Ernesto Sábato
Prima della fine
Racconto di un secolo fine

"La lettura mi ha accompagnato fino a oggi, trasformando la mia vita grazie a quelle verità che solo l'arte possiede."


Dopo venticinque anni di silenzio, il grande scrittore argentino ha deciso di pubblicare la sua autobiografia, quasi un testamento letterario e morale destinato soprattutto ai giovani e coloro che "si avvicinano alla morte, e si chiedono a che pro e perché abbiano vissuto". Uscito in Argentina nel 1998, Prima della fine ha avuto un grandissimo successo forse dovuto anche al piacere di rileggere in forma molto particolare, quella che è stata non solo la storia personale dello scrittore, ma la storia collettiva di una nazione, di una cultura molto sfaccettata e di un popolo duramente colpito dal potere.
Al centro della narrazione c'è la casa, edificio reale e metafora della famiglia, con le sue radici ben piantante in due continenti: quello Americano dove è vissuto e quello europeo, che l'ha visto meteora fuggente e dove sono le storie dei suoi avi, originari di Paola, un paese calabro. Si leggono come crepe sull'intonaco della facciata tutte le vicissitudini di una vita difficile (ma affascinante), legate a quelle di una famiglia segnata dal dolore. Una casa d'origine e una "della vita", dove con la moglie Matilde e i figli è rimasto a lungo, e che al termine del libro lascia anch'essa in eredità a testimonianza di una esistenza. "Questa è la casa che con Matilde siamo venuti ad abitare quasi sessant'anni fa, dove trascorse l'infanzia dei nostri figli ... Dove abbiamo vissuto la povertà, ma anche gli avvenimenti più importanti della nostra vita ... Voglio che la casa resti com'è, con le sue crepe e le pareti mezze scrostate ... questa casa in cui nacque la mia opera e in cui morì Matilde, e il giardino con la vecchia araucaria, il gelso e i pini centenari."
Un'infanzia isolata, solitaria, paurosa, con una madre protettiva che non vuole rischiare di perdere questo figlio come già era accaduto con il precedente (il primo figlio battezzato con il nome di Ernesto), poi gli studi superiori dedicati principalmente alla fisica, l'indipendenza, l'impegno politico, Parigi, l'università e il Laboratorio Curie, la crisi che lo allontanerà dalla scienza, il ritorno in Argentina, il crescente desiderio di scrivere ... Il libro è anche una carrellata di nomi importantissimi, grandi protagonisti della vita culturale del Novecento, che hanno incrociato Sábato lungo il proprio cammino: dal gruppo surrealista di Breton (Oscar Domínguez, Péret, Marcelle Ferri, Matta, Francés, Tristan Tzara) a Irène Curie; dagli intellettuali conosciuti a Buenos Aires (Borges, innanzitutto, ma anche Patricio ed Estela Canto, Rodolfo Wilcock e Mastronardi) al biologo polacco Nowinsky con il quale collaborò per l'Unesco, a Victoria Ocampo, entusiasta sostenitrice dell'esordio narrativo dell'amico, ad Alfredo Wiess, Camus, Gombrowicz... l'elenco sarebbe ancora lunghissimo. Non c'è autocompiacimento nell'enumerare tutti questi nomi. È il semplice scorrere della vita che ha portato lo scrittore a incontrarli. Una vita rimasta sobria, talvolta quasi umile, malgrado tutto.


Prima della fine. Racconto di un secolo di Ernesto Sábato
Titolo originale dell'opera: Antes del Fin

Traduzione di Paola Tomasinelli
Pag. 159, Lire 19.000 - Ed. Einaudi (Gli struzzi n.515)
ISBN 88-06-15368-4



Le prime righe

Parole preliminari


Ho accumulato molti dubbi, tristi dubbi sul contenuto di questa specie di testamento che tante volte mi hanno spinto a pubblicare; alla fine mi sono deciso. Mi dicono: "Ha il dovere di terminarlo, i giovani sono senza speranze, sono angosciati e credono in lei; non può deluderli". Mi chiedo se merito tutta questa fiducia, possiedo gravi difetti che loro non conoscono, cerco di esprimerlo nel modo più delicato, per non ferirli, loro hanno bisogno di credere in qualcuno, in mezzo a tanto caos, non solo nel mio Paese ma nel mondo intero. E il modo più delicato è dire loro, come ho scritto spesso, che non si aspettino di trovare in questo libro le mie verità più sconvolgenti; quelle le troveranno nelle mie finzioni, in quei sinistri balli in maschera che, solo così, dicono o rivelano verità che non oserebbero confessare a volto scoperto. Anche i grandi carnevali d'altri tempi erano come una catarsi collettiva, qualcosa di essenzialmente sano, qualcosa che permetteva all'uomo, ancora una volta, di sopportare la vita, di farsi carico dell'esistenza, e sono addirittura arrivato a pensare che se Dio esiste, sicuramente è mascherato.
Sì, scrivo questo soprattutto per gli adolescenti e i giovani, ma anche per coloro i quali, come me, si avvicinano alla morte, e si chiedono a che pro e perché abbiamo vissuto e sopportato, sognato, scritto, dipinto o, semplicemente, impagliato sedie. Insomma, nonostante mi fossi rifiutato di scrivere queste pagine ultime, lo faccio solo nel momento in cui il mio io più profondo, il più misterioso e irrazionale, mi spinge a farlo. Forse aiuterà a trovare un senso di trascendenza in questo mondo infestato di orrori, di tradimenti, di invidie; di abbandoni, torture e genocidi. Ma anche di uccelli che con il loro canto risvegliano la mia anima, all'alba; o di piccole emozioni quotidiane, come quando la mia vecchia gatta viene ad accoccolarsi sulle mie ginocchia, o quando osservo il colore dei fiori, a volte così piccoli da doverli guardare da molto vicino.
Modestissimi messaggi che la divinità ci offre a dimostrazione della sua esistenza. E non solo attraverso le innocenti creature della natura, ma, anche, incarnata in quegli anonimi eroi come quel pover'uomo che, durante un incendio scoppiato in una bidonville, entrò per tre volte in una baracca di lamiera in cui erano rimasti imprigionati alcuni bambini - i genitori li avevano lasciati per andare al lavoro - fino a morire nell'ultimo tentativo. Mostrandoci che non tutto è miserabile, sordido e sporco in questa vita, e che quel povero essere anonimo, come quei fiori, è una prova dell'Assoluto.

© 2000, Giulio Einaudi Editore


L'autore
Ernesto Sábato è nato a Rojas, vicino a Buenos Aires, nel 1911. Laureato in fisica, nel 1945 ha abbandonato la scienza per dedicarsi alla letteratura. Eletto presidente della Comisión Nacional de la Desaparición de Personas nel 1983, ha pubblicato molti libri, tra i quali sono usciti in Italia: Il tunnel e Sopra eroi e tombe.


A cura di Grazia Casagrande
e di Giulia Mozzato




18 febbraio 2000