Sue Miller
Mentre ero via

"Avere figli ti insegna che l'amore per gli altri è in grado di sopravvivere al disprezzo che gli altri mostrano per ogni singola parte di te. Che non devi crollare davanti all'urlo: 'Non lo capisci? Ti odio!', ma devi capire. Capire e accettare di essere odiata. Credo che sia uno dei regali più grandi che un figlio possa fare, a patto che non duri in eterno."


Il romanzo si svolge su tempi diversi: parte dall'oggi della protagonista e poi, grazie ad ampi flashback, porta il lettore a conoscere il suo passato.
Jo Becker è una serena veterinaria, ha un marito amorevole e affascinante, un pastore austero ma tutt'altro che noioso, tre figlie ormai grandi con le quali, superata la crisi dell'adolescenza, ha un rapporto forte, e una bellezza matura da cui si sente rassicurata. Una vita regolare, insomma, che scorre senza stanchezze e fastidi, che sembra aver cancellato un passato molto più caotico e vorticoso. Jo infatti è al secondo matrimonio, il primo era fallito quando era ancora molto giovane e irrequieta, in fuga dalla monotonia e da una educazione tradizionale. Ancor prima di concludere quell'esperienza fallimentare aveva stretto un forte legame con un gruppo di amici con cui sarebbe poi andata a vivere. Una specie di comune all'insegna dello "sballo" e dello spontaneismo, un'esperienza giovanile non rara in certi anni, né particolarmente marginale. Ma un episodio tragico aveva interrotto anche quella vita: una sera aveva trovato una delle amiche con cui viveva, brutalmente assassinata. Dopo lunghi interrogatori da parte della polizia e una travagliata riflessione sulla sua condotta di vita, Jo aveva iniziato un diverso percorso che l'avrebbe portata a Daniel, il suo secondo marito e alla serenità familiare.
Ma un uomo arriva dal passato, un vecchio amico che turba Jo e interrompe la sua quotidianità. C'è una rivelazione: il passato non può essere cancellato quando rimane impunito un delitto. E non aggiungerei altro alla trama, perché non è corretto anticipare la conclusione di un romanzo che, pur non essendo un thriller, possiede una forte suspence emotiva.


Mentre ero via di Sue Miller
Titolo originale: While I was gone

Traduzione di Elena Malanga
Pag. 288, Lire 28.000 - Edizioni Marco Tropea (Le Gaggie)
ISBN 88-438-0222-4



Le prime righe

Uno


È strano, suppongo, che quando ripenso a tutto ciò che è successo in quel terribile periodo, tra i ricordi più nitidi ci debbano essere alcuni momenti del giorno prima che tutto cominciasse. All'apparenza privo di un nesso con ciò che seguì, il ricordo in quei momenti è spesso una delle prime cose che affiorano quando rievoco quelle settimane, quei mesi: il preludio, la lunga, bella, oscura nota che udii ma scelsi di trascurare.
Silenzio tra noi. Gli unici suoni i rumori della barca: lo stridio degli scalmi quando mio marito vi infila i remi, lo scricchiolio quasi impercettibile del sedile di legno che accompagna i suoi movimenti, il turbinio liquido e oleoso dei remi nell'acqua e il suono della barca che si allontana veloce.
Ero sdraiata nel duro alveo della prua e mio marito mi dava le spalle. Tra una vogata e l'altra rimaneva immobile a lungo. I remi gocciolavano e poi cessavano, lentamente, di gocciolare. Tutto tornava com'era. A volte prendeva la canna da pesca e riavvolgeva un po' il mulinello, tirando da una parte o dall'altra. A volte lanciava di nuovo, ergendosi alto sopra di me, il filo sottile che sferzava l'aria con cerchi sempre più ampi e sibilava debolmente inarcandosi sullo sfondo del cielo prima che lo lasciasse andare.
Era una giornata di mezz'autunno, le foglie avevano cambiato colore da un pezzo. Il tempo era splendido. Ci prendevamo sempre un giorno alla settimana tutto per noi e se il tempo era bello spesso andavamo a pescare. O meglio, mio marito andava a pescare e io lo seguivo, di solito portandomi un libro da leggere. Anche quando le ragazze erano piccole ed era più difficile organizzarsi facevamo in modo di passare almeno parte della giornata da soli. In quei primi anni ci capitava di fare l'amore sulla barca o nei boschi: a casa avevamo poco tempo e poca privacy.
Era lunedì. Il giorno libero era sempre un lunedì, perché domenica era il momento di maggior lavoro per Daniel e il sabato lo era per me. Il lunedì era il nostro giorno di riposo.

© 2000, Marco Tropea Editore


L'autrice
Sue Miller è nata a Chicago nel 1943. È una delle scrittrici americane più apprezzate e i suoi romanzi, negli Stati Uniti, figurano regolarmente nelle classifiche dei best seller. Dopo aver pubblicato alcuni racconti, ha raggiunto la fama internazionale con La buona madre. Hanno fatto seguito: Foto di famiglia, Inventing the Abbotts, For Love e The Distinguished Guest. Vive attualmente a Boston.


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




10 marzo 2000