Germaine Greer
La donna intera

"Dappertutto, oggi, donne ridotte al silenzio sopportano fatiche, dolore e sofferenze infinite in un sistema mondiale che genera miliardi di perdenti per ogni manciata di vincitori. È arrivato il momento di arrabbiarsi di nuovo."


Schiave dell'aspetto fisico che deve rispecchiare un modello creato dall'uomo, dai media e dall'economia internazionale, obbligate a spendere cifre notevoli in creme di bellezza, rassodanti, interventi di micro o macro chirurgia estetica per stare "al passo con i tempi" (tempi che le portano a svolgere un doppio lavoro fuori e dentro casa) le donne hanno davvero continuato un cammino molto ben avviato verso l'autonomia e la consapevolezza? "Trent'anni fa pareva che i concorsi di bellezza sarebbero stati ben presto una cosa del passato, eppure quest'anno negli Stati Uniti se ne svolgeranno più di duemila". Un fenomeno irrilevante, secondario se volete, ma significativo. Cos'è successo nel frattempo? Come mai questa inversione di tendenza? Non stiamo a discutere se sia ancora tempo di femminismo o meno, se le donne abbiano ormai pari diritti e opportunità rispetto agli uomini, se sia ancora necessario "scendere in piazza". Le opinioni in merito sono discordanti anche all'interno dei movimenti più impegnati. Ma fare un'analisi del momento attuale, definire il "punto della situazione" è senza dubbio opportuno, ed è ciò che intende fare la Geer.
L'autrice ha rianalizzato, a distanza di molti anni, i temi caratterizzanti l'universo femminile, per valutarne l'evoluzione: l'atteggiamento nei confronti della bellezza, del cibo, il rapporto con il proprio corpo e in particolare con l'utero o il seno, il dramma dell'aborto, l'amore, il potere, i lavori domestici, le relazioni familiari, i figli, la solitudine... A ogni tema è dedicato un capitolo.
Particolarmente divertente l'analisi della figura della casalinga, ossessionata, oppressa, umiliata dall'immagine che di lei fornisce la pubblicità e il mercato e alla quale si sente in dovere di uniformarsi. Siamo certe che l'esigenza di una pulizia "totale" e continua, creata dalle grandi multinazionali che producono detersivi, sia anche nostra? Siamo sicure che gli elettrodomestici ci abbiano davvero migliorato la vita? Germaine Geer insinua un dubbio. E lo fa anche nei confronti del quoziente intellettivo delle donne-conumatrici, che poi in realtà siamo tutte noi, alla mercé delle catene di supermercati, "telecomandate" da offerte fittizie ed esigenze costruite e mandatarie di nuove schiavitù involontariamente causate da scelte non ponderate, "macchiate del sangue di forza lavoro povera". E la parità con l'uomo, l'uguaglianza? Forse anche in questo caso un'esigenza di affermazione si è trasformata negli ultimi anni "mascolinizzandosi", perché "la nozione di uguaglianza mantiene la condizione maschile come quella cui le donne aspirano". Le giovani donne stanno avviandosi verso questa strada, ma siamo certe che sia quella giusta? Non manterrà comunque una struttura gerarchica della società e maschilista, quindi distruttiva? Dalla dipendenza nei confronti dell'uomo a quella del mercato... Forse il vero progresso si avrà quando ogni donna saprà ragionare con la propria testa, senza lasciarsi condizionare. È difficile, ma non impossibile e non è un diktat del femminismo. Vale anche per l'uomo.


La donna intera di Germaine Greer
Titolo dell'opera originale: The Whole Woman

Traduzione di Adriana Apa
Pag. 383, Lire 34.000 - Edizioni Mondadori (Frecce)
ISBN 88-04-46984-6



Le prime righe

Ritrattazione


La donna intera è il seguito dell'Eunuco femmina, ed è il libro che a suo tempo dichiarai che non avrei mai scritto. Ero infatti persuasa che ogni generazione dovesse confrontarsi con i propri problemi e le proprie priorità, ed ero convinta di non possedere alcuna speciale autorità o vocazione per parlare a nome di donne di età, classe, background e istruzione diversi dai miei. Per trent'anni ho fatto del mio meglio per sostenere la causa del femminismo in qualunque forma si presentasse all'attenzione pubblica: volevo fosse chiaro che le "lesbiche col rossetto" e il sindacato delle prostitute, la Leche League, la Women's International League for Peace and Freedom e la battaglia per il sacerdozio femminile erano tutti aspetti della stessa lotta finalizzata a prendere coscienza dell'oppressione e a trionfare su di essa. Disapprovavo alcune strategie ed ero turbata, come d'altro canto era naturale, da alcuni dei conflitti più sostanziali; ma fu solo quando le femministe della mia generazione cominciarono ad affermare con manifesta serietà che il femminismo si era spinto troppo oltre, che non sono più riuscita a trattenermi. Quando poi si unirono al coro le femministe attente solo agli aspetti di costume a sostenere che il femminismo era giunto al punto da far loro conquistare il diritto di "avere tutto", vale a dire il denaro, sesso e moda, allora rimanere in silenzio sarebbe stato imperdonabile.
Nel 1970 il movimento era denominato Women's Liberation o, spregiativamente, Women's Lib. Quando l'appellativo libbers, liberatrici, venne abbandonato a favore di "femministe" ci sentimmo tutte risollevate. Nessuna di noi però si rese conto che, insieme alla parola, era l'ideale della liberazione che veniva meno: stavamo optando per la parità. Le lotte di liberazione non hanno come obiettivo l'assimilazione, ma piuttosto l'affermazione della differenza: si tratta di conferire dignità e prestigio a quella differenza e di insistere su di essa come condizione di autodefinizione e di autodeterminazione. Scopo della liberazione è realizzare a favore della popolazione femminile quel che è stato fatto per le nazioni colonizzate. Il movimento di liberazione delle donne non considerava le potenzialità femminili nei termini della realtà maschile: le femministe visionarie della fine degli anni Sessanta e dei primi anni Settanta sapevano bene che le donne non sarebbero mai state libere se avessero accettato di vivere la vita di uomini non liberi.

© 2000, Arnaldo Mondadori


L'autrice
Germaine Greer è nata a Melbourne, Australia, nel 1939. Leader storica del movimento femminista, insegna Letteratura inglese e comparata all'università britannica di Warwick. Con il suo primo libro, L'eunuco femmina, uscito in Inghilterra nel 1970, ha riscosso un successo internazionale. Tra gli altri titoli tradotti in Italia: Viaggio intorno al padre e La seconda metà della vita.


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




10 marzo 2000