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Riccardo Bertoncelli


Qual è il primo libro che hai letto con interesse da bambino?
C' era una bellissima collana della Salani (penso che non fossero edizioni integrali ma riduzioni) e ricordo due libri che mi affascinarono particolarmente: La primula rossa della baronessa Orczy e L'isola misteriosa di Verne, più ancora di Ventimila leghe sotto i mari. Da bambino invece non lessi mai un libro che poi mi ha appassionato e di cui, se potessi, vorrei possedere tutte le edizioni: L'isola del tesoro di Stevenson. L'ho letto e amato da giovane, se non addirittura da grande, e lo considero il libro più bello del mondo, un vero esempio per ogni scrittore. So che Stevenson lo ha scritto in quindici giorni e questo fatto mi affascina, perché so cosa significhi trovarsi davanti ad una pagina bianca... Scrivere un libro così, con il ritmo, la precisione, il flusso di idee che possiede, in quindici giorni, assomiglia a una visione, quasi come se Stevenson fosse predestinato a scrivere questo libro.
Quale è stato il libro più importante della tua adolescenza?
H o avuto una serie di fascinazioni. Da ragazzo, devo dire la verità, non leggevo moltissimo. Mi applicavo molto a scuola, cosa rara, e l'affrontare le pagine scolastiche saturava la mia disponibilità. Però ero affascinato da alcune letture che la scuola non mi proponeva, la letteratura della beat generation, ad esempio: l'edizione straordinaria di Fernanda Pivano di Juke-box all'idrogeno di Ginsberg, e Kerouac. Non tanto On the road, ma i Sotterranei, un libro molto più agile, più spiccio, con un ritmo straordinario, un assolo di sax, come voleva Kerouac...
E poi?
P oi, appena più grande, subito dopo l'università, ho avuto una serie di "amori". Sono un onnivoro piuttosto strano, molti pensano che il rock non si possa conciliare con certe letture, io invece sono riuscito a conciliarlo con autori imprevedibili che amo ancora oggi perché sono dei grandi in assoluto.
Quali autori?
Guido Ceronetti, ad esempio, che mi sono "mangiato" a cominciare dalla Difesa della luna nella bella edizioni Rusconi del '69 che conservo ancora. Alcuni suoi libri sono strepitosi a cominciare dalla bellissima traduzione del Cantico dei cantici e soprattutto dall'Introduzione. Da giovane era molto meno "avvelenato", il suo era lo sguardo di una persona colta e raffinata che sapeva mettere in relazione le cose con immenso acume. Poi la sua scrittura si è fatta sempre più cupa, angosciante: c'è un libro di quasi vent'anni fa che è Viaggio in Italia, che non sono riuscito a finire, nonostante fosse bellissimo, perché mi gettava in una vera depressione...
Ma il tuo "autore del cuore"?
U n autore che ho amato e che amo moltissimo è Tommaso Landolfi. Ho un grande rimpianto: avevo deciso di conoscerlo di persona ma ho rimandato, per una certa timidezza, l'incontro e dopo pochi mesi Landolfi è morto. Bière du pécheur è un libro straordinario, ripubblicato da poco da Adelphi, che continua ad affascinarmi.
Ma il "maestro" è in assoluto Borges. La lettura dell'Aleph è stata per me una folgorazione...

A cura di Grazia Casagrande


14 gennaio 2000