Stefano Benni
Spiriti

"Così cominciò la fine del mondo."


Un libro dedicato a Fabrizio de André, al maestro di scuola del figlio e a due amici bosniaci che facevano il volontariato a Sarajevo, per "salvare gli intellettuali oscuri, quelli che sono al margine non perché ci si siano messi da soli ma perché nessuno li vuole ascoltare". Un libro caustico e duro, forse anche più duro del solito. Con l'età Benni non si è "integrato", ma è rimasto ai margini, anche lui, del sistema. E se ne compiace, come per un raggiunto traguardo. Se nei due titoli di Bar Sport aleggiava molto divertimento, solo saltuariamente toccato da una critica più diretta, qui troviamo riferimenti espliciti ai regimi politici democratici dell'occidente, con i loro evidentissimi errori e i protagonisti corrotti e ottusi.
Il presidente dell'Impero immaginato da Benni si chiama Morton Max "uomo assai potente ma che non conta niente". È un presidente da operetta, una caricatura del potere, la cui principale attività è l'organizzazione di un Megaconcerto sull'Isola in occasione del decimo anno della Dolce Guerra (una guerra combattuta in modo intelligente e "soft"). Attorno alla sua Villa Bianca, abitazione fantasmagorica circondata da un prato immenso di "ipererba" e campi da golf (occupazione precipua del presidente) in cui tutto è vero ma tutto sembra finto, ruota il mondo della politica e degli affari. E (c'è da stupirsi?) anche degli affari sporchi (scandali come il Sexgate, Moneygate, Hamburgergate...). "Maledetti, fottuti comunisti bastardi" è l'intercalare preferito del presidente, tra una nuotata in piscina (con il cane da recupero acquatico Baywatch) e i difficili rapporti con la stagista Melinda (che lo manda regolarmente "in bianco").
Un satellite dell'impero è il Reame del Gangster Catodico: Usitalia. Un reame nel quale "basta qualche televisione a rincoglionire tutti". Il maggior rappresentate del lontano paese è Berlanga, soprannominato Sua Innocenza, proprietario di "Trivù". E Berlanga sarà uno dei tantissimi invitati del Megaconcerto, evento in cui accadrà proprio di tutto: bombe e incidenti, catastrofi apocalittiche che non risparmieranno nessuno.
Ma accanto a questa realtà, quella del potere ufficiale, ne esiste un'altra, parallela, quella degli spiriti: esseri dispettosi, maghi, sciamani, folletti. L'intento di questi spiriti è riportare la terra alle condizioni di sereno equilibrio primigenio. Riusciranno a farlo?
Il gran finale del Megaconcerto chiude perfettamente questo libro "a metà fra satira politica ed evasione esoterica" come ha scritto Nello Ajello su La Repubblica. Benni continua a denunciare il disagio che si avverte, soprattutto nei giovani, di fronte a questo potere che intende telecomandare la società, appiattendo gusti e sensibilità (ma soprattutto le velleità di ribellione), soprattutto attraverso quell'arma micidiale che è diventata la televisione. Forse per questo motivo tra i suoi lettori più appassionati ci sono, da sempre, le nuove generazioni.


Spiriti di Stefano Benni
Pag. 307, Lire 28.000 - Edizioni Feltrinelli (I Narratori / Feltrinelli)
ISBN 88-07-01566-8



Le prime righe

PROLOGO


Una notte un uomo si svegliò in mezzo al deserto, senza sapere quanto aveva camminato, né perché.
Quando l'ultima nuvola scivolò via dalla luna, l'ombra dell'uomo si allungò come se sgorgasse dalla terra. Un filo d'acqua scorreva tenace nel greto screpolato del fiume, e non faceva più rumore di un respiro.
Alla nota del fiume si accordò un altro suono. L'uomo, con un bastoncino, batteva sul fango secco. Quel rumore ritmico, il pulsare di un cuore, richiamò qualcuno.
Dalle crepe della terra uscirono per prime le formiche rosse, dapprima in piccoli gruppi, poi in schiere compatte. Le seguirono le formiche nere dalle grosse teste dondolanti, le snelle dulciarie odorose di miele e le tagliatrici, reggendo le loro foglie come bandiere. Quel pulviscolo di piccole vite si radunò davanti all'uomo, che iniziò a intonare una sola profonda nota, come il vento dentro a un albero cavo. Uno sciame di vespe gli rispose da lontano, con un crescendo di violoncello. Gigantesche, arrivarono le libellule, posandosi in prima fila, e poi le locuste dagli occhi rotondi e la cavallette color berillio. La macchia sul suolo si agitava, disegnata da un pennello invisibile e delirante, gonfiata da rivoli di altre creature, le cocciniglie e le termiti, i porcellini di terra dal guscio corazzato e le scolopendre dalle cento zampe.
Vennero i ragni violinisti, volando appesi a un filo sospeso nel cielo.
Venne la tarantola pelosa come la mano di un mostro.
Venne il ragno dei sette punti, il cui morso non lascia tempo per i pentimenti.
Venne l'amaranta, che al sole sembra una goccia di sangue.
Vennero gli scorpioni, con le code ritte come lance, e dietro a loro i lombrichi rossi, le tremoline viscide e i vermi bianchi e ciechi che nuotano nel fango salmastro.
Una processione di scarabei lenti come dinosauri avanzò con leggero rumore di foglie secche, e dietro a loro si schierarono le mantidi coreute, con aggraziati inchini. Grigie ed enormi, brandelli di fantasma, si posarono le farfalle notturne. Giunsero volando le ammenofile cannibali, gli scelifron dal vitino sottile, le rissose vespe soldato. Sonoro come un accordo d'organo, si avvicinò lo sciame delle api, la cui ombra coprì per un istante la luna, e scese facendo grappolo intorno all'unico albero secco.

© 2000, Giangiacomo Feltrinelli Editore


L'autore
Stefano Benni è nato a Bologna nel 1947. Forse l'opera più celebre di questo autore, che ha lavorato molto anche per il teatro, è Bar Sport. Nelle pagine di Café Letterario potete leggere le recensioni di Bar Sport Duemila, Teatro, Blues in sedici, Leggere, scrivere, disobbedire, scritto con Goffredo Fofi.


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




17 marzo 2000