Paco Taibo Ignacio II
Te li do io i Tropici

"Da quando sono entrato in possesso del cosiddetto uso della ragione, ho sentito che la scrittura, anzi l'instancabile esercizio della scrittura, con tanto di foglio bianco e tavolozza delle lettere dell'alfabeto in testa, era il mio destino, la mia gioia e la mia condanna."


Di Paco Taibo II si può proprio dire che è stato inevitabilmente e naturalmente scrittore. La fluidità della sua prosa, la spontaneità e genuinità del narrare appaiono al lettore come quelle doti naturali davanti alle quali non c'è scuola che possa competere. È come avere una bella voce, un buon tocco, si nasce così cantanti, pittori, musicisti, scrittori.
Questo ampio volume che raccoglie racconti, appunti, romanzi brevi, scritti vari dell'ultimo decennio, ne è la testimonianza e la riprova. I temi che ricorrono sono spesso autobiografici, ma più che di eventi della vita privata, in Paco, l'autobiografia è emozione, riflessione, testimonianza. Nato in Spagna, però si considera (ed è considerato dagli altri) messicano. E del Messico mostra le piaghe, i dolori, le sofferenze e il colore, la passione e il cuore. Di certo l'impegno civile è forte, la brutalità da cui tanti indios sono circondati, e che quotidianamente subiscono, viene da questo scrittore denunciata, così come la violenza politica o la corruzione capillarmente diffusa.
Ma anche nelle pagine dedicate alla Russia postcomunista, vi è il quadro di un paese disgregato, in cui ogni valore, ogni fede si è persa, sostituita da una nuova corsa all'oro, al guadagno facile, ottenuto con tutti i mezzi (più frequentemente illeciti).
Nel ricordo di Soriano, anche il calcio, diventa un modo di guardare la realtà: tanto più se calciatori lo si diventa in carcere (come il Chato) e se, partendo da quel gioco, è possibile parlare della tortura, degli abusi e delle persecuzioni politiche. Storie sporche, ancora più sporche se protagonisti sono personalità della politica, uomini e donne del sistema, personaggi noti della vita pubblica e del potere economico. Ma, dentro a un sistema corrotto, si sono create delle crepe ed è in queste che l'autore si pone, per allargarle, per renderle, col fascino della parola, sempre più grandi e lui "cittadino da fanteria", che vede che il "cambiamento non è dietro l'angolo" e che la strada si è "di nuovo allungata", non si chiude in casa ma prosegue una sua speciale battaglia fatta di storia e di romanzi. L'"attrazione fatale" per il Che, "santo laico" di una generazione, lo ha portato a scriverne una monumentale e notissima biografia, da cui emerge non solo il rivoluzionario, ma anche l'uomo con tutte le sue bellezze e i suoi limiti. Ed è davvero l'interesse per l'essere umano, per tutti gli uomini, il filo conduttore delle opere di Paco Taibo II: dal campesiño all'intellettuale, dal piccolo criminale al prigioniero politico, dalle donne (quasi sempre provenienti dai movimenti popolari degli anni Settanta) che rappresentano "la parte più valida della nuova amministrazione democratica" messicana, al nano violento, al cieco, allo scrittore utopista...


Te li do io i Tropici di Paco Ignacio Taibo II
Titolo originale: Así es la vida en lo pinches Trópicos

Traduzione di Simona Geroldi e Silvia Sichel
Pag. 448, Lire 32.000 - Marco Tropea Editore (Le Gaggie)
ISBN 88-438-0232-1



Le prime righe

Scriviamo


Scriviamo con la sensazione scostante che nulla di quanto stiamo imprimendo sulla carta avrà mai il potere di cambiare la storia, nemmeno quella di un destino individuale, eppure, allo stesso tempo, con la netta impressione che nell'intricata giungla cittadina di antenne televisive qualcuno ci stia ascoltando e tutto quanto un giorno potrà cambiare.
Scriviamo tronfi della passione logorata, ma non per questo meno ardente, di chi sa di dominare il linguaggio in un paese dominato dalle mode e dall'analfabetismo dell'efficienza; alle fiere del libro ci divertiamo a spargere la voce che sessanta nostri autografi, libro compreso, si possono barattare con uno di Maradona e due di Ronaldo.
Scriviamo spinti dalla vocazione per la volontà, la leggenda, l'utopia, l'umorismo nero, la satira, il melodramma involontario, il realismo accidentale. Scriviamo perché ci sembrerebbe di morire se non potessimo raccontare storie di fate e folletti, gli incubi dell'ultimo dittatore o la descrizione del campo da pallacanestro dopo la partita, e moriremmo davvero se smettessimo di farlo.
Scriviamo con tutta l'anima, con la disperazione di un disgraziato che rischia la vita sull'ultimo tram se non troviamo il tono giusto, se non riusciamo a costruire bene un personaggio secondario o a trovare la parola perfetta per descrivere lo smog della notte quando non ci è possibile vederlo.
Scriviamo perché crediamo nel potere della parola, nella sua suadente capacità trasformatrice; sappiamo che la letteratura è la più efficace arma di distruzione di neuroni avariati, simile a una grande navicella aliena in orbita nei nostri cervelli; sappiamo che nessuno può rimanere la stessa persona dopo aver letto il Diario di Anna Frank e che un uomo di quarant'anni non può essere razzista se da adolescente è stato un fanatico di Sandokan e di Salgari; sappiamo che laddove Lenin falliva, Robin Hood era sempre invincibile; sappiamo che si rimorchia molto più facilmente con le poesie di Neruda e che il conte di Montecristo è la personificazione del sacrosanto diritto alla vendetta, che da queste parti è diventata lo strumento politico più diffuso.
Scriviamo qui, nel luogo che ci ha scelto e che abbiamo fatto nostro, in questa America Latina ultima riserva di passioni in un pianeta decaffeinato e light. Nemmeno allo stadio terminale di un'infermità mentale scambieremmo la nostra condizione di narratori latinoamericani con il lauto conto in banca di qualche scrittore americano di best seller o di uno stilista modaiolo europeo.

© 2000, Marco Tropea Editore


L'autore
Paco Ignacio Taibo II è nato in Spagna, a Gijón, nel 1949. Dal 1958 vive a Città del Messico. Già docente universitario, giornalista, è autore di romanzi molto amati dal grande pubblico: Rivoluzionario di passaggio. Sentendo che il campo di battaglia, Ma tu lo sai che è impossibile, Ombre nell'ombra, Giorni di battaglia, Qualche nuvola, Il fantasma di Zapata, Senza perdere la tenerezza, Arcangeli.


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




31 marzo 2000