John K. Galbraith
Facce note
Quasi un'autobiografia

"La forza politica di Kennedy aveva anche un'altra origine: era straordinariamente fedele a se stesso, ed era pienamente consapevole dell'importanza di tale atteggiamento."


Soltanto un personaggio come Galbraith può regalare ai lettori un'autobiografia che è un testo di storia contemporanea. Una galleria di nomi illustri: presidenti degli Stati Uniti, figure di potere della Germania nazista, il padre dell'India moderna, donne illustri e grandi consigliere dei loro ancor più illustri mariti, tutti raccontati con la naturalezza e la spontaneità di chi li ha frequentati e ha intessuto con loro rapporti d'amicizia.
Avendo ormai quasi cento anni Galbraith può descrivere con la naturalezza del testimone, il dibattito che precedette il lancio della bomba atomica su Hiroshima, l'allegria con cui venne accolta la fine del proibizionismo, o la comune frequentazione dell'Università di Cambridge con Nehru, capo di stato straniero con cui l'economista americano ebbe uno stretto rapporto d'amicizia.
Un episodio in particolare è, secondo me, da ricordare in questa densa biografia: non riguarda gli Stati Uniti, ma la Grecia e precisamente Andreas Papandreu. Imprigionato dai colonnelli allora al potere, era quasi sicura la sua prossima fucilazione, ma un intervento di Galbraith su Lyndon Johnson e un messaggio di quest'ultimo piuttosto risoluto ("ho detto a quei greci bastardi di lasciar stare quel figlio di puttana") non solo gli salvò la vita, ma gli permise un dignitoso esilio in Canada, dove insegnò, fino al suo rientro in Grecia e alla sua affermazione sulla scena politica di quel Paese.
Aspra fu la divergenza di opinioni sul Vietnam e sull'intervento americano in quell'area così strategicamente importante del mondo tra Johnson e Galbraith, entrambi amici fin da ragazzi, entrambi liberals roosveltiani. La frattura fra i due non divenne mai esplicitamente pubblica né, in quegli anni, se ne conobbe la durezza, ma fu causa di una definitiva separazione tra i due che, dalla metà degli anni Sessanta, non si videro più.
Ma, andando a ritroso nel tempo e nel libro, altrettanto interessanti sono le pagine riservate a John F. Kennedy e al suo clan, alla sua potente famiglia, alla bella moglie Jaqueline. In quegli anni sarebbe stato impensabile il chiacchiericcio dei media sulla vita privata del presidente che oggi domina la stampa americana o i dissensi all'interno dello staff della Casa Bianca: era uno stile di vita e di governo, fortemente voluto da Robert. "Egli rese assolutamente chiaro che non era consentito criticare pubblicamente la politica presidenziale o esprimere dissenso; era anzi inconcepibile", dice Galbraith, e di certo, ossessionati come siamo dalle avventure erotiche di Clinton, non possiamo non vedere del positivo in questa forse troppo autoritaria mentalità.


Facce note. Quasi un'autobiografia di John K. Galbraith
Titolo originale: Name-Dropping

Traduzione di Corrado Bertani
Pag. 220, Lire 28.000 - Edizioni Rizzoli
ISBN 88-17-86332-7



Le prime righe

1

Facce note


I libri, come chi li scrive, hanno una vita propria, imprevedibile. A controllarne lo sviluppo è l'atto stesso di scrivere. Quando iniziai questo libro intendevo descrivere la personalità politica - ovvero le caratteristiche personali e pubbliche che, per quanto ho potuto vedere, permisero ai grandi leader del nostro secolo di influenzare o dominare la scena politica. Di questa intenzione si trovano ancora tracce nelle pagine che seguono, però essa ha cessato di costituire il loro scopo centrale.
A mano a mano che il lavoro procedeva, infatti, al posto di tale proposito cresceva l'interesse dell'autore - e confido che sarà lo stesso per il lettore - per la percezione che di alcune grandi figure politiche ebbero i contemporanei, me compreso. Mi chiesi allora che cosa ricordassi dei miei incontri privati e dei miei rapporti pubblici con Franklin D. Roosevelt, Eleanor, i Kennedy, Nehru e altri. Alla fine tali ricordi hanno preso il sopravvento, non senza qualche rischio.
Memorie e aneddoti in cui si racconta dei propri incontri con persone famose e importanti sono una forma collaudata di autoincensamento. Per loro tramite l'autore fa capire che lui c'era. Il mio proposito non è questo; è invece quello di informare e forse, se si presenta l'occasione, di divertire. Esiste tuttavia il pericolo che i critici meno tolleranti ravvisino un mio eccessivo compiacimento nello sciorinare nomi celebri. Spero che gli accusatori saranno spiazzati da questa preventiva confessione di colpevolezza.
Non tutto ciò che segue riguarda le personalità politiche del mio tempo. Frequenti digressioni sono dedicate alla mia esperienza personale e alle responsabilità che mi vennero affidate, in quanto ritengo che possano rivelare qualcosa sulle persone di cui parlo, e forse ancor più su chi scrive; il che per questo genere letterario non costituisce un'eccezione.

© 2000, RCS Libri


L'autore
John K. Galbraith è professore emerito di economia a Harvard. Ha scritto libri ormai classici, fra i quali Breve storia dell'euforia finanziaria. Le sue opere più recenti sono Cose viste, La buona società, Soldi. Da dove vengono, dove vanno.


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




25 febbraio 2000