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Banana Yoshimoto Honeymoon Lei sollevò i suoi occhi neri e limpidi verso di me e mi fissò. La sua espressione diceva che più del sole dorato del tramonto, più dei ciliegi, voleva guardare me. Non guardarmi con questi occhi, pensai. Occhi che contemplano tesori, montagne, mari, occhi che sembrano dire: non ho paura di morire, mi fa soffrire solo il fatto che non potrò vederti più. Ogni autore, inesorabilmente, è legato ad alcuni temi ricorrenti che scandiscono i ritmi della sua narrazione, lo stile della scrittura e ne segnano la personalità di scrittore. Per Banana Yoshimoto questi temi sono la morte, la solitudine, la ricerca di un misticismo alternativo, il valore dellamicizia e dei legami familiari. Tutti i suoi romanzi percorrono queste strade principali, seguendo poi percorsi diversi a seconda delle direzioni che lautrice decide di prendere durante il cammino. La morte: che sia quella di un animale domestico o di un essere umano, rimane unesperienza traumatica e carica di conseguenze sia morali che pratiche. Lamicizia più profonda può trasformarsi in amore col tempo, mentre certi legami familiari possono sciogliersi o rafforzarsi, mutare radicalmente o diventare talmente labili da sembrare cancellati, generando solitudine e dolore. Spesso la Yoshimoto rappresenta genitori quasi inesistenti, attirati da forti impulsi mistici o da nuovi legami personali che li trascinano lontano sia geograficamente che sentimentalmente. A questultima categoria appartiene la madre della protagonista, Manaka (una giovane donna di ventitré anni), allontanatasi quando la bambina era ancora neonata. A sopperire questa assenza è subentrata una matrigna dolcissima ed è rimasto un padre un po originale ma molto attento. Come la madre di Manaka, anche i genitori di Hiroshi, il suo vicino di casa, sono partiti, al seguito (in questo caso) di una setta religiosa, lasciando tutta lincombenza della sua educazione allanziano nonno. I due giovani sono cresciuti insieme, prima guardandosi con diffidenza e poi mano a mano imparando a conoscersi, come amici. E che questa splendida amicizia si sia trasformata in amore e in un matrimonio è conseguenza naturale di eventi lineari. Con grande semplicità linguistica, la Yoshimoto descrive con delicatezza, con toni leggeri i caratteri dei protagonisti: solitari e un po introversi, con alcune esperienze infantili ancora irrisolte e con il desiderio di scavalcare definitivamente il fossato ed entrare nelletà adulta. Un viaggio sarà un ottimo modo per cominciare questo cammino verso consapevolezza e responsabilità. Honeymoon di Banana Yoshimoto Titolo originale dellopera: Hanemun Traduzione dal giapponese di Giorgio Amitrano 106 pag., Lit. 20.000 Edizioni Feltrinelli (I canguri) ISBN 88-07-70117-0 Le prime righe IL GIARDINO DI MANAKA Sin da piccola ho sempre amato il giardino di casa mia. Non era particolarmente grande, ma in rapporto alle dimensioni della casa ricopriva una superficie abbastanza ampia. Mia madre era appassionata di giardinaggio, così cerano svariate piante dai frutti commestibili, pietre ornamentali disposte in forme complicate, e alberi che davano fiori in ogni stagione. Perciò il giardino aveva diverse facce. E in quel piccolo mondo cerano molti posti dove potevo sentirmi a mio agio. Il giardino mi era molto caro, e da bambina mi sedevo o mi stendevo direttamente per terra con tutti i vestiti. Poi, diventata grande, quando avevo il tempo di sedermi in giardino, portavo sempre con me una stuoia da mettere sotto e qualcosa da bere. Stai lì senza fare niente eppure non ti annoi, si stupivano mia madre, mio padre e Hiroshi, e io davvero non mi annoiavo: guardavo il cielo così vasto, poi il muschio e le formiche ai miei piedi, e quando tornavo di nuovo a guardare il cielo, il suo colore e la posizione delle nuvole erano cambiati. Osservavo per un po queste impercettibili trasformazioni del mondo, poi guardavo la luce che colpiva la mia mano, e in questo modo il tempo passava a una velocità impressionante. A forza di guardare nel corso degli anni sempre lo stesso paesaggio, ogni tanto quando ero lì mi capitava di non sapere più che età avevo. Seduta con la schiena appoggiata a una roccia, alzavo lo sguardo verso il cielo, i grandi rami e le foglie, e poi lo posavo sulle formiche, i ciottoli, la terra. Così facendo finivo col perdere anche il senso delle mie dimensioni fisiche, e questo mi dava una grande felicità. A volte, quando mia madre tornava dalla spesa e mio padre rientrava dal lavoro prima del solito, mi trovavano in giardino. I miei genitori sapevano per esperienza che quando il tempo era bello non mi piaceva stare in camera. Nelle belle giornate ero già una parte del giardino. Entrando dal cancello, mi salutavano senza nessuna sorpresa. A volte veniva anche Hiroshi. Ma lui non entrava mai dal cancello. Scavalcava la palizzata di bambù. Siccome non ci vedeva molto bene, mi guardava sempre con unespressione incerta, socchiudendo gli occhi per essere sicuro che fossi io. Sorridevo. Anche lui sorrideva. Tutta la nostra storia, da quando ci eravamo incontrati la prima volta, dallinfanzia fino alletà adulta, è scritta in quel sorriso. © 2000, Giangiacomo Feltrinelli Editore L'autrice Banana Yoshimoto è nata a Tokyo nel 1964 e in Italia ha conquistato con i suoi libri moltissimi lettori. A partire da Kitchen (1991) sino a questultimo romanzo Banana ha stabilito con il suo pubblico un dialogo sempre più intenso e immediato: le tematiche che affronta (amore, amicizia, morte, solitudine) e il suo stile diretto ne hanno fatto un vero e proprio caso letterario. Su Café Letterario potete leggere le recensioni di Amrita e Sly e unintervista con lautrice. A cura di Grazia Casagrande |
11 febbraio 2000