La biografia
La bibliografia
Aldo Busi
Casanova di se stessi

"Per il resto, gli altri sentimenti delle cose umane sono ferite aperte e chiuse a intermittenza in una caotica rincorsa fra tempo e spazi... il tempo che impieghi a fuggire dal luogo della pena al luogo dell'oblio momentaneo... cui si riesce a dare un capo e una coda solo per convenzione, fino al prossimo dolore immane per un accadimento netto e improvviso che raggrumerà tutte le passate e inavvertite intermittenze in un unico cono di luce dentro il buio circostante... "


Un mondo che annovera molti Don Giovanni e ben pochi Casanova, molti predatori e pochi amanti, molti rapaci e pochissime colombe: questo è l'universo in cui si svolge la storia dell'ultimo romanzo di Aldo Busi, e, ahimè, anche la nostra vita. Essendo, su dichiarazione del suo autore, il romanzo conclusivo, quasi un testamento morale senza "messaggi", Casanova di se stesso, è un testo ricchissimo e complesso. La vicenda si intreccia con la riflessione, la "storia narrata" diventa strumento di analisi del ruolo e della funzione del narratore (ma anch'esso è un personaggio), che si fa specchio, talvolta fedele, talvolta deformante dell'autore.
Una funzione nuova, ma esplicitamente richiesta, è quella del "lettore" (è anch'esso un personaggio?), che integra, taglia, recide e accumula, che interpreta e giudica (non dovrebbe mai giudicare però, così intima l'autore!).
La vicenda è essenziale, ma non pretestuosa: i due cadaveri, trovati nudi in un letto di uno chalet sul lago, sono quelli di Eros Torellino e di Amato, il maestro elementare. Il suicidio dei due è stato attuato con un veleno di gloriosa e nobile memoria, la cicuta, e questo tipo di morte prevede una lunga agonia in cui la mente non rimane offuscata, quindi è pensabile che una socratica conversazione li abbia accompagnati lungo la strada verso il nulla e con ogni probabilità - questo almeno suppone il narratore scrittore Aldo Subi - l'argomento dibattuto dai due morituri era il biglietto posto nel dodicesimo volume delle Memorie di Casanova, (volume non casualmente trovato tra i due cadaveri) su cui si leggeva "Casanova di se stessi..." scritto dalla mano del padre di Carità Starace, un prete spretato e libertino, fascista nell'animo, più don Giovanni (predatore) che Casanova (amante).
La storia è tutta qui, ma non è di certo solo qui: i personaggi, quelli femminili soprattutto, sono guardati con l'occhio pietoso, e spietato nello stesso tempo, dello scrittore Subi che fa ampie incursioni nel testo e parla di sé, della sua visione del mondo e della scrittura e dà spazio anche all'autore Busi di fare il punto sulla propria scelta etica, anche se questo termine forse non gli piacerebbe. Eppure questo è un libro profondamente etico, essenziale e complesso nel significato: il dolore è l'unica autentica conquista, resta l'elemento di contatto tra esseri umani e di trasmissione tra le generazioni, diventa il senso e dà senso all'esistere. Ma deve essere un dolore senza vendetta e senza rabbia, vissuto anche con l'allegria della propria innocenza, della propria autentica purezza. Se, più di una volta, nel corso del tempo e dei suoi libri, Aldo Busi parla di sé come dello "Scrittore", in questo romanzo lo è pienamente, perché questo non è un prodotto, ma finalmente (merce davvero rara) un'opera di letteratura in cui si avverte il lavoro attento, preciso dell'autore, il dialogo con il lettore al cui consenso fa ben poche concessioni, a cui non permette tregue nel riflettere e nel "soffrire". Ma, se si accetta la sfida, si potrà capire che esseri Scrittori non è essere istrioni da talk show (il "personaggio Busi" che gioca col mondo della comunicazione è altro) né pennivendoli da supermercato della cultura.


Casanova di se stessi di Aldo Busi
Pag. 511, Lire 33.000 - Edizioni Mondadori (Scrittori italiani e stranieri)
ISBN 88-04-47492-0

le prime pagine
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"Carità? Pronto!" Ma sì, che mi frega, se quei due sciuretti dell'Eros e dell'amato, anzi, se quell'essere due in uno degli Amato-Eros sono morti per disgrazia o di morte naturale o di propria mano come si è accertato? Che mi frega, fossero pure stati assassinati o si fossero assassinati l'un l'altro? Uccidere è poi un reato così ingiusto? uccidere direttamente, intendo, faccia a faccia, o tu o io, senza ricorrere all'assassinio trasversale del più forte, del mandatario nell'ombra che incarica del suo crimine il criminale più debole, il manovale esposto agli incerti del mestiere, compreso quello di doversi accontentare della caparra? Uccidersi da uomini, sguardo nello sguardo, non alle spalle da vigliacchi, uccidere il rivale con le proprie mani a costo di rimetterci la propria pelle, uccidere senza demandare la morte del nemico - o la sottomissione del ribelle o la rimozione dell'ostacolo - al subdolo veleno delle leggi e dei tribunali e delle carceri e della graziosa burocrazia forense e sindacalista... Ah, farsi giustizia da sé dell'espiazione della pena di essere socialmente inferiori sempre e della forza contrattuale del servo che, sfruttato dalla produzione e dalle istituzioni, servo lo deve restare per sempre! Ah, lavare col sangue in un guizzo di lame e di pallottole frontali le convenzioni del sistema su chi può fare il cannibale con chi e farla franca - e impunemente rinnovare il pasto al sorgere del primo appetito.
Io ho l'arma della scrittura, a me è andata bene perché sono intelligente in un modo tutto mio, che mi dà le inermi apparenze della rassegnazione dell'uomo civile e dell'urbanità di facciata, ma io ho bazzicato tutti gli ambienti e per come li ho conosciuti io gli statali, gli uomini delle istituzioni, gli uomini di potere, che sono sempre uomini anche quando sono donne e che sono sempre statali anche quando sono dei privati e quando perdono di tasca propria trovano il modo di farsi rimborsare dalla tasca dei contribuenti cazzoni a paga fissa, cosa dovrebbe fare un cittadino per essere considerato oggettivamente intelligente e basta? cosa dovrebbe fare un bravo cittadino lavoratore di media intelligenza per fare qualcosa di positivo per il suo paese, nel nostro caso per l'Italia, per ripristinare un minimo senso dello Stato e della decenza pubblica e politica?
Dovrebbe imbracciare il fucile e far fuori un prete, un politico, un giudice, un poliziotto, un carabiniere, un finanziere, un generale, una burba che ha messo la firma, un industriale, un giornalista, un docente, un barone ospedaliero, un farmacista, un bancario, un uomo di cultura, un fedele, un difensore della pubblica morale, una checca, un macho, una figalessa al giorno... Un vigile no: troppo difficile trovarne uno in giro e comunque mai mettersi a cercarlo per ultimo, potrebbero passare settimane prima di potergli far saltare le cervella come agli altri e intanto le forze dell'ordine, del loro ordine che a te nella vita ha portato solo caos e scompensi, avrebbero tutto il tempo di beccarti e bloccarti; sempre il primo nella lista civica del cittadino mediamente intelligente deve essere, il vigile, una volta stanatolo... E poi, quel giorno stesso, compiuta l'opera di bonifica sociale del cittadino oggettivamente intelligente, completarla alla grande sparandosi in bocca e facendo fuori se stesso.
Dal mio personale calcolo dei pro e dei contro è così improbabile, ammazzandosene uno, rischiare di aver fatto fuori un uomo, se stesso compreso, di aver eliminato un uomo attivamente umano e non più passivamente animalesco, un uomo compiutamente libero, coraggioso, senza paura e sincero, senza religione, senza fanatismi, senza stampelle ideologiche tutte da una parte e fiero di sé e intransigente sul dare e l'avere, e tuttavia buono e generoso, umile e disarmato, allegro come solo chi è allenato al dolore senza vendetta lo è, un uomo riconoscente e smagliante verso ogni nonnulla della vita, un fascio di iris eccessivamente ornati di colori dai nomi imprendibili, un mazzo di peonie dal rosa petulante, un mazzolino di gelsomini, un buongiorno, un pompino, un sorriso, e un uomo che capisce che i bisogni degli altri non sono meno bisogni dei suoi se no tira e tira scoppia un'altra guerra, un uomo come me, per intenderci o, se sto tirando troppa acqua al mio ininvestigabile mulino, un uomo pubblicamente riconosciuto tale come mia madre il cui unico credo e crimine e libidine è l'uncinetto...


© 2000, Arnoldo Mondadori Editore

biografia dell'autore
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Aldo Busi è nato a Montichiari (Brescia) nel 1948. Oltre che scrittore è stato traduttore (importante la traduzione di Alice nel paese della meraviglie di Lewis Carroll per I classici Feltrinelli) e direttore della collana I classici classici della Frassinelli.

bibliografia
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I titoli sono tratti da
Alice CD,
il catalogo su CD-ROM
dei libri italiani
pubblicato da
Informazioni Editoriali.


Boccaccio Giovanni - Busi Aldo, Decamerone. Vol. 1, Lit. 38000, "Bur classici lusso", Rizzoli (ISBN: 88-17-11029-9)

Boccaccio Giovanni - Busi Aldo, Decamerone-Da un'italiano all'altro, Lit. 20000, "Bur classici" n. 183, Rizzoli (ISBN: 88-17-11183-X)

Busi Aldo, Alatyel. Patéd'homme, 1999, Lit. 14000, "Oscar narrativa" n. 1701, Mondadori (ISBN: 88-04-46606-5)

Busi Aldo, Aloha! (Gli uomini, le donne e le Hawaii), 1998, 238 p., Lit. 26000, "Letteraria", Bompiani (ISBN: 88-452-3592-0)

Busi Aldo, Altri abusi. Viaggi, sonnambulismi e giri dell'oca, 359 p., Lit. 14000, "Oscar narrativa" n. 1329, Mondadori (ISBN: 88-04-38025-X)

Busi Aldo, L'amore èuna budella gentile, 2 ed., 1997, Lit. 12000, "Oscar narrativa" n. 1640, Mondadori (ISBN: 88-04-43330-2)

Busi Aldo, L'amore trasparente, Lit. 12000, "Oscar originals", Mondadori (ISBN: 88-04-42765-5)

Busi Aldo, Casanova di se stessi, 2000, 512 p., Lit. 33000, Mondadori (ISBN: 88-04-47492-0)

Busi Aldo, Cazzi e canguri, 1998, 224 p., Lit. 12000, "Tascabili", Frassinelli (ISBN: 88-7684-538-0)

Busi Aldo, Cazzi e canguri (pochissimi i canguri), 1994, 215 p., Lit. 24500, "Narrativa", Frassinelli (ISBN: 88-7684-285-3)

Busi Aldo - Covito Carmen, Il cortigiano da un italiano all'altro, 1993, 400 p., Lit. 40000, "Bur classici lusso", Rizzoli (ISBN: 88-17-11046-9)

Busi Aldo, La delfina bizantina, 3 ed., 1997, Lit. 15000, "Oscar narrativa" n. 1650, Mondadori (ISBN: 88-04-43214-4)

Busi Aldo, Madre Asdrubala. All'asilo si sta bene e s'imparan tante cose!, 1994, 192 p., Lit. 18000, "Passepartout", Mondadori (ISBN: 88-04-37445-4)

Busi Aldo, Manuale del perfetto gentilomo, 1992, 112 p., Lit. 19500, Sperling & Kupfer (ISBN: 88-200-1538-2)

Busi Aldo, Manuale del perfetto gentiluomo, 1999, Lit. 13000, "Oscar narrativa" n. 1714, Mondadori (ISBN: 88-04-47169-7)

Busi Aldo, Manuale della perfetta gentildonna, 1999, Lit. 13000, "Oscar narrativa" n. 1720, Mondadori (ISBN: 88-04-47342-8)

Busi Aldo, Nudo di madre (manuale del perfetto scrittore), 1997, 160 p., Lit. 25000, "Letteraria", Bompiani (ISBN: 88-452-3083-X)

Busi Aldo, Per un'apocalisse piùsvelta, 1999, 176 p., Lit. 26000, "Letteraria", Bompiani (ISBN: 88-452-3942-X)

Busi Aldo, Le persone normali-La dieta di Uscio, 1994, 238 p., Lit. 13000, "Oscar narrativa" n. 1411, Mondadori (ISBN: 88-04-39080-8)

Busi Aldo, Una pioggia angelica, 1987, 20 p., Lit. 15000, "Interferenze" n. 6, L'Obliquo

Busi Aldo, Seminario sulla gioventù 4 ed., 1989, 354 p., Lit. 38000, "Fabula" n. 7, Adelphi (ISBN: 88-459-0651-5)

Busi Aldo, Seminario sulla gioventù 9 ed., 1997, 348 p., Lit. 13000, "Oscar narrativa" n. 1379, Mondadori (ISBN: 88-04-43804-5)

Busi Aldo, Sentire le donne, 1993, Lit. 12000, "I grandi tascabili" n. 275, Bompiani (ISBN: 88-452-2025-7)

Busi Aldo, Sentire le donne, Lit. 26000, "Letteraria", Bompiani (ISBN: 88-452-1780-9)

Busi Aldo, Sodomie in corpo 11, 2 ed., 1994, Lit. 14000, "Oscar narrativa" n. 1360, Mondadori (ISBN: 88-04-38446-8)

Busi Aldo, Suicidi dovuti, 1996, 448 p., Lit. 29500, "Narrativa", Frassinelli (ISBN: 88-7684-419-8)

Busi Aldo, Vendita galline km. 2, 1996, Lit. 15000, "Oscar narrativa" n. 1629, Mondadori (ISBN: 88-04-42343-9)

Busi Aldo, La vergine Alatiel, 1995, Lit. 18000, "Passepartout", Mondadori (ISBN: 88-04-40068-4)

Busi Aldo, Vita standard di un venditore provvisorio di collant, Lit. 15000, "Oscar narrativa" n. 1359, Mondadori (ISBN: 88-04-38447-6)


A cura di Grazia Casagrande


25 febbraio 2000