Melania G. Mazzucco
Lei così amata

"Sì, potevo avere tutto, se mi comportavo in modo conforme alle regole, la legge esercita un potere anonimo ma inesorabile. Ma ho preferito starmene al gelo - là fuori, perché non voglio vivere in quel modo."


Il fascino straordinario di Annemarie Schwarzenbach, una creatura piena di dolore e irrequietezza, è stato reso con grande sensibilità da Melania Mazzucco che, in questa biografia, ha ricostruito non solo gli eventi della vita di Annemarie, ma i suoi sentimenti, le sue emozioni, i suoi drammi.
L'abile struttura narrativa, che intreccia presente e passato e che parte dal momento conclusivo della breve esistenza della protagonista (a cui è data una forte valenza simbolica) rende questa biografia un vero romanzo.
La ricchezza, l'eleganza, il prestigio della famiglia Schwarzenbach sembravano predestinare i propri discendenti ad una vita di agi, di potere e di felicità, ma richiedevano anche capacità di adattamento alle regole, accettazione del proprio status di privilegiati e ossequio alla morale dominante: mai suscitare scandalo, mai farsi notare dagli altri se non per elementi positivi.
Tutto ciò è insopportabile per Annamarie, così "diversa", così intelligente ed irrequieta, dominata dal rapporto con la madre a cui doveva dimostrare sempre qualcosa di sé, per la quale doveva essere speciale. Fin da giovanissima allora, nell'abbigliamento e nel comportamento, esce dai canoni: veste con abiti maschili, taglia i capelli come un ragazzo, si laurea (unica concessione fatta alla famiglia), si lega ad amicizie "pericolose". Erika e Klaus Mann sono le figure amicali più importanti della sua vita, con loro entra nell'ambiente colto e decadente dell'Europa degli anni Trenta, e sperimenta disperazione, solitudine, amore e abiezione. Il suo amore, il suo modello è Erika, ma chi invece è più simile ad Annemarie, nella sensibilità e nella debolezza, è Klaus e sarà con lui che conoscerà il dominio della morfina, l'estrema abiezione e la cupa disperazione dell'annientamento. Il suo fascino è e sarà sempre misterioso, colpisce la sua bellezza ambigua, la sua intelligenza e il desiderio di cercare strade diverse e non già percorse da battere. Da qui il viaggio in una perenne ricerca di emozioni, in un tentativo sempre frustrato di riconoscersi, di accettarsi e di farsi accettare, in fondo di conquistare l'unica donna che non era mai riuscita conquistare davvero: sua madre. Un marito non le cambierà la vita, lei sa amare con più passione le donne, per lui proverà un sentimento quasi materno, fin da subito penserà di divorziare e se non lo fa è perché quel matrimonio ha ben poca importanza nella sua vita. Il luogo dell'infanzia, l'Engadina, sarà una meta ricorrente nel suo vagabondare in posti esotici, lontani e pericolosi, abitudine del tutto inusuale per una giovane donna in quegli anni. L'arte, la scrittura, doveva essere per lei una forma di redenzione e di riscatto: aveva sempre vissuto di eccessi, e aveva sempre sofferto troppo, scrivere poteva essere per lei la salvezza. Subisce anche il manicomio, la violenza riservata in quegli anni ai pazzi, cerca di uscire dall'incubo della droga, cerca sua madre... Ma Renée teme quella figlia, sa che le sconvolgerebbe la vita e perciò la rifiuta, la allontana: solo nel momento estremo, quando ormai, vittima del più banale degli incidenti, sarà trasformata in un essere incosciente e innocuo, saprà correre da lei ed amarla. Nell'ultima fotografia fatta al giovane viso della figlia morta c'è tutto l'amore che non aveva mai voluto o potuto dimostrarle, la comprensione per quella vita in fuga, la sintonia con quell'anima ansiosa.


Lei così amata di Melania G. Mazzucco
Pag. 430, Lire 32.000 - Edizioni Rizzoli (La Scala)
ISBN 88-17-86311-4



Le prime righe

LA CADUTA
7 settembre 1942


Va'. La tua ora
non ha sorelle, tu sei
sei a casa.

Paul Celan

In Africa, alcune tribù della foresta equatoriale ritengono che quando un malato guarisce deve cambiare nome, e prenderne uno nuovo. La persona malata è morta, e quella che è riemersa è un'altra. Ciò perché al nome resta attaccata l'identità di prima, con tutto quel che ne consegue: sfortuna, destino e così via. La guida di Molanda le aveva assicurato che i bianchi non credono a certe superstizioni. E così, da quando era tornata in Europa, dopo tanti smarrimenti - risanata, o soltanto liberata - lei aveva ritrovato il nome che era sempre stato il suo: Annemarie.

In una luminosa giornata estiva, mentre il sole dissipa l'ultimo residuo della perturbazione scacciando dietro le montagne una capricciosa nuvola ritardataria, una bicicletta avanza sulla strada che serpeggia lungo la riva del lago, sospinta da pedalate vigorose e dal vento favorevole che soffia dal passo. Evita le insidie, scansa le rocce che infestano la riva, le buche scavate dalla pioggia, i rami bassi dei larici e le pozzanghere. Sobbalza sulle asperità del terreno, proiettando sull'acqua il simmetrico intrico di linee del telaio, l'armonioso cerchio delle ruote e l'esile figura del guidatore. Che però lì per lì non se ne accorge e continua a pedalare, leggera: è infatti una donna, quella donna - Annemarie. Staccando le mani dal manubrio, annoda dietro al collo la sciarpa di seta, stringe la sigaretta fra le labbra e si volta per verificare se il calesse a noleggio - lasciato indietro - riappare dopo la curva. La donna avanza fra sobbalzi e frenate, in un faticoso cigolio di ferraglia, mentre la sua ombra scura scivola sulla superficie del lago - lieve, silenziosa, imprendibile.

© 2000, RCS Libri


L'autrice
Melania Mazzucco è nata a Roma nel 1966. Il suo romanzo d'esordio, Il bacio della Medusa, finalista al Premio Strega e al Premio Viareggio, è stato tradotto in numerosi paesi. Nel 1997 ha pubblicato il radiodramma La vita assassina e nel 1998 il romanzo La camera di Baltus, ancora finalista al Premio Strega.


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




17 marzo 2000