterra, un nome un destino) ritorna dopo molti anni nel suo paese natale speranzoso di ritrovare gli amici lasciati e le cose familiari di un tempo. In realtà tutto è cambiato e i suoi compagni della giovinezza sono morti. Paradossalmente solo al cimitero potrà ritrovare l'anima del passato. Questi i fili conduttori di tutti i racconti: i figli si sostituiscono ai padri, le città alle campagne, si modificano i ruoli e le posizioni nella società, ma l'esistenza non cambia sostanzialmente, anzi, spesso le situazioni peggiorano, degenerano. È l'ironia della sorte che porta anche quei personaggi che potrebbero "riscattarsi" attraverso una crescita culturale a divenire in realtà "dolorosamente consapevoli delle tragiche leggi che governano l'esistenza, acuendone l'infelicità esistenziale, generandone l'irrequietezza e il disadattamento all'ambiente originario", come scrive Eloisa Paganelli nel saggio Il tempo e il ritorno, in appendice al volume.


Piccole ironie della vita di Thomas Hardy
Titolo originale dell'opera: Life's little ironies

Traduzione di Nora e Annie Messina
Introduzione di Annie Messina
Con una nota di Eloisa Paganelli
Pag. 364, Lire 15.000 - Edizioni Sellerio (La memoria n. 464)
ISBN 88-389-1508-3



Le prime righe

Il veto del figlio
I


Visti di dietro, i capelli erano castani, una meraviglia e un mistero. Sotto il cappello di castoro nero, sormontato dal ciuffo nero di penne, le lunghe ciocche intrecciate, ritorte e attorcigliate come i vimini di un paniere, offrivano un esempio raro, seppure alquanto barbarico, di arte ingegnosa. Si poteva capire che tali intrecciamenti e attorcigliamenti venissero congegnati per durare intatti un anno, o almeno un intero mese; ma che tutto ciò dovesse venir regolarmente demolito al momento di coricarsi, sembrava un inconsiderato sciupìo di buon lavoro.
E lo aveva fatto tutto da sé, poverina. Non aveva cameriera, e questo era quasi il solo talento di cui potesse vantarsi: per ciò non vi risparmiava tempo né cure.
Era una giovane signora invalida - ma poi non tanto invalida - seduta su di una poltrona a rotelle che era stata spinta in prima linea dentro un recinto verde, accanto ad un palco dove una banda musicale stava svolgendo un concerto, in un caldo pomeriggio di giugno. Il concerto aveva luogo in uno di quei parchi minori, o giardini privati, che si trovano nei sobborghi di Londra, e costituiva lo sforzo di un'associazione locale per procurarsi dei fondi a favore di un'opera pia. Nella grande città vi sono dei mondi racchiusi in altri mondi, e benché nessuno fuori da quelle immediate vicinanze avesse mai sentito parlare dell'opera pia, della banda musicale, o del giardino, il recinto era affollato da un pubblico che prendeva interesse alla cosa, e ne sapeva abbastanza.
Mentre la musica suonava, molti fra gli ascoltatori notarono la signora invalida, il cui capo di capelli, nella sua posizione elevata, invitata gli sguardi. Non era facile distinguere il suo viso, ma gli ingegnosi intrecciamenti di cui si è già fatto cenno, la bianchezza dell'orecchio e della nuca, e il profilo di una guancia né cascante né smorta, erano segni che inducevano ad aspettarsi di fronte una vera bellezza. Non di rado simili aspettazioni vengono deluse dalla conoscenza completa; e nel caso presente quando la signora, con un volger del capo, finì per mostrarsi, ella non era così bella quanto le persone dietro di lei avevano immaginato, ed anche sperato, senza sapere perché.

© 2000, Sellerio editore


L'autore
Thomas Hardy (1840-1928) è autore, fra l'altro, di Via dalla pazza folla, Il sindaco di Casterbridge, Giuda l'oscuro, Tess dei D'Ubervilles, La brughiera.


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




7 aprile 2000