Paul Virilio
La bomba informatica

"Il noto disturbo del processo di maturazione, con i suoi disordini intellettuali, sessuali, affettivi, psicomotori... e l'immaturità d'individui che restano bloccati nella loro infanzia sarebbero l'esito logico e l'ultima metamorfosi di tare tecnologiche divenute ereditarie?"


Cosa hanno in comune la teoria della perspectiva di Leon Battista Alberti e l'ever changing skyline, la linea d'orizzonte dell'epoca dei grandi pionieri americani? Il medesimo ordine di idee, la medesima radice storica, secondo Virilio: il Rinascimento italiano. Gli Stati Uniti sono "più italiani che olandesi, tedeschi, russi, spagnoli o addirittura più italiani che WASP" e l'occidente in generale affonda le radici nell'eccezionale periodo storico del Rinascimento italiano e vede fondatori dei suoi cardini fondamentali negli uomini che dell'Umanesimo furono i creatori. L'America non è "Rembrandt e Walt Disney", come scriveva Ray D. Bradbury e a conferma di questo Virilio ricorda che "quando Bill Gates ha recentemente voluto spendere i suoi piccoli risparmi, non ha acquistato un Rembrandt ma il manoscritto del Codice Leicester di Leonardo da Vinci". L'"effetto frontiera", i grandi orizzonti della prospettiva e gli spazi sconfinati producono individualismo e sbriciolano la società in nuclei poco più che familiari. L'ancor più immenso universo delle tecnoscienze, senza più confini né limiti spaziali, amplificherà questo isolamento rendendo la società ancor più "ingovernabile", ma assolutamente "plagiabile" per debolezza o per interesse, creando al contempo un essere umano indefinibile, inafferrabile e "virtuale".
La multimedialità, la rete, i sistemi informatici hanno trasformato la geografia che conosciamo in qualcosa di diverso. La periferia del mondo è laddove questi sistemi non si siano ancora sviluppati. Al contempo il collegamento in rete multimediale crea nuove comunità, definite "virtuali" e un nuovo tipo di "rapporti di vicinato" ("teleprossimità sociale") con nuove unità di tempo e di luogo della coabitazione fisica. La "mondializzazione esige che gli uni e gli altri si osservino e si confrontino incessantemente" e che il potere abbia un controllo totale sulla comunità, in funzione della sua stessa sopravvivenza nella prevenzione di un nuovo tipo di "terrorismo virtuale".
Una critica alla visione americana del futuro (un cyberspazio multimediale in cui la comunicazione avverrà unicamente tra coloro che saranno all'altezza di parteciparvi, tagliando fuori del tutto una fetta enorme dell'umanità) non può prescindere dalla ricerca di un'etica. Ma quale etica è possibile se la globalizzazione economica porta quasi inevitabilmente una visione distorta dello sviluppo tecnologico e scientifico? È il caso dell'ingegneria genetica e della clonazione umana: alcuni comitati di saggi (formati "a casaccio" con scienziati e tecnici, alcune "rare personalità morali" e rappresentanti dei grandi trust...) potranno presto giustificare la clonazione umana, rendendola "legale agli occhi delle popolazioni creduli o avidi di profitti". In questa nuova realtà globalizzata la scienza si confonde con il guadagno, la pubblicità con la realtà obiettiva, l'arte con la pornografia e il vero pericolo è una "bomba a tempo" che potrebbe "scoppiare" in ogni momento, devastando completamente il pensiero umano.


La bomba informatica di Paul Virilio
Titolo originale dell'opera: La bombe informatique

Traduzione di Gabriele Piana
Pag. 150, Lire 25.000 - Ed. Raffaello Cortina (Scienza e idee n. 59. Collana diretta da Giulio Giorello)
ISBN 88-7078-611-0



Le prime righe

I


Civilizzazione o militarizzazione della scienza?
Se la verità è ciò che è verificabile, la verità della scienza contemporanea è, più che l'ampiezza di un progresso, quella delle catastrofi tecniche da essa provocate.
Trascinata per circa mezzo secolo nella corsa agli armamenti dell'era della dissuasione tra Est e Ovest, la scienza si è evoluta unicamente nella prospettiva della ricerca di performance limite, a scapito della scoperta di una verità coerente e utile all'umanità.
Divenuta progressivamente TECNO-SCIENZA, prodotto della confusione fatale tra strumento operativo e ricerca esplorativa, la scienza moderna si è separata dai suoi fondamenti filosofici e si è sviata, senza che nessuno fosse contrariato per questo, a eccezione di alcuni responsabili ecologici o religiosi.
Di fatto, se "l'esperienza del pensiero" è all'origine delle scienze sperimentali, come non notare oggi il declino di questa procedura mentale e analogica, a vantaggio di procedure strumentali e digitali capaci, si dice, di stimolare il sapere?
Realtà operativa dello strumento tecnico, verità risolutiva del pensiero scientifico, due aspetti fondamentalmente distinti della conoscenza che tuttavia si sono appena fusi, senza che nessuno sembrasse allarmarsene.

Meno attaccata alla "verità" come un tempo, che all'"efficacia" immediata, la scienza va ormai alla deriva, verso il proprio declino, la propria decadenza civica... Fenomeno panico dissimulato dal successo dei suoi apparecchi, dei suoi attrezzi, la scienza contemporanea si perde nell'eccesso dei suoi presunti progressi. Un po' come l'offensiva strategica si esaurisce nell'estensione delle sue conquiste tattiche, la tecnoscienza distrugge viavia le sapienti risorse di ogni conoscenza.
Come uno sport olimpico in cui i prodotti eccitanti e altri anabolizzanti rovinano il senso dello sforzo degli atleti con l'abuso della farmacopea, la scienza dell'estremo si allontana dalla sua paziente ricerca della realtà per partecipare a un fenomeno di virtualizzazione generalizzata.

© 2000, Raffaello Cortina Editore


L'autore
Paul Virilio, filosofo e urbanista, insegna all'École Spéciale d'Architecture e al Collège International de Philosophie di Parigi. Tra i suoi libri: Estetica della sparizione (Napoli 1992) e La deriva di un continente (Milano 1994).


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




18 febbraio 2000