La biografia
La bibliografia
Vladimir Nabokov
Ada
o ardore

"Tutto ciò che Van trasse da quei contatti con la letteratura fu una sensazione di noiosa vuotaggine. Durante la stesura del libro aveva dovuto faticosamente ammettere quanto poco sapesse del pianeta sul quale viveva, proprio nel momento in cui cercava di ricostruirne un altro con frammenti difformi sottratti a cervelli malati."


Nabokov è autore troppo noto (forse più noto che letto) per non sentire l'immediato desiderio di affrontare l'impegnativa lettura di questa recente edizione italiana di Ada o ardore, un romanzo scritto nel 1969 e solo oggi pubblicato in una abilissima ed elegante traduzione italiana. Scritto quattordici anni dopo Lolita, quando ormai la notorietà, lo scandalo intorno al suo nome e la schiera di appassionati e fedelissimi lettori gli concedevano la piena libertà creativa, questo romanzo appare davvero una summa dell'arte compositiva di Nabokov.
La vicenda è collocata in un "paese che non c'è", una geografia fantastica, con toponimi allusivi e ironici che pare ricordare l'America, un luogo però in cui c'è una forte colonia di russi, che si muovono come se fossero in un loro territorio (oppure è così: sembra America, ma ci troviamo in Russia), spesso parlano tra loro in russo o in francese (lingua che gli intellettuali o gli aristocratici utilizzavano abitualmente), viaggiano, e anche i paesaggi o la fauna descritti appaiono difficilmente collocabili.
La quinta parte del volume "non è da intendersi come un epilogo; è la vera introduzione" ad Ada o ardore, una cronaca familiare, dice l'autore; e le precedenti quasi seicento pagine raccontano le vicende, ripercorse mentalmente dal protagonista, e talvolta narratore, Van (che ha ormai novantasette anni) di una famiglia nell'arco di quasi un secolo se la passione, che appunto si dimostrerà eterna, tra Van e la cugina/sorella Ada è esplosa ancora in età infantile. Ma non è la trama l'elemento di maggiore interesse, anzi talvolta quasi infastidisce, perché l'attenzione del lettore è indirizzata dall'autore sul gusto quasi morboso del particolare, del dettaglio sia linguistico che descrittivo, sul gioco ad aggiungere, più che a elidere, sullo studio delle reazioni spesso mascherate e nascoste ad emozioni o a stimoli. Dall'erotismo più ingenuo (la scoperta del sesso nella giovanissima Ada), perversamente ingenuo, falsamente e volutamente casto, anche nella descrizione della "rivelazione" del sesso maschile, per quella bambina dai capelli lucenti di nera seta, alla sessualità raffinata e quasi feticista dell'età più adulta, in cui l'amore è anche tradimento o gioco e in cui i partecipanti possono/devono essere più di due perché la fantasia possa meglio esprimersi, in questo romanzo si dà spazio all'essere in atto e non, come spesso in Lolita, all'immaginazione e alla tensione all'atto.
Ma non di meno i giochi mentali dei personaggi appaiono ininfluenti, anzi, ogni gesto è preceduto e seguito da mille fantasie, mille analogie, mille rimandi a pensieri, luoghi, circostanze, persone diverse.
Il mondo dello spettacolo, il cinema, la letteratura, appaiono sfondo frequente alle azioni: la finzione all'interno di una situazione immaginaria, come il romanzo, crea un gioco di specchi sublime.
Ma il romanzo è anche amore, o meglio, ardore. Qualcosa che brucia, ma non consuma e non si consuma, qualcosa che può assopirsi, ma non spegnersi, e invece è fuoco vitale, linfa che sa attraversare le morti (necessariamente premature e tragiche), ma non si lascia uccidere.
Un romanzo importante, questo di Nabokov, che pur nelle numerose citazioni, Proust innanzitutto, ricorda maggiormente Joyce e la sua concezione del tempo, un romanzo emblematico del peso e del ruolo della tradizione e nello stesso tempo della frattura irrimediabile che il Novecento ha compiuto (il tema del tempo, dello spazio e della relatività non è casuale).


Ada o ardore di Vladimir Nabokov
Titolo originale: Ada or ardor: a family chronicle

Traduzione di Margherita Crepax
Pag. 640, Lire 45.000 - Edizioni Adelphi (Biblioteca Adelphi 385)
ISBN 88-459-1504-2

le prime pagine
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1


"Tutte le famiglie felici sono più o meno diverse tra loro; le famiglie infelici sono tutte più o meno uguali" dice un grande scrittore russo al principio di un famoso romanzo (Anna Arkadievitch Karenina, trasfigurato in inglese da R. G. Stonelower, Mount Tabor Ltd., 1880). Questa asserzione ha poco, se non niente, a che vedere con la storia che verrà ora narrata, una cronaca familiare, la prima parte della quale è, forse, più vicina a un'altra opera di Tolstoj, Detstvo i otro_estvo (Childhood and Fatherland [Infanzia e patria], Pontius Press, 1858).
La nonna materna di Van, Dar'ja ("Dolly") Durmanov, era figlia del principe Peter Zemski, governatore del Bras d'Or, provincia americana nel Nordest del nostro grande e variegato paese, il quale aveva sposato, nel 1824, Mary O'Reilly, un'irlandese appartenente all'alta società. Dolly, figlia unica, nata nel Bras, sposò nel 1840, alla tenera e capricciosa età di quindici anni, il generale Ivan Durmanov, comandante della Yukon Fortress e pacifico gentiluomo di campagna, le cui terre nei Severn Tories (Severnija Territorii) formavano un mosaico nel protettorato ancora affettuosamente detto Estoty "russo", mescolandosi granoblasticamente e organicamente con il Canady "russo", o Estoty "francese", dove i colonizzatori, non solo francesi, ma anche macedoni e bavaresi, possono godere di un clima alcionio sotto le nostre Stelle e Strisce.
Il dominio favorito dei Durmanov era, tuttavia, Raduga, vicino alla cittadina che porta quel nome e al di là della vera e propria Estotiland, in quel riquadro atlantico del continente, tra l'elegante Kaluga, New Cheshire, USA, e non la meno elegante Ladoga, Mayne, dove avevano la casa di città e dove erano nati i loro tre figli: un maschio morto giovane e famoso, e una coppia di gemelle difficili. Dolly aveva ereditato la bellezza e il temperamento di sua madre, ma anche una vena più antica e ancestrale di gusto eccentrico, e non di rado deplorevole, che si rifletteva appieno, per esempio, nei nomi che aveva dato alle figlie: Aqua e Marina ("Perché non Aqua e Tofana?" si chiedeva il buon generale dalle regali corna di cervo con una sapida risata tenuta a freno, seguita da un breve, conclusivo colpo di tosse di simulato distacco - gli scoppi d'ira della moglie lo terrorizzavano).
Il 23 aprile del 1869, nella piovigginosa e calda, velata e verde Kaluga, Aqua, venticinquenne e afflitta dalla solita emicrania primaverile, sposò Walter D. Veen, un banchiere di Manhattan di antica ascendenza angloirlandese, che aveva a lungo condotto, e avrebbe presto ripreso, un intermittente, appassionato affaire con Marina. Quest'ultima, in un giorno imprecisato del 1871, sposò il primo cugino del suo primo amante, a sua volta Walter D. Veen, giovane senza dubbio non meno opulento, ma molto più noioso.
La "D" nel nome del marito di Aqua stava per Demon (una forma derivata da Demian o Dementius), e così lo chiamavano in famiglia. In società era generalmente conosciuto come Raven Veen o semplicemtne Dark Walter per distinguerlo dal marito di Marina, detto Durak Walter o semplicemente Red Veen. Il duplice e favorito svago di Demon consisteva nel collezionare antiche tele e giovani etere. Per non parlare di quanto gli piacevano le battute di mezza età.
La madre di Daniel Veen era una Trumbell, ed egli era sempre disposto a spiegare con ogni dettaglio - a meno che un secca-seccatori non riuscisse a sviarlo - come nel corso della storia americana un toro inglese, fosse potuto diventare una campana del New England. Tra i venti e i trent'anni Dan si era "messo in affari" e si era trasformato, con una facilità perfino eccessiva, in un mercante d'arte di Manhattan. Non aveva - quanto meno sul principio - una particolare inclinazione per la pittura, nessuna attitudine per l'arte di vendere, e nessun bisogno di scuotere con gli alti e bassi di un "mestiere" la solida fortuna ereditata da una serie di Veen molto più capaci e ardimentosi.


© 2000, Adelphi Edizioni

biografia dell'autore
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Vladimir Vladimirovic Nabokov, scrittore russo che ha scritto in lingua russa e inglese (Pietroburgo 1899 - Montreux, Svizzera, 1977). In seguito alla Rivoluzione si trasferì con la famiglia in Inghilterra, dove si laureò nel 1922 a Cambridge. Nello stesso anno suo padre morì assassinato a Berlino. Nel 1940 si trasferì negli Stati Uniti dove insegnò in prestigiose università e si dedicò alla sua attività di scrittore. Visse gli ultimi anni in Svizzera dove si dedicò all'entomologia, disciplina per cui nutriva una vera passione.

bibliografia
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I titoli sono tratti da
Alice CD,
il catalogo su CD-ROM
dei libri italiani
pubblicato da
Informazioni Editoriali.


Nabokov Vladimir, Cose trasparenti, tr. di Nabokov D., 1995, 147 p., Lit. 15000, "Piccola biblioteca Adelphi" n. 360, Adelphi (ISBN: 88-459-1178-0)

Nabokov Vladimir, Il dono, a cura di Vitale S., 1991, 474 p., Lit. 40000, "Biblioteca Adelphi" n. 236, Adelphi (ISBN: 88-459-0831-3)

Nabokov Vladimir, Il dono, a cura di Vitale S., 1998, 474 p., Lit. 22000, "Gli Adelphi", Adelphi (ISBN: 88-459-1351-1)

Nabokov Vladimir, Intransigenze, tr. di Bona G., 1994, 394 p., Lit. 40000, "Biblioteca Adelphi" n. 294, Adelphi (ISBN: 88-459-1100-4)

Nabokov Vladimir, L'invenzione di Valzer (e altri drammi per il teatro), a cura di Pasquinelli A., 1992, 108 p., Lit. 25000, "Interferenze" n. 18, L'Obliquo

Nabokov Vladimir, Lezioni di letteratura, a cura di Bowers F., tr. di Capriolo E., 1993, 456 p., ill., Lit. 28000, "Gli elefanti. Saggi", Garzanti Libri (ISBN: 88-11-67500-6)

Nabokov Vladimir, Lezioni di letteratura russa, a cura di Fredson B., tr. di Capriolo E., 1994, 376 p., ill., Lit. 28000, "Gli elefanti. Saggi", Garzanti Libri (ISBN: 88-11-67501-4)

Nabokov Vladimir, Lolita, 1995, Lit. 28000, "Cinema", Bompiani (ISBN: 88-452-2602-6)

Nabokov Vladimir, Lolita, tr. di Arborio Mella G., 1993, 395 p., Lit. 35000, "Biblioteca Adelphi" n. 278, Adelphi (ISBN: 88-459-0997-2)

Nabokov Vladimir, Lolita, tr. di Arborio Mella G., 1996, 395 p., Lit. 16000, "Gli Adelphi" n. 103, Adelphi (ISBN: 88-459-1254-X)

Nabokov Vladimir - Sikorskaja Elena, Nostalgia, tr. di Montagnani L., 1989, 136 p., Lit. 24000, "Lettere", Archinto (ISBN: 88-7768-009-1)

Nabokov Vladimir, L'occhio, tr. di Tessitore U., 1998, 101 p., Lit. 14000, "Piccola biblioteca Adelphi" n. 415, Adelphi (ISBN: 88-459-1393-7)

Nabokov Vladimir, Pnin, tr. di De Angeli E., 1998, 187 p., Lit. 26000, "Biblioteca Adelphi", Adelphi (ISBN: 88-459-1389-9)

Nabokov Vladimir, Re, donna, fante, tr. di Capriolo E., 1996, 290 p., Lit. 36000, "Biblioteca Adelphi" n. 327, Adelphi (ISBN: 88-459-1244-2)

Nabokov Vladimir, La veneziana e altri racconti, a cura di Vitale S., Lit. 25000, "Biblioteca Adelphi" n. 253, Adelphi (ISBN: 88-459-0910-7)

Nabokov Vladimir, La vera vita di Sebastian Knight, tr. di Cantoni De Rossi G., Lit. 25000, "Biblioteca Adelphi" n. 259, Adelphi (ISBN: 88-459-0939-5)


A cura di Grazia Casagrande


10 marzo 2000