Arianna Dagnino
Uoma
La fine dei sessi

"La mappa socio-tecno-culturale delle società avanzate che siamo andati ricostruendo in queste pagine porta a preconizzare l'avvento di un'era in cui l'umanità - grazie alle nuove tecnologie elettroniche e ai crescenti successi nell'ingegneria genetica - potrà arrivare a dirigere da sé il passo e il corso della propria evoluzione."


Questo curioso saggio di Arianna Dagnino utilizza una tecnica espositiva particolare, mescolando capitoli di saggistica vera e propria alla trascrizione di dialoghi via e-mail tra un giovane studioso e una "cybersaputella" immaginaria, a interventi di autorevoli studiosi, sociologi, scienziati, medici, psicoanalisti...
Questo metodo di comunicare con il grande pubblico è di certo piuttosto accattivante, anche se talvolta penalizza le pagine di maggior impegno scientifico, e permette una lettura quasi leggera su problemi altamente complessi e spesso sconvolgenti.
Viene affrontato il tema della clonazione di esseri umani, vengono analizzate le straordinarie conquiste nel campo della genetica, si ipotizzano scenari perturbanti (la gravidanza maschile, ad esempio), si indica la strada di un utero artificiale che potrà sostituire la donna in questa funzione di "contenitore" della futura prole. A margine, ma non marginalmente, si prospetta il problema etico della liceità di tale strada intrapresa dalla scienza, si individuano i rischi e i possibili abusi di certe scoperte e, al contrario, si considerano le possibilità fortemente umanitarie di altre.
Tutto ciò, cioè questa rivoluzionaria forma di "dare la vita", ha e avrà sempre di più delle ripercussioni culturali altissime. Già oggi, il calo della natalità nei paesi fortemente industrializzati, mostra come sia in atto una notevole diminuzione del desiderio di maternità da parte della popolazione femminile (le crisi demografiche storicamente erano collegate a quelle economiche, oggi avviene invece il contrario), così come vari studi specialistici ci parlano di crollo del desiderio sessuale, soprattutto da parte delle donne, e di una crisi dell'uomo assediato da modelli maschili che lo vedono perdente e inevitabilmente frustrato, e da realtà femminili fortemente androgine, spesso più forti, solide, vincenti di lui. La rivoluzione tecnologica, infatti, è la prima che abbia visto la donna in posizione quasi avvantaggiata, tanto che pare sia addirittura migliore dell'uomo in certe attività e più abile e appassionata utente di Internet.
C'è, nella rivoluzione scientifica legata alla genetica, una componente di trasformazione culturale cui l'autrice dedica una sezione del libro che contempla anche la realtà di universi paralleli, puramente virtuali, ma fortemente condizionanti la vita di tutti i giorni.
L'umanità sta facendo i conti con qualcosa di sconosciuto, che un po' fa paura e un po' affascina: di certo non piace pensare che sia un'uoma a popolare il mondo (il termine è poi così sgradevole!), ma uomini e donne nuovi, uguali e consapevoli delle responsabilità storiche e morali che le scoperte, frutto delle loro intelligenze, hanno.


Uoma. La fine dei sessi di Arianna Dagnino
Pag. 269, Lire 25.000 - Edizioni Mursia (Fatti, testimonianze, reportages)
ISBN 88-425-2692-4



Le prime righe

CAPITOLO PRIMO
COMPUTER E MICROCHIP:
LA SECONDA PELLE


And you run and you run,
To catch up with the sun

E corri, e corri
Per raggiungere il sole

"Time", The dark side of the moon, Pink Floyd


Quando l'uomo creò il primo computer non seppe, in quel momento e ancora per molti anni dopo, di aver attivato la macchina che gli avrebbe permesso di modificare il passo e le modalità della sua stessa evoluzione.
Il primo a prevedere l'impatto stravolgente che la nuova tecnologia avrebbe avuto sulla vita umana fu Marshall McLuhan negli anni Sessanta, quando il computer era ancora un oggetto di culto per pochi adepti in grado di parlare l'astruso linguaggio della programmazione: "Il medium, o processo, del nostro tempo - la tecnologia elettrica - sta rimodellando le forme della nostra interdipendenza sociale e ogni aspetto della nostra vita privata. Ci obbliga a riconsiderare praticamente ogni nostro pensiero, azione... La nostra istruzione, la nostra famiglia, il nostro quartiere, il lavoro, il rapporto con gli altri". E perché no? Persino la nostra sessualità.
A distanza di poco più di trent'anni, la profezia di McLuhan si è avverata. Le tecnologie hanno finito per permeare la nostra intera esistenza, al punto tale che - a meno che non si verifichi un black-out - non ne siamo più nemmeno consapevoli.

Rob: Ho letto qualcosa su questa possibilità e le sue conseguenze; su come ci mostrerebbe la nostra totale vulnerabilità: il re è nudo.

Un rapporto simbiotico, difficilmente intaccabile ormai, ci lega alle nostre protesi meccaniche. Ascensori, automobili, lavatrici, telefoni, Pc non sono più "accessori", ma elementi ormai "indispensabili" al nostro vivere quotidiano; a meno che non si decida di rinunciare al benessere e allo stile di vita postmoderni per ritirarsi, sul filo di una consapevole regressione primordiale, nel mondo senza elettricità della savana delle origini. Ma anche lì, dove i ritmi seguono ancora il lento oscillare di una donna intenta a portare acqua e legna sulla testa (un'estetica che piace soprattutto a coloro che non ne debbono sopportare il peso), si rimarrebbe delusi. Le invisibili emanazioni di Internet - cioè della più avanzata espressione della tecnologia comunicativa del nostro tempo - sono arrivate anche nel cuore profondo dell'Africa nera.

© 2000, Gruppo Ugo Mursia Editore


L'autrice
Arianna Dagnino è nata a Genova nel 1963. Giornalista e studiosa dell'impatto delle nuove tecnologie sulla società, scrive e collabora come content provider per una serie di siti Internet e comunità online. Nel 1997, dopo anni di giornalismo tradizionale, si è trasferita in Africa, dove ha vissuto per tre anni scrivendo corrispondenze per varie testate giornalistiche. Nel 1996 ha pubblicato il libro I Nuovi Nomadi: Pionieri della mutazione, culture evolutive, nuove professioni e nel 1998 ha contribuito al libro Gen Electrica con il saggio L'Africa che scotta.


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




17 marzo 2000