Vincenzo Cerami - Nicola Piovani
Canti di scena
Concerto di parole e musica

"Attenzione, la musica è dappertutto (grano tra gramigna e gramigna tra grano): ci vuole orecchio. La musica col suo canto si nasconde nei cantieri ... nelle cantine, nei cantucci, nei cantoni, nei cànteri, nelle cantonate, nelle cantinelle, nei timballi, negli intervalli, negli sballi, nelle pastiglie di RESOLDOR."


Un vero regalo per gli amanti del teatro, anzi del Teatro con la T maiuscola! (Scusate la banalità, ma mi pare il modo migliore di definirlo). La casa editrice Einaudi sta pubblicando una serie di testi drammaturgici di grande valore, di autori italiani contemporanei, assolutamente da non perdere. E, per di più, alcuni testi sono corredati di supporti audio o video. In questo caso si tratta di un cd musicale con tutte le canzoni dello spettacolo, musicate da Nicola Piovani.
Il connubio Piovani-Cerami (tra i migliori nel mondo dello spettacolo italiano degli ultimi anni) ha generato un film da Oscar come La vita è bella, e anche un dramma musicale originale come questo.
Non è nulla di "nuovo" nel vero senso della parola, ma piuttosto una riscoperta di sonorità di decenni passati, di luci e di voci che risuonavano sui palcoscenici tra gli anni venti e i quaranta del secolo, mescolate con nuove musicalità contemporanee, con struggenti e malinconiche evocazioni tradizionali, con melodie ataviche che trascinano e portano all'oblio: è la ricerca di quel canto di scena, composizione libera da schemi e da "impegno", liberamente riscritto e con grande semplicità ripresentato, quasi per gioco. Il successo dello spettacolo ha stupito i due autori, come scrivono essi stessi nelle premesse al testo. E questo inaspettato successo ha portato alla realizzazione del volume a stampa, riconoscimento in qualche modo del valore culturale dell'operazione. I testi delle canzoni sono alternati, come sul palcoscenico, alla prosa divagante degli attori. Un po' Petrolini e un po' Ionesco o Beckett, un po' canzonetta e un po' melodramma, un po' tabaren e un po' discoteca, l'opera di Piovani e Cerami racchiude in sé tante correnti teatrali del Novecento e ne fa quasi un'ideale, semplice chiosa, perfetta per terminare il secolo che sta finendo e iniziare il nuovo all'insegna del ricordo.
Mi pare consigliabile la lettura del libro parallelamente all'ascolto del cd, per avvicinare il più possibile questo tipo di approccio alla messa in scena originale, che rimane, come sempre accade per le opere teatrali, il modo più completo di guastare tutto il lavoro. Infine, ultima nota, sul cofanetto e sulla copertina di cd e volume uno dei bellissimi disegni originali di Luzzati per le scenografie dello spettacolo.


Canti di scena. Concerto di parole e musica di Vincenzo Cerami e Nicola Piovani
Pag. XX, 72, con cd musicale, Lire 32.000 - Edizioni Einaudi (Einaudi Tascabili. Stile libero n.682)
ISBN 88-06-15330-7

le prime pagine
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 Primo tempo

Buio. All'aprirsi del sipario una luce illumina il poeta, seduto davanti a un timpano a destra del palcoscenico. Sta scrivendo le note per il programma di sala di Canti di scena. Pensa, poi si cala sulle pagine recitando a voce alta le parole che buttà giù in fretta. Si ascolta per controllare l'effetto che le sue frasi possono produrre sul lettore.

POETA "Canti di scena", il piccolo spettacolo di questa sera, è un quadernetto dove sono appuntate a matita alcune chiose e qualche breve riflessione sulle parole. Parole da pronunciare in palcoscenico, naturalmente, parole di cartone, un po' vanesie perché badano soprattutto all'aspetto. La parola scritta in silenzio, ma per essere ripetuta con le labbra, nel silenzio, o in mezzo ai rumori o nella musica.
Nello stendere le note di presentazione di questo concerto di parole recitate e cantate devo premettere che è sempre difficile per un poeta... dare una spiegazione ragionevole di quello che scrive. (Non è convinto di quest'ultima frase) Poeta! Poeta è troppo, meglio "autore"! (Cancella e riscrive) Nello stendere le note di presentazione di questo concerto di parole recitate e cantate devo premettere che è sempre difficile per un autore dare una spiegazione ragionevole di quello che scrive. (Ancora non è convinto) Autore! No, autore è poco! (Cancella e riscrive) Devo premettere che è sempre difficile per me dare una spiegazione ragionevole di quello che scrivo. Punto. (Tra sé) E fin qui ci siamo! (Riprende a scrivere con più slancio) Una sorta di pudore, che negli ultimi tempi mi spinge puntualmente a dubitare di tutto ciò che dico... virgola... mi fa venire il dubbio, atroce per la verità, di credere ormai soltanto alle parole che non parlano... punto e a capo.
Basta a volte un semplice arpeggio di do maggiore... (Ecco che una luce s'accende sul pianista che butta lì un semplice arpeggio di do maggiore)... perché ogni vuoto si riempia di allusioni, di memorie addormentate negli anni. Basta un accordo di do maggiore perché anche la più umile delle parole cominci a piangere di una disperazione senza perdono... oppure a ridere, e chi sa se con la stessa disperazione... punto esclamativo! Sulla musica le parole diventano di gomma, ballano insieme, vanno a braccetto, si fronteggiano. Puntano i piedi le tronche, sobbalzano le sdrucciole, cantano insieme quelle che fanno rima. E cosa cantano? Cantano quello che non c'è! Vale a dire la felicità. Non esisterebbero le belle e strazianti canzoni di libertà se non ci fossero stati tanti tiranni. E senza la gelosia, il tradimento, la solitudine, l'incomprensione, i tormenti... chi avrebbe mai scritto una canzone d'amore... punto interrogativo?

Il pianoforte, sull'arpeggio di do maggiore, attacca una delicata melodia.

POETA Aperta parentesi. Qualcuno disse: "La parola è stata data all'uomo per nascondere il suo pensiero!" Forse è così! Ma se poi le parole si incrociano con le note musicali, che fanno? Civettano con le melodie, si lasciano accompagnare, si commuovono fra di loro... e il suono diventa canto, i verbi si riempiono di colori e le canzoni, appena uscite dal guscio, cominciano a volare. Chiusa parentesi.

Una cantante si avvicina al leggio, un riflettore la illumina lentamente e lei si lascia andare in un bel canto accorato: con serena rassegnazione intona sommessamente Volano le canzoni.

Volano le canzoni
sull'infelicità,
cantano le illusioni
dei giorni senza età
di questa vita lieta,
lieta del suo tran tran.
Spunta la luna
dietro le antenne
e sbianca la città.

POETA Canta che ti passa! Forse non tutti sanno perché un tempo si diceva: "Canta che ti passa!" Viene spontaneo pensare "Canta che ti passa la malinconia". E invece non è così! Bisogna sapere che cantare fa muovere il diaframma in modo da allentare i morsi della fame. "Canta che ti passa" si riferisce alla fame; in alcune moderne beauty farm usano il canto per inibire l'appetito, come cura dimagrante. "Canta che ti passa la fame!" Per questo forse una volta cantavano tutti di più... mangiavano di meno!

Un'altra cantante avanza in ribalta e insieme alla prima comincia a far vibrare la canzone con più trasporto.

Volano le canzoni
sulle ali dei refrain,
sembrano gli aquiloni,
cantano chi non c'è.
Cantano chi è fuggito
e non ritornerà.
Il primo sole
sopra i palazzi
indora i primi tram.
Giocano le emozioni
con le tonalità,
rimano le passioni
vissute per metà.
Io cerco la Titina,
ma dove mai sarà?
La cercherò finché
la voce avrà voglia di cantar.

Volano le canzoni
sull'infelicità,
cantano le illusioni
dei giorni senza età
di questa vita lieta,
lieta del suo tran tran.
Spunta la luna
dietro le antenne
e sbianca la città.
Cantano le bugie,
le cento infedeltà,
le mille gelosie vissute per metà.

Alle spalle delle cantanti compare un tenorino per gli opportuni controcanti e ghirigori.

E mulinellano i refrain
con i nontiscordardimé
e i ritornelli senza età
vanno a passeggio mentre
io cerco la Titina,
ma dove mai sarà?

La cercherò finché
la voce avrà voglia di cantar.


© 1999, Giulio Einaudi editore

biografia degli autori
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Vincenzo Cerami è scrittore (tra i titoli, Fattacci) e autore teatrale e cinematografico. Con Benigni ha scritto diversi film tra cui il Premio Oscar La vita è bella. Per le musiche di Nicola Piovani ha scritto testi di vari spettacoli tra i quali ricordiamo uno Stabat Mater, La pietà. Con Piovani ha fondato la Compagnia della Luna dalla quale sono nati oltre a Canti di scena, Le cantate del Fiore e del Buffo, Il signor Novecento, Romanzo musicale. Nelle pagine di Café Letterario potrete leggere anche una sua intervista.

Nicola Piovani, compositore e direttore d'orchestra, ha vinto nel 1999 il Premio Oscar per la colonna sonora del film La vita è bella. Ha composto musiche per film di Paolo e Vittorio Taviani, Fellini, Bellocchio, Monicelli, Nanni Moretti, e per molti registi teatrali. Nel 1997 ha vinto il Premio Nino Rota.


A cura di Giulia Mozzato


7 gennaio 2000