©Ugo Nespolo
Ugo Nespolo


Si reputa un buon lettore?
D iciamo un lettore discreto.


Qual è il primo libro che ha letto con passione?

U n libro che mi leggeva sempre mio padre, e che poi ho continuato a leggere da solo: un libro de La scala d’oro intitolato Sigfrido. Sono riuscito a ritrovarlo tanti anni dopo in una bancarella e l’ho ricomprato. Aveva delle illustrazioni molto impressionanti per me, perché erano realizzate in stile decò-impressionista, con colori forti, con fiamme che bruciavano, con i Nibelunghi e le foreste incantate, il drago...

Quindi sin dall’inizio l’immagine è stata importante per lei.

E videntemente sì perché quello è un libro che ricordo come se lo vedessi ora.

E le letture “di formazione”?

M i ricordo che da ragazzino (si tratta forse di letteratura trash...) c’erano i primi Gialli Mondadori che ho letto sempre volentieri. Ad esempio amavo tutta la serie di Ellery Queen. Li ricordo molto bene, anche perché rappresentavano una novità, specie per un ragazzino di provincia come me. Con il passare del tempo mi sono sempre più interessato ai libri sulla storia dell’arte: monografie di artisti, in particolare. E ancora mi è rimasta questa passione, infatti credo di possedere una discreta biblioteca che cerco sempre di arricchire. Più avanti ho cominciato con la letteratura “dotta” e in particolare con la poesia.

Parliamo allora di poesia...

S ono un lettore di poesia. Tra l’altro ho anche fatto recentemente un libro con Alda Merini, in edizione pregevolissima, tutta fatta a mano, e un altro con Jean-Michel Butor, un libro curioso perché è fatto in sole 15 copie, tutte scritte a mano da Butor e disegnate a mano da me.

Più che un libro, un’opera d’arte.

S ì. Adesso invece sto preparando un libro con Mario Luzi e un altro con un cantautore, Ivano Fossati, per il quale ho disegnato le scene dei nuovi concerti: sarà un libro di suoi testi illustrati dai miei disegni.

Cosa significa realizzare le illustrazioni per un libro?

È una cosa molto impegnativa. Attualmente sto lavorando a un testo che per me è stato molto importante: l’Apocalisse di Giovanni. Della versione tradotta da Bruno Forte, uscirà un’edizione pregiata, con tavole e composta con i tipi a mano e i caratteri Garamond da l’Imprimerie Nationale Française di Parigi (un libro tirato in sole 1000 copie). Il volume verrà presentato da filosofi e teologi di fama internazionale a Roma, nel mese di maggio. Per illustrare questo volume ho impiegato molti mesi, perché ho dovuto “calarmi” nel testo, verificare cosa è stato fatto in precedenza da altri, citare e vedere le fonti. Questo tipo di libri è molto impegnativo.

Cosa legge in questi giorni?

U n libro di Truman Capote che non avevo mai letto, A sangue freddo: un romanzo molto impressionante che evidenzia il tema della pena di morte. E poi ho letto gli ultimi titoli che mi mancavano di Thomas Bernhard: Il soccombente e Il nipote di Wittgenstein.

Narrativa contemporanea italiana?

N on ne sono attratto per nulla. Sto leggendo un saggio di Frediano Sessi su Auschwitz. Sono stato anche ad Amsterdam a fare una ricerca e ho trovato i materiali che mi interessavano su Anna Frank, al di fuori dei libri che già ci sono, perché vorrei realizzare un’opera su questo tema. Il romanzo “all’italiana” non mi attira; non voglio dire che non ci siano bravi scrittori, ma mi interessa più la saggistica, o, se leggo narrativa, vado più a ritroso a ripescare titoli “storici”.

Un libro assolutamente da leggere.

Tartarino di Tarascona di Alphonse Daudet. Un libro che consiglio tantissimo. È una lettura un po’ inusitata che abitualmente non si sceglie, ma è una fonte immensa di saggezza, di piacere, di divertimento e di leggerezza, soprattutto. Come il grande Calvino. Da leggere e da rileggere. Senza dimenticare Tartarino sulle Alpi...

A cura di Giulia Mozzato


11 febbraio 2000