Norman Mailer
La costa dei barbari

"Naturalmente la condizione che ti permette di scrivere un libro poggia sullo sfruttamento di tre quarti del mondo, e lo standard di vita di un operaio qui dipende dal cinese e dal nero che saltano i pasti"


Una pensione sporca e senza nessuna attrattiva, personaggi stralunati e ambigui (prima tra tutti la donna che affitta le camere), e uno scrittore autentico, come Mailer che narra, attraverso la voce di un pensionante, una storia dolorosa di sconfitte.
Senza un passato, incerto su chi è stato o chi è diventato, su ciò che gli è successo e che può aver causato le cicatrici fisiche e morali che si scopre addosso, l'io narrante, Mikey Lovett, è un giovane di venticinque anni dal viso perfetto grazie al lavoro di un chirurgo plastico che gli ha ricostruito i lineamenti. È uno scrittore, o meglio intende esserlo, e per trovare un luogo qualsiasi in cui poter portare una macchina da scrivere, non uscirne praticamente mai e dedicarsi alla stesura di un romanzo, prende in affitto una stanza in quella pensione di infimo ordine di New York. L'affittacamere è una donna attraente, dai fiammanti capelli rossi e dal trucco pesante, vestita in modo tale da solleticare gli istinti sessuali dei suoi ospiti, con cui mostra una inequivocabile disponibilità a entrare in rapporti più intimi. Nella casa vi sono altri ospiti, tra questi una figura che suscita un'immediata antipatia in Lovett. Si chiama Hollingsworth, si saprà che è un agente governativo, ma la sgradevolezza che suscita fin dal primo contatto, nasce dall'incoerenza dell'accuratezza del vestire e della persona e il disordine e la sporcizia della sua stanza. Un altro inquilino (solo successivamente si saprà che in realtà è il "padrone di casa", marito della procace Guinevere), è McLeod, un uomo angosciato e tormentato, un comunista eretico per la cui cattura (siamo in pieno maccatismo) è appunto presente nella pensione Hollingsworth. Arriverà anche un'altra ospite, Lannie, una strana ragazza che non ha con sé né bagaglio né passato, ma denaro e disperazione e forse un po' di follia. Andrà a letto con Lovett, amerà Guinevere, odierà McLoad, ma la sua nota caratteristica sarà lo spirito autodistruttivo e la desolata angoscia. Dialoghi serrati tra i vari abitanti di quella squallida pensione, tensioni e passioni che si scontrano e culminano nell'ultimo, drammatico incontro tra McLeod, Hollingsworth (presenti Lovett e Guinevere) in cui si scoprono le carte tra inseguitore e inseguito, tra due visioni del mondo, due ideologie. Il tragico finale e il simbolico passaggio di consegne di ideali e speranze dal disperato comunista in fuga al giovane scrittore chiudono questo romanzo che solo ora, dopo quasi cinquant'anni dalla edizione americana, viene tradotto e pubblicato in Italia.


La costa dei barbari di Norman Mailer
Titolo originale: Barbary Shore

Traduzione di Delfina Vezzoli
Pag. 318, Lire 32.000 - Edizioni Baldini & Castoldi (Romanzi e Racconti n.175)
ISBN 88-8089-708-X

le prime pagine
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UNO


Probabilmente sono stato in guerra. Ho una cicatrice dietro l'orecchio, una macchia oblunga di carne sterile dove non crescono peli. Adesso è coperta e può essere nascosta anche dal più maldestro dei barbieri, ma nessun barbiere può nascondere la cicatrice che ho sulla schiena. Per quella sarebbe più indicato un sarto.
Quando mi specchio mi viene restituita una faccia senza dubbio più bella dell'originale, ma il naso diritto, il mento scolpito e le guance perfette sono solo la testimonianza dell'arte di qualcun altro. Per quanto cerchi di convincermi che i capelli castani e gli occhi grigi siano sempre stati miei, non c'è niente di me che riesca a riconoscere, neanche l'età. Sono sicuro di avere almeno venticinque anni e forse anche di più, ma grazie a chiunque mi abbia curato, il ritratto nello specchio è quello di un giovane senza neanche una ruga.
Un tempo cercavo disperatamente di ricordare cosa mi fosse successo e dove. Mi sembrava quasi di vedere lo schianto di un aereo e le fiamme che invadevano la carlinga. Ma appena riuscivo a ricostruire la scena, ecco che l'aereo diventava un carro armato e io ero intrappolato all'interno, salvo ricreare subito un'altra situazione: la casa era in fiamme e una trave mi inchiodava la schiena. Tanta violenza procede con la banalità di una giaculatoria; granate, proiettili, bombardamenti: ne posso inventare a centinaia di situazioni analoghe e nessuna sembra giusta.
Qua e là i ricordi tornano. Solo che è difficile fidarsi. Sono sicuro di aver perso entrambi i genitori, di essere cresciuto in un orfanotrofio e di essere sempre stato povero. Però, a volte, mi sembra di ricordare mia madre, e credo di aver ricevuto un'istruzione. Dicono che i sordi sentano una miriade di rumori e il silenzio per loro sia pieno dei più fastidiosi rimbombi; il buio dei ciechi è turbato da lampi di luce; così il ricordo per me non è mai stato un muro insormontabile ma semmai una roulette in cui gli eventi più straordinari e più insignificanti erano così strettamente intrecciati da non permettermi di distinguere il fatto più irrilevante dalla fantasia più evidente, né il passato dal futuro; e i particolari della mia storia personale si smarrivano nell'altra, comune a tutti noi. Non riuscivo mai a decidere se una cosa mi era veramente successa o se l'avevo solo immaginata. Non faceva nessuna differenza che avessi conosciuto un uomo o che esistesse solo in un libro; non c'era modo di stabilire se conoscevo un paese o ricordavo solo la descrizione di qualcun altro. Le leggende derivate dalla stampa dell'ultimo decennio erano altrettanto intime e distanti dei posti in cui dovevo aver vissuto. Nessuna storia mi apparteneva per cui tutta la storia era mia. Ma a quali condizioni! Ogni volta che la mente mi forniva un ricordo a lungo represso, non era che un tassello, e i tasselli erano così pochi e il puzzle così grande.
Per un certo periodo feci sforzi prodigiosi per ricostruire il passato. Intrecciai una fitta corrispondenza con le segretarie di determinati funzionari; seguii delle persone per strada perché mi avevano guardato con curiosità; frugai liste di nomi, studiai fotografie, e rimasi sdraiato a letto a torturarmi il cervello perché mi rivelasse almeno un particolare concreto. Sforzi prodigiosi, che mi servirono solo a capire che non avevo un passato e pertanto ero privo di un futuro. Il cieco aguzza l'udito, il sordo affina la vista, e io per compensazione ho acquisito entrambe le facoltà; era naturale, obbligatorio persino, che il presente diventasse padrone della scena.
E dato che il tempo era padrone del presente, cominciai a ricordare quello che mi era successo la settimana prima, il mese prima; e questa divenne la mia esperienza, tutta la mia esperienza.


© 1999, Baldini & Castoldi

biografia dell'autore
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Norman Mailer è nato a Long Branch, New Jersey, nel 1923 ed è cresciuto a Brooklyn, New York, Dopo essersi laureato ad Harvard, ha combattuto nel Sud del Pacifico durante la seconda guerra mondiale. Ha vinto due volte il prestigioso premio Pulitzer: nel 1968 per Le armate della notte, e nel 1980 per Il canto del boia. Ha diretto quattro film ed è stato il cofondatore del giornale newyorchese "The Village Voice".


A cura di Grazia Casagrande


21 gennaio 2000