Luigi Guarnieri
L'atlante criminale
Vita scriteriata di Cesare Lombroso

"Prima di Freud è Cesare Lombroso il più grande narratore dell'incubo, il sommo romanziere dell'orrore, l'enciclopedista del crimine, della follia e della perversione."


"Cesare Lombroso ha avuto uno strano destino. Finché visse, fu celeberrimo: era sicuramente il più famoso tra gli italiani nel mondo, con le sole eccezioni di D'Annunzio, Caruso e Marconi... Ma quando morì, il padre dell'antropologia criminale trascinò con sé nella tomba le sue idee, i suoi discepoli e gran parte del polveroso ingombro della sua carta stampata". Dall'olimpo internazionale della scienza al dileggio generale. Così, brevemente, Guarnieri ci introduce alla figura carismatica e intrigante di Cesare Lombroso, fondatore dell'antropologia criminale e grande sostenitore dell'uso della fisiognomica come strumento di indagine conoscitiva sull'indole umana.
Erratica e tormentata la vita di quest'uomo dell'Ottocento: un'infanzia da Verona a Chieri al seguito di una famiglia ebrea scombinata e originale con un padre bibliofilo e una madre erede di commercianti e industriali. Poi l'incontro con Paolo Marzolo, medico e filosofo considerato un maestro, che lo incita a iscriversi alla facoltà di Medicina dell'Università di Pavia e il trasferimento, dopo due anni, a Padova. Qui si innamora perdutamente di una ragazza, Eloisa, che non lo ricambia. Nasce la necessità di mettere tra lui e l'amata molti chilometri per dimenticare: si sposta a Vienna. Tornato in Piemonte, Lombroso presenta domanda di ammissione nell'esercito e viene nominato medico aggiunto nel Corpo Sanitario Militare Piemontese, dove ha modo di accumulare una notevole esperienza diretta. Designato a far parte delle spedizioni contro il brigantaggio in Calabria, il neo-medico inizia gli studi teorici e la pubblicazione di saggi. Come civile, Lombroso fa esperienza nell'ospedale civico di Pavia. Spassosissima la descrizione di uno dei maestri di Cesare, il ben noto prof. Mantegazza, autore de la Fisiologia del dolore, con il quale tronca i rapporti per un malinteso (l'esimio professore non comprende che il suo ammiratore ha scritto una lode e non una condanna delle sue tesi), cosa del resto non rara per uno come il Mantegazza, velocissimo nello scrivere "si direbbe che scriva ancor prima di pensare... Il disastro, quindi, è inevitabile". Di personaggi come questo è piena tutta la sua storia. Originali e pazzoidi quasi come i malati che curano, stravaganti e disumani: Guarnieri fornisce del mondo accademico e professionale dell'epoca un ritratto incredibile, divertente e, purtroppo, del tutto vero.
Una relativa fama per Lombroso arriva con i suoi studi sulla pellagra, che gli causeranno anche molte delusioni per la scarsa considerazione ufficiale (la mancata assegnazione di un prestigioso riconoscimento sarà per lui un colpo molto duro). In compenso, il 10 aprile 1870, dopo molte resistenze, si sposa con Nina De Benedetti, una prosperosa ragazza di ben 10 cm. più alta di lui, che gli darà sei figli. E prosegue la sua attività sempre più mirata alla dimostrazione delle sue tesi sulle affinità tra delinquenti, alienati, selvaggi e uomini preistorici. Uno dei primi modelli delinquenziali studiati è un pluriomicida di nome Verzeni "monito estremamente efficace dell'urgenza di istituire in modo definitivo quei manicomi criminali - chiodo fisso di Lombroso - in cui collocare tutti quegli esseri nei quali non esiste più una netta linea di confine tra il delitto e la pazzia". Divenuto direttore del manicomio cittadino di Pesaro, Lombroso si ritrova molto "materiale" d'indagine a disposizione. Ma per varie vicissitudini deve rientrare a Pavia. Il 15 aprile 1876 esce il Trattato antropologico sperimentale dell'Uomo Delinquente, trattato di psicologia criminale fondato sull'esame dei fatti, pubblicato per i tipi di Hoepli, e la vita del nostro medico cambia. Il trattato comprende "l'esame somatico completo di 832 delinquenti italiani, oltre che quello di 46 crani". Risultato: una prima edizione esaurita dopo tre mesi, cui seguiranno altre edizioni aumentate e traduzioni in molte lingue. Secondo Guarnieri la sua grande popolarità è in parte merito della abilità narrativa: alcuni temi basilari della letteratura tardoromantica ottocentesca si ritrovano nella sua opera, che diventa così anche grande "romanzo" oltre che discutibile trattato scientifico. La descrizione dei Delinquenti nati, dei Ladri, degli Strupratori, cinedi, incendiari, dei Pederasti (le varie voci in cui il trattato si articola) sono mirabili e "godibili" proprio se lette al di là e indipendentemente dalla loro presunta oggettività tecnica. Vinta la battaglia sulla credibilità, Lombroso vince anche quella dell'assegnazione della cattedra di medicina legale all'Università di Torino e in seguito la nomina a direttore del manicomio cittadino. La sua fama come psichiatra cresce a dismisura, e, mentre il fedele maggiordomo Cabria "bazzica le taverne peggio frequentate" allo scopo di adescare pericolosi criminali e convincerli a lasciarsi visitare dal padrone, l'esimio medico apre le porte del suo studio gratuitamente ai malati, per avere a disposizione il maggior numero possibile di casi. L'inizio della crisi nasce, in sordina, con la pubblicazione dei primi saggi sull'occultismo, che trasformeranno la sua fama, intaccandone la già debole credibilità ufficiale. Dal Congresso Internazionale di Antropologia Criminale di Parigi del 1889 il percorso di questa disciplina prende altre strade, anche grazie agli studiosi francesi ostili all'opera dell'italiano. Entrano nella sua vita a questo punto medium ed esperti di spiritismo, ipnologi e studiosi di fenomeni paranormali: personaggi affascinanti che nel libro sono magistralmente descritti.
Il 19 ottobre 1909 Lombroso muore, lasciando dietro di sé una fama ancora notevole, ma intaccata per sempre dal dubbio sulla veridicità delle sue deduzioni. L'antropologia criminale seguirà altri percorsi dopo la sua scomparsa. Per ricordarlo, a Torino, c'è un museo "sospeso nel nulla", dove tutte le sue fonti di studio sono raccolte e catalogate. Nel silenzio delle sale, tra le vecchie teche, pare di vedere ancora il fisiognomo lavorare alle sue bizzarre tesi.
Raramente si incontra un saggio così divertente e ironico, così leggero ma al contempo ricco di notizie e informazioni dettagliate e rigorose. È il romanzo di una vita di cui molto si è detto, ma talvolta anche a sproposito, ed è una lettura appassionante.


L'atlante criminale. Vita scriteriata di Cesare Lombroso, di Luigi Guarnieri
Pag. 273, Lire 29.000 - Edizioni Mondadori (Scrittori italiani e stranieri)
ISBN 88-04-47491-2



Le prime righe



All'alba del 4 gennaio 1871, nella solitudine monacale del suo minuscolo laboratorio all'Università di Pavia, il dottor Cesare Lombroso sta finendo di scoperchiare il cranio del brigante Vilella. A detta dello stesso Lombroso, si tratta di "un tristissimo uomo d'anni 69, contadino, di Simeri Crichi, circondario di Catanzaro, condannato tre volte per furto e in ultimo per incendio di un mulino; ipocrita, astuto, taciturno, ostentatore di pratiche religiose, di cute oscura, tutto stortillato, il Vilella camminava a sghembo, e aveva torcicollo non so bene se a destra o a sinistra". Sarà: intanto, malgrado i suoi 69 anni (e la goffa camminata e l'ondivago torcicollo), l'arzillo brigante è ripetutamente sfuggito alla cattura saltabeccando come un capriolo per forre e crinali. È morto "per tisi, scorbuto e tifo" nel carcere di Vigevano, dov'era appena stato trasferito e dove Lombroso ha ottenuto il permesso di asportarne la testa.
Fino a quando non è riuscito a mettere le mani sul prezioso cranio del defunto malfattore, il giovane scienziato ha trascorso notti insonni, agitate: l'occasione è ghiotta, e lui non vuole assolutamente lasciarsela sfuggire. Non appena è libero di infierire sul teschio del brigante - "dolicocefalo, prognato, della forma e capacità ordinarie delle popolazioni calabresi" - Lombroso si affretta a riporre il compasso di spessore a branche curve (o compasso di Mathieu), il compasso scorsoio a branche rette, il nastro metrico in tessuto inelastico e il goniometro auricolare di Broca, coi quali ha misurato il cranio tanto concupito. Dopodiché si arma di un grosso scalpello seghettato e prende ad affondarlo a martellate nelle suture parietali del teschio, facendolo scricchiolare sotto i colpi. Lo muove la disperata speranza di provare la rivoluzionaria teoria che lo tormenta e lo ossessiona ormai da settimane. Così, pochi minuti scanditi da una febbrile eccitazione, nonché - soprattutto - dai cupi rimbombi delle martellate ed ecco che Cesare Lombroso scopre nel cervello del brigante Vilella la famigerata "fossetta occipitale mediana".

© 2000, Arnoldo Mondadori Editore


L'autore
Luigi Guarnieri è nato a Catanzaro nel 1962. Si è laureato in Lettere classiche a Pisa e diplomato in Scrittura cinematografica al Centro sperimentale di cinematografia di Roma (nel 1993 ha vinto il premio Solinas per la migliore sceneggiatura italiana). Scrive anche per la radio e per il teatro. Nel 1996 il Teatro Stabile di Torino ha prodotto e rappresentato la sua commedia Una pallida felicità. Un anno nella vita di Giovanni Pascoli. Vive a Roma.
Sulla figura di Lombroso nelle pagine di Café Letterario troverete anche la recensione di Il genio e l'alienista. La visita di Lombroso a Tolstoj, di Paolo Mazzarello.


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




17 marzo 2000