Peppe Lanzetta
Tropico di Napoli

"In un pomeriggio afoso roba da andarsene ai tropici, alle Maldive, a Rio, e invece stavano in quella sorta di EL PASO di nessuno, in quella terra desertica di zombi, scannati, camorra, delinquenza e pezzidimerda."


Un luglio torrido, afoso, umido e pesante. Un luglio difficile da sopportare in ogni luogo, ma specialmente in alcune vie, alcune case di Napoli. E non solo per questioni climatiche. Sono luoghi in cui si svolgono drammi, in cui corre molto più del "male di vivere": in cui non si può neppure vivere. Perché alcune esistenze sono così infelici, sono fissate in modo così ineluttabile da non permettere mai di risalire a galla per respirare un po' di quell'ossigeno destinato solo ad altri? Ancora una volta Peppe Lanzetta ci fa sprofondare nelle sabbie mobili di esistenze senza sbocco, di tragiche vite senza via d'uscita. I temi sono i medesimi che già in molti altri libri questo eccezionale autore napoletano ci ha fatto conoscere molto, molto da vicino: la prostituzione, la tossicodipendenza, l'usura, la morsa della camorra... Tutti sappiamo che queste realtà esistono e ne conosciamo la drammaticità, ma la capacità di Lanzetta di descriverle con il pathos e l'intensità di una tragedia classica sono uniche. Escono dalle sue pagine gli archetipi della tragedia greca, le figure-simbolo di una società corrotta, scardinata, consumata sin nelle sue viscere più profonde.
Eppure l'umanità di Lanzetta mantiene desideri, sogni, slanci d'impegno e d'energia. Saranno forse pulsioni inutili, ma permettono loro di sopravvivere, di non mettere fine alla propria esistenza.
Filo rosso del romanzo, personaggio che unisce le singole, disperate vicende personali, è il "cattivotenente", un uomo oberato di debiti con usurai e approfittatori. Con un ritmo altalenante la sua storia si sviluppa lungo la strada, ma non è fondamentale per l'autore. Per Lanzetta sono importanti Willy il parrucchiere gay, che deve sposarsi per forza, ma che si è innamorato del rude fratello della moglie; Tonino detto Jonnybigud, il cantante melodico ossessionato dagli impegni per matrimoni, cresime e comunioni; Scintillone, il tossico, sempre alla ricerca di soldi e droga; l'usuraio coi capelli unti, una figura laida sin dentro l'anima; Umberto, portiere ruffiano dell'Hotel Gelsomino, sfruttatore dei giovani disposti a prostituirsi nelle stanze dell'albergo; il Piranha, gestore di un Supermercato discount, strozzino insensibile; la Carogna, un prestasoldi, tale di nome e di fatto; Franco, il "marchettaro" dell'Hotel Gelsomino; la signora Dora, un cliente di Franco... Personaggi che anche quando ridono lo fanno "come per nascondere un male, una tragedia annunciata che nessuno avrebbe potuto evitare".


Tropico di Napoli di Peppe Lanzetta
Pag. 197, Lire 25.000 - Edizioni Feltrinelli (I Canguri / Feltrinelli)
ISBN 88-07-70120-0



Le prime righe



"Devi portare un foglietto."
"Ma dove cazzo lo trovo?"
"Trova un foglietto e ti rinnovo l'operazione... ma questo perché sei tu..."
"Senti Ciro, io ti voglio pagare e tirami fuori da questa storia... basta, non ce la faccio più a correre, rinnovare..."
"Sì, ma devi portarmi un assegno... perché lo sai, non ce li ho io, li ho passati, ho fatto pure un paio di telefonate per cercare di recuperare il tuo, ma niente da fare... Ora faccio l'ultimo tentativo... chiamami oggi alle tre."
Carmine Santojanni, detto il cattivotenente, mise giù e decise che alle tre non avrebbe più chiamato.
Sapeva che l'usuraio gli stava mentendo... L'assegno ce l'aveva lui e non intendeva fermarlo, l'assegno sarebbe arrivato in banca puntualmente e sarebbero stati cazzi suoi... o trovava i soldi per non essere protestato o al massimo si presentava dall'usuraio con un nuovo assegno da rinnovare sul quale pagare puntualmente l'interesse.
S'era stancato di correre dietro a tutti quei casini, ormai era a pezzi e appara qua appara là non gli rimaneva il tempo per riuscire a lavorare, a occuparsi delle sue cose.

Alle tre guardò il telefono e non compose quel maledetto numero.
Non voleva più essere preso per il culo.
Stava mentendo a se stesso, perché sapeva che prendere tempo era solo una grande bugia, era un rimandare, un alibi per nascondere chissà quale paura o in attesa di chissà checosa.
Decise che pure avendoci dieci o cento foglietti a disposizione non sarebbe più andato da nessun usuraio.
In quello stesso momento, da un'altra parte della città, nel Vasto, a ridosso della ferroviacasbahfigliadiputtananapoletana nell'ufficio sifaperdire di un altro usuraio, una sedicente avvocatessa, in realtà un'imbrogliona della provincia, stava raggirando il vecchio usuraio ormai afflitto da problemi di ipertensione e acciacchi vari.
Con la sua parlantina, il suo eloquio forbito aveva promesso al vecchio di risolvergli alcuni problemi di carattere giuridico, promettendo mari e monti, alleggerendo qualunque questione, sbandierando inopportunamente false conoscenze in Tribunale, Pretura o addirittura presso la Corte dei Conti a Roma.

© 2000, Giangiacomo Feltrinelli Editore


L'autore
Peppe Lanzetta è nato a Napoli nel 1956. Attore e autore, per il teatro ha scritto e rappresentato tra le altre pièces Napoletano pentito (1983), Roipnol (1984) e Lenny (1988). Ha partecipato a film di importanti registi italiani: Tornatore, Cavani, Loy, Piscicelli, Martone e Asia Argento. Ha pubblicato Incendiami la vita, Figli di un Bronx minore, Un Messico napoletano. Nelle pagine di Café Letterario troverete le recensioni di: Un amore a termine e Una vita postdatata.


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




25 febbraio 2000