Sandro Veronesi
La forza del passato

"Ritorno in casa pensando che in fondo è vero, quello che siamo veramente non lo sa nessuno, perché lo nascondiamo, e se non lo nascondiamo apposta lo nascondiamo d'istinto."


Può capitare che una semplice notizia, un'informazione non richiesta, una verità non supposta, arrivi e sconvolga la vita.
L'Italia, in quest'ultimo anno, è stata turbata dalla rivelazione che esistevano molte spie del KGB insospettabili, non solo politici, ma anche giornalisti, intellettuali, uomini dello spettacolo e della cultura. Ma Veronesi, ben prima della pubblicazione del dossier Mitrokhin, aveva già costruito un romanzo intorno a una vicenda simile: uno scrittore di libri per ragazzi, poco più che quarantenne, scopre che il proprio padre, considerato fino al giorno della morte, e anche dopo, un democristiano "fascistoide" e bigotto, era in realtà un russo italianizzato, un comunista, una spia del KGB. La rivelazione sconvolge così tanto Gianni, lo scrittore in crisi di creatività, che lo costringe a rivedere profondamente se stesso e l'immagine pubblica di sé, il proprio rapporto con la moglie, insomma la propria identità. E l'autore sa ben mostrarci, in un primo tempo, la paura che attanaglia il suo protagonista, minacciato dall'incontro, solo apparentemente casuale, con un uomo che sa molto di lui e che è invece per lui uno sconosciuto. Poi la fuga, il tentativo di mettere al sicuro il bene più importante, il figlio; quindi l'incomprensibile frequentazione con quell'uomo che sa troppo, assolutamente troppo del passato, anche recente, della sua famiglia, e infine la verità: suo padre era una persona assolutamente diversa da quella che lui aveva sempre creduto. A questa sconvolgente notizia se ne aggiunge un'altra, altrettanto scomoda: la moglie, bella e amatissima, lo aveva in passato tradito. Se poi, riflettendo su di sé, Gianni arriva a concludere che anche i libri da lui pubblicati con discreto successo, non sono che la semplificazione di opere di grandi autori della letteratura di ogni tempo e che quindi ha compiuto un particolare tipo di plagio, allora l'equilibrio e l'autostima iniziano a vacillare. Solo alcuni riferimenti mantengono il loro valore: i ricordi dell'infanzia, alcune poesie, alcuni film, brandelli di storia propria e altrui che non devono essere cancellati dalla memoria.
La forza del passato può essere rappresentata da alcuni versi di Pasolini (da cui è tratto il titolo del romanzo) o dalla grandezza di Orson Welles, ma anche dal ricordo delle merende semplici della propria infanzia, da particolari quasi insignificanti di una cultura pre-tecnologica ormai definitivamente cancellata e il libro è, oltre che un'ottima prova narrativa, una testimonianza del peso della memoria, della forza del passato appunto.


La forza del passato di Sandro Veronesi
Pag. 250, Lire 27.000 - Edizioni Bompiani
ISBN 88-452-4409-1



Le prime righe



- Lei - pausa - è un uomo triste?
Così mi ha detto, questa giornalista. È l'ultima domanda, dopodiché un assessore appena sconfitto alle elezioni mi stringerà la mano e mi consegnerà la busta con i quindici milioni del premio Giamburrasca - Narrativa per ragazzi. Quindici milioni. Valgono bene il peso di questa serata, consistente di lunga cena al ristorante in compagnia delle autorità locali, successiva cerimonia di premiazione nella sala-convegni inaugurata di fresco (c'è ancora odore di vernice), discorso del sindaco uscente, di quello entrante, della presidentessa della giuria, e intervista finale al vincitore effettuata da una giornalista con gli occhi a pesce lesso. E valgono, quei quindici milioni, anche tutte le insulse domande che la suddetta mi ha rivolto ("Fino a che età ha creduto a Babbo Natale?"; "Quale stagione preferisce?"; "Ho notato che non ha mangiato i dolci: perché?"), alle quali ho risposto con eroica diligenza - senonché improvvisamente tutto è stato reso agghiacciante dall'irruzione di una signora che si è impossessata del microfono per lanciare un appello affinché la si aiuti a tenere in vita artificiale suo figlio Matteo di nove anni (mio fedele lettore, ha precisato), dichiarato clinicamente morto a seguito di un incidente automobilistico e divenuto oggetto di un'accesa disputa cittadina a proposito dell'opportunità di fargli occupare a tempo indeterminato uno dei due respiratori automatici esistenti nella sala di rianimazione dell'ospedale. "Aiutatemi" ha detto con voce ferma. "Mio figlio vive la vita dei tulipani, delle siepi di alloro, e ha il diritto di continuare a viverla finché il suo cuore non cesserà di battere. Invece vogliono togliergli la macchina, vogliono prendersi i suoi organi. Fate qualcosa, vi prego: vogliono ucciderlo!" La donna è stata rassicurata dal sindaco entrante che nessuno toglierà a suo figlio la macchina che lo tiene in vita, e dall'uscente che la delibera per l'acquisto di altri due respiratori artificiali sarà approvata la settimana prossima, prima dell'insediamento della nuova giunta; quindi, con mia immensa incredulità, è tornata al suo posto per assistere al resto della cerimonia, e la giornalista ha ripreso l'intervista come se nulla fosse, rivolgendomi quest'ultima domanda: lei, pausa, è un uomo triste, punto interrogativo.

© 2000, RCS Libri


L'autore
Sandro Veronesi è nato a Firenze nel 1959 e vive a Roma. Ha pubblicato Per dove parte questo treno allegro, Gli sfiorati, Cronache italiane, Occhio per occhio. La pena di morte in quattro storie, Venite venite B-52, Live.


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




31 marzo 2000