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John Fante Lettere. 1932-1981 "La prima grande perdita dopo una gamba è la capacità di scrivere. È come lottare con un pesante pneumatico di gomma appeso al collo. Non chiedermi perché. Riesco solo a pensare a quel peso grande e senza speranza che ti preme sulle braccia." Per conoscere davvero un autore complesso come John Fante è molto utile affrontare la lettura del suo epistolario. Pur essendo un'affermazione valida per ogni grande scrittore, in questo caso può esserlo più che in altri. Un po' perché Fante, oltre a essere un romanziere universalmente apprezzato, è stato sceneggiatore e ha lavorato a lungo nella fantastica e terribile macchina del cinema Hollywoodiano (che specie negli anni che lo hanno visto protagonista era in perpetua e frenetica attività e triturava i suoi protagonisti senza pietà) e un po' perché la sua esistenza è stata segnata da molti eventi anche drammatici che è necessario conoscere per comprendere meglio il suo lavoro letterario. Le prime righe dell'introduzione di Seamus Cooney già dipingono un personaggio: "Fra coloro che sono nominati nelle lettere raccolte in questo libro, nessuno sarebbe più stupito dello stesso John Fante di vederle stampate. In esse non c'è traccia di quella consapevolezza che indica un pensiero al futuro". Un personaggio abbastanza schivo, tutto sommato, legato ad affetti familiari come la madre (che lo amava molto), la moglie, sua sostenitrice e convinta assertrice delle sue capacità letterarie, i figli e alcuni amici, una cerchia ristretta ma molto importante. Pettegolezzi, aneddoti, curiosità, critiche, commenti, spensierati racconti e drammatiche descrizioni, ma sempre scritte con una grande capacità linguistica e affabulatoria. Una serie di testimonianze sulla sua abilità nel raccontare "storie". "Per apprezzare la vivacità e la franchezza del tono di queste lettere - scrive ancora Cooney - non bisogna dare ingenuamente per scontato che esse rendano la verità della personalità di Fante. Egli mentiva sull'età, tanto per dare un esempio piccolo, ma significativo, delle licenze che si prendeva con i fatti". Un italo-americano sanguigno e talvolta un po' bugiardo, arrogante e irritabile ma anche vivace e divertente (seppure poco autoironico...) e capace di mutare personalità in base all'interlocutore (un po' lo Zelig di Woody Allen e un po' l'inafferrabile uomo pirandelliano). In queste lettere anche le radici di tutta la sua narrativa e la storia dei suoi successi e insuccessi d'autore, con l'escalation finale: la rivalutazione della sua opera letteraria, la liberazione dall'obbligo del lavoro di sceneggiatore, mai del tutto amato, e la fama internazionale. Anche se questa situazione felice ha trovato un uomo ormai stanco, cieco e senza gambe per colpa di una forma di diabete non curata. Lettere. 1932-1981 di John Fante Titolo originale dell'opera: Selected Letters. 1932-1981 A cura di Seamus Cooney Traduzione di Alessandra Osti Pag. 490, ill., Lire 35.000 - Edizioni Fazi (Le terre n.24) ISBN 88-8112-121-2 Le prime righe Le prime lettere che ci sono pervenute datano 1932 periodo in cui i genitori e i fratelli di Fante si erano riuniti e vivevano a Roseville, e Fante, ventitreenne, mandava a casa dei resoconti della sua lotta per la sopravvivenza a Los Angeles. Viveva, in quel momento, con la sua fidanzata, Helen Purcell, un'insegnante di musica di dieci anni più grande (e che sua madre temeva che sposasse). La fame e la povertà, la speranza e la determinazione - mai però autocommiserazione - riecheggiano nelle lettere di questi primi anni. Fante si era già risolto a lasciare un segno nel mondo come scrittore. Aveva scritto a H.L. Mencken, editor di "The American Mercury" dal 1930, e aveva ottenuto il suo primo successo editoriale nel 1932 quando Mencken aveva accettato due suoi racconti. Alla fine dell'anno non solo aveva stretto amicizie importanti che sarebbero durate per tutta la vita - in particolare con l'avvocato e scrittore Carey McWilliams (che sarebbe diventato in seguito un giornalista radicale e un attivista per i diritti civili) e con un giovane collega scrittore italoamericano, Jo Pagano, attraverso i quali entrò in contatto con il mondo degli sceneggiatori di Hollywood - ma sarà egli stesso sul punto di proporre una sceneggiatura alla MGM. Dall'inizio della corrispondenza che è sopravvissuta, quindi, si avverte come i due poli della vita letteraria di Fante - scrivere per Hollywood e scrivere per la propria soddisfazione personale - già esercitino entrambi la loro pressione. [Alla madre] La tua lettera mi è piaciuta moltissimo, specialmente la foga che metti quando parli della "vecchia gallina" che io sono sul punto di "sposare". Non c'è bisogno che ti preoccupi o che ti agiti, Mamma, io non sposerò nessuna donna di trent'anni né di ventitré, e questo per moltissime ragioni. Anche se potessi mantenere una moglie non ne vorrei una in giro per casa. Ho visto troppo della vita matrimoniale per poter cambiare l'idea che ne ho, ovvero che si tratti di una faccenda estremamente complessa, che non vale la candela. Peggio ancora, non sono proprio il tipo che si dovrebbe sposare. Si dà il caso che io sappia di essere troppo simile a papà per poter veramente apprezzare una moglie e i sacrifici che fa per il marito e i figli. Dunque non preoccuparti. Non mi sposo. Non ho trovato lavoro, ma sto aspettando notizie promettenti dall'impresa del ghiaccio. Con il calore dell'inizio della primavera, il mercato del ghiaccio aumenta naturalmente, e così le mie possibilità di riottenere il vecchio impiego. Comunque, nel momento stesso in cui comincerò a lavorare, traslocherò. Alcuni amici mi hanno chiesto di dividere con loro un appartamento. L'affitto sarebbe solo di 5 dollari al mese. Le prospettive per l'estate sono aumentate, ora ammontano a tre: 1ª: Il vecchio lavoro alla Catalina Company. 2ª: Una possibilità di lavorare per Merritt, Chapman e Scott, ingegneri edili, attraverso Gordon Rogers, figlio del dott. Rogers. 3ª: Un possibile viaggio intorno al mondo con un amico che mi può trovare lavoro su una nave da crociera. Al momento è impossibile dire quello che farò. Sono assolutamente troppo impegnato per pensare all'estate. Ora voglio raccontare a mia madre alcune notizie personali. La prossima settimana sarò circonciso! Questa faccenda sanguinolenta doveva essere fatta quando ero in fasce, ma non importa, sarà fatta la prossima settimana. Desidero che sia così per una serie di ragioni che non ho voglia di elencare adesso. Comunque, non c'è bisogno di preoccuparsi. L'operazione è semplice, e non è dolorosa; inoltre non voglio che tu pensi al peggio - ovvero - sono fisicamente perfettamente normale. In me non c'è niente che non vada. Non ho una malattia venerea. Non sono malato. Non mi ammalerò. Non sono stato malato. I tuoi due dollari mi hanno fatto molto comodo. Dio solo sa cosa avrei fatto senza. Mandamene altri quando puoi - e se puoi. Charles Ingold è tornato in città, anche se non l'ho visto e non mi importa un accidente di vederlo. Mi somiglia questo schizzo? L'ha disegnato oggi un amico, e ho pensato che ti avrebbe fatto piacere vederlo. Il mio amore a tutti, tuo figlio, J. Fante © 1999, Fazi Editore L'autore John Fante, nato in Colorado nel 1909 e morto a Los Angeles nel 1983, è tra i maggiori scrittori del Novecento americano. Nel 1938 pubblicò il suo primo romanzo Aspetta primavera, Bandini. L'anno seguente fu dato alle stampe Chiedi alla polvere. Dopo un periodo di lavoro a Hollywood come sceneggiatore, Fante pubblicò altri tre romanzi: Full of life (1952), La confraternita del Chianti (1977) e Sogni di Bunker Hill (1982). Alla sua morte, nel 1983, la moglie Joyce portò alla luce vari inediti tra cui Un anno terribile e A ovest di Roma. Sul Café Letterario potete trovare le recensioni di Dago Red e Il Dio di mio padre. |
14 gennaio 2000