![]() ![]() |
Raymond Carver Da dove sto chiamando Racconti "Mi piace il salto rapido di un buon racconto, l'emozione che spesso comincia già nella prima frase, il senso di bellezza e mistero che si riscontra nei migliori esemplari; e il fatto [...] che un racconto può essere scritto e letto in una sola seduta (proprio come una poesia!)." Ricordate? Nei primi mesi del '99 i quotidiani italiani hanno riportato con grande rilievo i risultati di una ricerca condotta da Alessandro Baricco sulle carte e sugli originali dello scrittore raccolti a Bloomington. Da questa ricerca emergeva con maggiore evidenza rispetto al passato l'importanza assunta dall'editor Gordon Lish nella stesura finale dei lavori di Carver: tagli, correzioni, rifacimenti spesso vistosi. Quale reale peso ebbero queste modifiche sul risultato finale è difficile dirlo senza un'analisi approfondita. Che dietro a uno scrittore di successo ci sia spesso un editor di valore non è certamente una novità. Del resto in questa raccolta i racconti sono proposti in versione originale, reintegrando i brani eliminati proprio dagli editor. Ecco dunque un'occasione, per gli appassionati, di confronto e valutazione, nonché di approfondimento, del lavoro di questo scrittore ormai entrato nel mito della letteratura contemporanea. Per tutti gli altri Da dove sto chiamando è un'ottima "porta d'ingresso" nel mondo particolare di Carver. Trentasette racconti che è impossibile classificare. Uno scrittore minimalista? Leggendo Loro non sono mica tuo marito (una coppia un po' in crisi, per la moglie in sovrappeso, che non riesce comunque a trovare un equilibrio) o Grasso (ancora basato sul peso eccessivo, questa volta di un avventore di un locale pubblico in cui l'io narrante è la cameriera) sembrerebbe confermata questa collocazione critica. Le piccole cose della quotidianità, i gesti semplici della vita diventano "storia" attraverso la narrazione attenta, precisa, fedele, spesso cruda, o meglio crudele. Ma che dire di racconti come Vicini, in cui una coppia incaricata dai vicini di dar da mangiare al gatto in loro assenza, si appropria un po' della vita e della casa altrui; o del terribile Perché, tesoro mio?, in cui una madre dichiara tutta la paura nei confronti del figlio, dal quale fugge: un uomo di successo, famoso governatore, ma anche pericoloso bugiardo; o di Piccole cose, in cui una coppia che si sta dividendo risolve in modo drastico l'affidamento del figlio... Camerieri, segretarie, ragionieri, impiegati, disoccupati, alcolizzati, infelici. Sono le piccole cose, appunto, che diventano protagoniste dei racconti, sono le piccole persone, o meglio, le persone "piccole"; ma sono i grandi interrogativi, le grandi tragedie, il dramma dell'isolamento e dell'incomunicabilità della società americana che emergono davvero tra le righe di vicende anche banali. Lo scenario in cui si svolgono i racconti è rappresentato da locali pubblici, da squallidi soggiorni, da tristi cucine o modeste camere da letto. Insomma gli ambienti sono quelli che bene ha trasposto cinematograficamente Robert Altmann in America oggi (film tratto appunto da alcuni racconti di Carver): amarezza, alienazione più o meno consapevole, ineffabilità, paura del domani, timore di perdere quel che in fondo già da tempo si è perso come gli affetti, l'amicizia, l'amore, il senso generale della casa, della coppia, della famiglia. Da dove sto chiamando. Racconti di Raymond Carver Titolo originale: Where I'm Calling From: Selected Stories Traduzione di Riccardo Duranti Pag. 582, Lire 32.000 - Edizioni minimum fax (I libri di Carver n.2) ISBN 88-86568-91-6 Le prime righe Li sentivo, di là in cucina. Non sentivo quello che dicevano, ma stavano litigando. Dopo un po' hanno smesso, ma lei s'è messa a piangere. Ho dato di gomito a George. Pensavo si sarebbe svegliato e magari gli avrebbe detto qualcosa, così si sarebbero sentiti in colpa e avrebbero smesso. Ma George certe volte è proprio stronzo. M'ha cominciato a prendere a calci e a urlare. "La pianti di sgomitare, brutto bastardo?", ha detto. "Guarda che glielo dico". "Sei più scemo di una cacca di gallina", gli ho detto io. "Possibile che non capisci mai niente? Stanno litigando e mamma piange. Ascolta". Si è messo in ascolto alzando la testa dal cuscino. "Non me ne frega niente", ha detto poi, si è rigirato verso la parete e s'è rimesso a dormire. George è proprio uno stronzo coi fiocchi. Più tardi ho sentito papà che usciva per andare a prendere l'autobus. S'è sbattuto la porta alle spalle. La mamma me l'aveva detto che lui voleva distruggere la famiglia. Non avevo voluto darle retta. Dopo un po' ci è venuta a chiamare per andare a scuola. Aveva una voce strana, non so bene. Le ho detto che mi faceva male la pancia. Eravamo nella prima settimana di ottobre e ancora non aveva fatto nessuna assenza, perciò che poteva dire? M'ha guardato, ma era come se stesse pensando ad altro. George era sveglio e ha sentito tutto. Che era sveglio lo capivo da come si muoveva nel letto. Aspettava di vedere come sarebbe andata a finire per poi fare la sua mossa. "E va bene". Poi ha scosso la testa. "Non lo so mica. Allora resta pure a casa. Ma ricordati, niente televisione". George s'è tirato su. "Anch'io non mi sento bene", le ha detto. "Ho mal di testa. Questo qua è stato tutta la notte a sgomitare e a prendermi a calci. Non m'ha fatto chiudere occhio". © 1999, Edizioni minimum fax L'autore Raymond Carver, nato a Yakima, Washington, nel 1938 e morto a Port Angeles nel 1988, fu considerato l'iniziatore del minimalismo, definizione che rifiutò sempre. A lungo alcolizzato, riprese un'esistenza più tranquilla al fianco di Tess Gallagher (che di lui ha scritto un libro di ricordi, Io e Carver). Tra i suoi libri pubblicati in Italia: Di cosa parliamo quando parliamo d'amore, Il mestiere di scrivere, Racconti in forma di poesia, Voi non sapete che cos'è l'amore, Vuoi star zitta, per favore?, Blu oltremare. |
24 dicembre 1999