Vittorino Andreoli
Tra un'ora, la follia

"La solitudine è una pace inaccettabile. Una contenzione dei sentimenti per sembrare normali mentre si avverte il desiderio di esplodere, di esistere per qualcuno. E allora si può anche litigare, colpire e colpirsi, pur di non essere soli. Inutile per tutti. Inutile a se stesso."


Questa raccolta di racconti di Andreoli di certo deve molto alla professione del suo autore: la conoscenza della psiche umana, l'esperienza di analista, lo studio dei disturbi della mente offrono di certo un ricco materiale narrativo.
Tutti i personaggi, protagonisti di vicende più o meno clamorose, più o meno illecite, offrono il quadro di un mondo distorto e malato, un mondo che richiede bellezza, successo, ricchezza e soprattutto prestigio sociale. Ma chi è brutto, chi è insignificante, solo per questo non deve esistere? Chi non risponde ai requisiti richiesti da questo mondo viziato dalla pubblicità deve essere costretto alla solitudine? Sembrerebbe di sì se, per fuggire a questa maledizione, le pagine dei giornali propongono quotidianamente la cronaca di assassinii inspiegabili e insensati e se la depressione è considerata una malattia sociale diffusa anche tra i più giovani, se la sessualità è spesso perversione testimoniata dal numero impressionante di casi di pedofilia e di stupro. L'abilità di Andreoli è proprio nel proporre con le "parole della normalità" queste anomalie, nel costruire situazioni limite che però non appaiano irreali e fittizie, ma richiamino alla mente (magari estremizzando) qualcuno di noto o qualche fatto di cronaca nera che era stato letto con orrore sui giornali. Solitudine che provoca addirittura episodi di cannibalismo, paura non di esistere che porta a squartare e a violentare vecchiette e ad autodenunciarsi pur di raggiungere la notorietà. Gli anni che deturpano il corpo, lo rendono ripugnante, oppure la bruttezza che, fin dall'inizio, toglie capacità di attrazione, portano ad agire in modo incomprensibile, a rendere brutta anche l'anima per cercare un modo per sfuggire alla solitudine.
C'è un universo poco frequentato dagli scrittori, forse per un certo timore reverenziale e che solo certa pornografia di bassa lega ha stravolto, ed è quello delle suore. Donne anch'esse, con impulsi e una sessualità repressa, pronta ad animarsi e a imporre le sue esigenze, ma legata indissolubilmente al senso del peccato, del male.
Proprio la sessualità è forse l'elemento dominante e unificante nel volume: ma sempre e solo sofferta, il piacere è conquistato con fatica e il corpo non appare quasi mai amico della psiche, solo un impaccio, una fonte di problemi.
Il lettore, nel leggere questo libro, non deve, in un certo senso non può, dimenticare la professione dell'autore e la sua frequentazione della disperazione umana così dolorosamente rappresentata e descritta in situazione estreme, ma emblematiche di una società disturbata e disturbante, capace di estromettere chi non sa o non è in grado di rispettare le sue regole, il culto dominante del vincitore e dell'uomo di successo.


Tra un'ora, la follia di Vittorino Andreoli
Pag. 322, Lire 32.000 - Edizioni Rizzoli
ISBN 88-17-86271-1



Le prime righe

Una madre kapò


È sera e nella piazzetta del paese si raduna la gente. Suona la banda di Vigo di Fassa, con i maestri nei tipici costumi della valle. Il giovane direttore ha la serietà e l'espressione dei grandi conduttori: quelli che invece di venire a Bellamonte vanno a Salisburgo o a Vienna o a Bayreuth.
Un'atmosfera particolare perché vi partecipano anche i villeggianti, i "siori" giunti da Milano, Parma, Bologna, i grandi del mondo che hanno bisogno di riposo.
I paesani hanno indossato l'abito migliore, per esprimere la loro ospitalità.
Potessero, caccerebbero tutti dalla valle: quei "foresti" che ti fanno sentire asini da parata mentre loro sono cavalli da corsa. Risuonano polke, mazurche, marce trionfali e gli occhi dei presenti sono dentro uno strumento, nei fori di un flauto o nella bocca di una tromba.
I bambini si impongono con quella dolce mostruosità che sa di Cupido. Uno si esibisce in una piroetta e finisce per terra.

Avevo anch'io sei, forse sette anni. Era il 1943. I miei capelli biondi si raccoglievano in due splendide banane di cui ero felice: sembravo una bambina.
Ero nudo dentro una tinozza, nella stalla. Mia madre mi "tosava" per disinfestarmi dai pidocchi.
Piangevo i miei capelli e i loro abitanti.
Ricordi di un bambino di guerra.
Il nonno raccontava dei cecchini tedeschi, delle marce estenuanti... Anche i bambini erano allora in trincea...
Le ispezioni delle pattuglie tedesche. Cercano lo zio partigiano, sepolto in un covone di fieno. Noi bambini dovevamo giocare facendo finta di niente. Mia nonna offriva da bere e sperava nella forza della grappa e anche in qualche sorriso che le donne lanciavano come tante puttane. Se si guarda un culo maestoso, e nonna Virginia era in questo un portento, non si sta a cercare nei covoni...
Avevano consumato molta grappa, palpato il culo della nonna, ma l'onore era rimasto salvo.

© 1999, RCS Libri


L'autore
Vittorino Andreoli è uno dei più autorevoli studiosi italiani della psiche. Tra i suoi libri più recenti ricordiamo: Il matto inventato, Yono-cho, Camice matto, Voglia di ammazzare, E la luna daràa ancora luce, E vivremo per sempre liberi dall'ansia, Dalla parte dei bambini, Istruzioni per essere normali.



Raymond Carver
Da dove sto chiamando
Racconti

"Mi piace il salto rapido di un buon racconto, l'emozione che spesso comincia già nella prima frase, il senso di bellezza e mistero che si riscontra nei migliori esemplari; e il fatto [...] che un racconto può essere scritto e letto in una sola seduta (proprio come una poesia!)."


Ricordate? Nei primi mesi del '99 i quotidiani italiani hanno riportato con grande rilievo i risultati di una ricerca condotta da Alessandro Baricco sulle carte e sugli originali dello scrittore raccolti a Bloomington. Da questa ricerca emergeva con maggiore evidenza rispetto al passato l'importanza assunta dall'editor Gordon Lish nella stesura finale dei lavori di Carver: tagli, correzioni, rifacimenti spesso vistosi. Quale reale peso ebbero queste modifiche sul risultato finale è difficile dirlo senza un'analisi approfondita. Che dietro a uno scrittore di successo ci sia spesso un editor di valore non è certamente una novità. Del resto in questa raccolta i racconti sono proposti in versione originale, reintegrando i brani eliminati proprio dagli editor. Ecco dunque un'occasione, per gli appassionati, di confronto e valutazione, nonché di approfondimento, del lavoro di questo scrittore ormai entrato nel mito della letteratura contemporanea. Per tutti gli altri Da dove sto chiamando è un'ottima "porta d'ingresso" nel mondo particolare di Carver. Trentasette racconti che è impossibile classificare. Uno scrittore minimalista? Leggendo Loro non sono mica tuo marito (una coppia un po' in crisi, per la moglie in sovrappeso, che non riesce comunque a trovare un equilibrio) o Grasso (ancora basato sul peso eccessivo, questa volta di un avventore di un locale pubblico in cui l'io narrante è la cameriera) sembrerebbe confermata questa collocazione critica. Le piccole cose della quotidianità, i gesti semplici della vita diventano "storia" attraverso la narrazione attenta, precisa, fedele, spesso cruda, o meglio crudele. Ma che dire di racconti come Vicini, in cui una coppia incaricata dai vicini di dar da mangiare al gatto in loro assenza, si appropria un po' della vita e della casa altrui; o del terribile Perché, tesoro mio?, in cui una madre dichiara tutta la paura nei confronti del figlio, dal quale fugge: un uomo di successo, famoso governatore, ma anche pericoloso bugiardo; o di Piccole cose, in cui una coppia che si sta dividendo risolve in modo drastico l'affidamento del figlio... Camerieri, segretarie, ragionieri, impiegati, disoccupati, alcolizzati, infelici. Sono le piccole cose, appunto, che diventano protagoniste dei racconti, sono le piccole persone, o meglio, le persone "piccole"; ma sono i grandi interrogativi, le grandi tragedie, il dramma dell'isolamento e dell'incomunicabilità della società americana che emergono davvero tra le righe di vicende anche banali. Lo scenario in cui si svolgono i racconti è rappresentato da locali pubblici, da squallidi soggiorni, da tristi cucine o modeste camere da letto. Insomma gli ambienti sono quelli che bene ha trasposto cinematograficamente Robert Altmann in America oggi (film tratto appunto da alcuni racconti di Carver): amarezza, alienazione più o meno consapevole, ineffabilità, paura del domani, timore di perdere quel che in fondo già da tempo si è perso come gli affetti, l'amicizia, l'amore, il senso generale della casa, della coppia, della famiglia.


Da dove sto chiamando. Racconti di Raymond Carver
Titolo originale: Where I'm Calling From: Selected Stories

Traduzione di Riccardo Duranti
Pag. 582, Lire 32.000 - Edizioni minimum fax (I libri di Carver n.2)
ISBN 88-86568-91-6


Le prime righe

NESSUNO DICEVA NIENTE


Li sentivo, di là in cucina. Non sentivo quello che dicevano, ma stavano litigando. Dopo un po' hanno smesso, ma lei s'è messa a piangere. Ho dato di gomito a George. Pensavo si sarebbe svegliato e magari gli avrebbe detto qualcosa, così si sarebbero sentiti in colpa e avrebbero smesso. Ma George certe volte è proprio stronzo. M'ha cominciato a prendere a calci e a urlare.
"La pianti di sgomitare, brutto bastardo?", ha detto. "Guarda che glielo dico".
"Sei più scemo di una cacca di gallina", gli ho detto io. "Possibile che non capisci mai niente? Stanno litigando e mamma piange. Ascolta".
Si è messo in ascolto alzando la testa dal cuscino. "Non me ne frega niente", ha detto poi, si è rigirato verso la parete e s'è rimesso a dormire. George è proprio uno stronzo coi fiocchi. Più tardi ho sentito papà che usciva per andare a prendere l'autobus. S'è sbattuto la porta alle spalle. La mamma me l'aveva detto che lui voleva distruggere la famiglia. Non avevo voluto darle retta.
Dopo un po' ci è venuta a chiamare per andare a scuola. Aveva una voce strana, non so bene. Le ho detto che mi faceva male la pancia. Eravamo nella prima settimana di ottobre e ancora non aveva fatto nessuna assenza, perciò che poteva dire? M'ha guardato, ma era come se stesse pensando ad altro. George era sveglio e ha sentito tutto. Che era sveglio lo capivo da come si muoveva nel letto. Aspettava di vedere come sarebbe andata a finire per poi fare la sua mossa.
"E va bene". Poi ha scosso la testa. "Non lo so mica. Allora resta pure a casa. Ma ricordati, niente televisione".
George s'è tirato su. "Anch'io non mi sento bene", le ha detto. "Ho mal di testa. Questo qua è stato tutta la notte a sgomitare e a prendermi a calci. Non m'ha fatto chiudere occhio".

© 1999, Edizioni minimum fax


L'autore
Raymond Carver, nato a Yakima, Washington, nel 1938 e morto a Port Angeles nel 1988, fu considerato l'iniziatore del minimalismo, definizione che rifiutò sempre. A lungo alcolizzato, riprese un'esistenza più tranquilla al fianco di Tess Gallagher (che di lui ha scritto un libro di ricordi, Io e Carver). Tra i suoi libri pubblicati in Italia: Di cosa parliamo quando parliamo d'amore, Il mestiere di scrivere, Racconti in forma di poesia, Voi non sapete che cos'è l'amore, Vuoi star zitta, per favore?, Blu oltremare.



Eleonora Cavallini
Le sgualdrine impenitenti
Femminilità "irregolare" in Grecia e a Roma

Non è forse vero che un'etèra è più gentile
Di una donna sposata? Molto certo, e a ragione.
L'una protetta dalla legge, resta in casa a fare l'arrogante,
l'altra invece sa che l'uomo va comprato
con le buone maniere, o altrimenti deve andare da un altro.

(Anfide)




La storia greca e quella romana sono, per molti lettori, lontani ricordi scolastici: nozioni, date e battaglie, oppure personaggi che appartengono quasi al mito e vengono citati senza più avere una precisa memoria del loro ruolo storico. Ma c'è un altro modo di affrontare lo studio dell'antichità, c'è la possibilità di vedere la realtà sociale di un tempo lontano negli anni, di scorgere le abitudini quotidiane, i comportamenti pubblici e privati degli uomini, di arrivare cioè a conoscere davvero la cultura, non solo letteraria, di un'epoca. La letteratura, le fonti storiche, possono fornire, se osservate in quest'ottica, molti dati e molte informazioni preziose. Il saggio Solone, ad esempio, dispose che fossero "acquistate" delle ragazze di condizione servile, le sistemò in alcune case sotto il controllo di donne a questo incaricate, e le mise a disposizione dei giovani ateniesi irrequieti e impossibilitati a frequentare le troppo "care" etère per ragioni economiche. Tale iniziativa raccolse l'entusiastico encomio, ancora secoli dopo, da parte degli scrittori comici e di tanti ateniesi per bene che videro nell'iniziativa un tentativo di arginare gli adulteri (inutilmente puniti da leggi severissime) e una volontà moralizzatrice.
Se Rodopi, Volto di Rosa, la bellissima etèra nota per la sua avidità, mandò quasi in rovina il giovane amante, fratello della poetessa Saffo, Aspasia, della cui intelligenza pari all'avvenenza restano molte testimonianze, si legò a uomini importanti del suo tempo (tra tutti primeggia il nome di Pericle) e riuscì ad attirare l'attenzione dello stesso Socrate. In realtà i grandi della filosofia greca non furono insensibili all'amore mercenario: Socrate, molto attratto anche dai giovani discepoli, dedicò, come si è detto, una particolare attenzione ad Aspasia, Platone fu sensibile alle mature grazie di Alicarnassa, Aristotele avrebbe avuto un figlio da Erpillide, una cortigiana con cui visse fino alla morte. Alcuni detrattori accusano Aspasia di avere fatto venire dalla Ionia molte ragazze per praticare nella ricca ed evoluta Atene la professione di meretrice, e i benpensanti del tempo riuscirono a farla processare con l'accusa di empietà (molto utilizzata per eliminare i personaggi scomodi), in quanto seguace della filosofia di Anassagora.
Entrate in crisi le istituzioni tradizionali, il potere sociale delle etère aumentò, i loro prezzi salirono alle stelle, il loro peso politico e culturale si fece davvero rilevante: Frine ne è l'esempio più clamoroso. Bellissima, intelligente, astuta, capace di sottili provocazioni politiche e fortemente impegnata a combattere il moralismo conservatore dei suoi concittadini: "Anche se si pensava che avesse arrecato troppi gravi danni alle vite degli uomini, conquistò il tribunale per la propria pelle, e stringendo una per una le destre dei giudici, con le lacrime a stento salvò la vita" (Posidippo).
A Roma, l'ideale femminile della casta, fedele, austera materfamilias, dà alla donna molta autorità in famiglia e (con un facile escamotage) le è concessa anche autonomia economica, a patto che sia sufficientemente ricca per permetterselo. La matrona deve però fare i conti con le severissime leggi che puniscono l'adulterio anche con la morte, anche se (soprattutto in età imperiale) non pare che tali norme intimorissero troppo le irrequiete donne della nobiltà romana che giunsero a dichiararsi pubblicamente meretrici per perdere la dignità di matrone e non essere più perseguibili dalla legge. Una delle più "chiacchierate" figure femminili è stata di certo Lesbia/Clodia: bellissima e spregiudicata, forse colpevole di rapporti incestuosi col fratello di cui aveva favorito l'ascesa politica grazie alle sue intime amicizie maschili, fu colpita dagli strali di un Cicerone ormai cinquantenne al quale, dicono i maligni, pare avesse negato i propri favori. Ma è al nome di Messalina che l'immaginario moderno attribuisce il ruolo di femme fatale per definizione: sposa sedicenne del vecchio Claudio, frequentava i postriboli per incontrare i suoi amanti. Finì però con l'esagerare, sposando pubblicamente, in un momento di assenza dell'imperatore, un suo innamorato. La cosa risultò piuttosto sgradita all'augusto marito che, su consiglio anche dei nemici politici di Messalina, fece uccidere il malcapitato e la ventitreenne fanciulla.
Donne che causarono guai, donne che subirono le conseguenze delle loro trasgressioni, figure indimenticabili per le fantasie erotiche di tutti i tempi e che tolgono all'antichità quel tanto di statico e "perfetto" che lo studio scolastico ci ha tramandato.


Le sgualdrine impenitenti. Femminilità "irregolare" in Grecia e a Roma di Eleonora Cavallini
Pag. 130, Lire 12.000 - Edizioni Bompiani (Saggi tascabili n.157)
ISBN 88-452-4176-9


Le prime righe

Capitolo I
RODOPI L'EGIZIA


Fra le etère di cui ci è stata tramandata memoria, una delle più antiche è Rodopi, vissuta nella prima metà del VI secolo avanti Cristo. Il suo nome significa "Volto di rosa" e sarà evidentemente un appellativo fittizio, secondo un uso frequente tra le cortigiane greche. Era di stirpe tracia, e visse in Egitto, nell'emporio costiero di Naucrati, ove era stata condotta in condizione di schiavitù. Di lei Erodoto racconta:

(Micerino) lasciò anch'egli una piramide, molto più piccola di quella del padre [...]. Alcuni Greci dicono che questa piramide sia di Rodopi, una donna che faceva la cortigiana, ma non dicono bene. Mi pare anzi che essi parlino senza neppure sapere chi fosse Rodopi (altrimenti non le avrebbero attribuito la costruzione di una siffatta piramide per la quale sono state spese, per così dire, innumerevoli migliaia di talenti), e senza sapere inoltre che Rodopi fiorì nel tempo in cui regnava Amasi, e non Micerino. Rodopi, infatti, è vissuta molti anni più tardi di questi re che hanno lasciato queste piramidi: di stirpe era Tracia, ma fu la schiava di Iadmone [...] un uomo di Samo, e compagna di schiavitù del favolista Esopo [...].
Rodopi giunse in Egitto portata da Xanthes di Samo: giunta per esercitarvi il mestiere, fu liberata a prezzo di grandi ricchezze da un uomo di Mitilene, Carasso, figlio di Scamandronimo e fratello della poetessa Saffo. Così Rodopi fu resa libera e rimase in Egitto, e poiché era molto affascinante accumulò molte ricchezze per essere Rodopi, ma non al punto di giungere a costruire una simile piramide [...]. Rodopi desiderava lasciare in Grecia un suo monumento: allora fece fare quest'opera che a nessun altro era mai venuta in mente, né era stata consacrata in un santuario, e la dedicò a Delfi come ricordo di se stessa. Avendo fatto fare con la decima dei suoi beni molti spiedi di ferro, di quelli per trapassare i buoi, quanti gliene permetteva la decima, li mandò a Delfi: ancor oggi sono ammucchiati dietro l'altare che fu dedicato dagli abitanti di Chio, davanti allo stesso tempio. A quanto pare, a Naucrati le cortigiane di solito sono affascinanti: così costei, di cui qui si parla, divenne tanto famosa che tutti i Greci conobbero il nome di Rodopi [...]. Quando Carasso, dopo avere liberato Rodopi, fece ritorno a Mitilene, Saffo in una sua poesia lo schernì molto duramente.

La fama quasi leggendaria di Rodopi, dunque, sembra soprattutto legata ad un incidente familiare, di quelli che le cortigiane dovevano provocare con una certa frequenza. Solo che, in questo caso, la famiglia era una fra le più antiche e nobili dell'isola di Lesbo, e l'uomo invischiato nella relazione con Rodopi era addirittura il fratello della celebre poetessa Saffo, il quale sembra avesse conosciuto l'etèra nel corso dei suoi commerci di vino con l'Egitto. Saffo, nell'intento di nuocere a Rodopi diffamandola, le dedicò diversi carmi di invettiva: con il risultato di accrescere a dismisura la notorietà della cortigiana, il cui nome finì col trovarsi indissolubilmente legato a quello della poetessa.

© 1999, RCS Libri


L'autrice
Eleonora Cavallini è docente di letteratura greca presso la Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali dell'Università di Bologna, con sede a Ravenna. Si è occupata soprattutto di poesia greca, ma ha anche trattato alcuni aspetti della storia, della filosofia e del diritto dell'età ellenistico-romana. Tra i suoi volumi ricordiamo: Saffo. Frammenti, Poetesse greche e romane, Ibico. Nel giardino delle Vergini, Luciano. Questioni d'amore. Di recente ha pubblicato un romanzo, Storie segrete.



Clifford A. Pickover
Tempo
Guida per viaggiatori

"L'intera durata di una vita umana è un breve batter di ciglia per un alieno che viaggi quasi alla velocità della luce."


Uno dei "misteri" che più hanno affascinato l'uomo è lo svolgere del tempo e l'eventuale possibilità di "imbrigliarlo" e farlo retrocedere o avanzare a piacimento. Sull'argomento hanno disquisito filosofi, mistici e scienziati di ogni epoca. In realtà il tempo proprio un mistero non è, e recentemente molti fisici hanno teorizzato e dimostrato le varie possibilità di rapporto tra l'uomo e il tempo (all'interno degli equilibri temporali dell'universo), sorpendenti e affascinanti. Dimostrare la possibilità di viaggiare nel tempo, dando in qualche modo ragione a tutti gli scrittori di fantascienza che hanno preconizzato questa eventualità e su di essa hanno scritto anche capolavori, è una sfida estrema che molti scienziati hanno accettato e ora anche vinto. Ma per noi "profani" queste teorie rimangono "fantastiche" e intriganti, ma spesso incomprensibili. Pickover tira le fila di queste ricerche e degli assunti espressi negli ultimi anni, in un saggio coinvolgente e avvincente. "Questo libro vi permetterà di viaggiare nel tempo e nello spazio, e non c'è bisogno che siate esperti di fisica", scrive nella Prefazione l'autore.
Impostato come il dialogo tra il Direttore del Museo della Musica di New York e un suo assistente (desiderosi di ascoltare Chopin "dal vivo", viaggiando sino al 1829) il volume alterna momenti di narrativa quasi fantascientifica con dimostrazioni, teoremi, calcoli anche complessi, ma spiegati con estrema chiarezza. Scopriremo così come si modificano gli oggetti che intraprendono un simile viaggio: la Statua della Libertà, per esempio, si contrarrebbe sino ad arrivare all'altezza di un uomo, se venisse fatta viaggiare a velocità vicine a quella della luce. E scopriremo che un Presidente degli Stati Uniti (ma anche ognuno di noi, naturalmente) viaggiando nel passato potrebbe rivedere se stesso più giovane, mentre un se stesso più anziano continuerebbe a vivere la sua vita (e di Presidenti, per un attimo, ce ne sarebbero tre...). Insomma scopriremo paradossi e non di una tra le più strane possibilità offerte all'uomo. E, ammettiamolo, chi di noi non vorrebbe vedere qualcosa del passato o proiettarsi verso il futuro per scoprire cosa succederà nel mondo? Per il momento possiamo solo sognarlo, ma gli scienziati ci dicono che non siamo più così lontanti dal realizzare questo sogno. Beate le generazioni future!


Tempo. Guida per viaggiatori di Clifford A. Pickover
Titolo originale: Time. A traveler's Guide

Traduzione di Rosalba Giomi
Pag. 341, Lire 42.000 - Edizioni Raffaello Cortina (Scienza e idee. Collana diretta da Giulio Giorello n. 57)
ISBN 88-7078-586-6


Le prime righe

1

LA RELATIVITÀ
DELLA SIMULTANEITÀ


"Signor Veil, mi vorrebbe spiegare cosa diavolo sta cercando di fare?" Posate una tazza di caffè fumante e vi sedete su una panchina nel cortile esterno del museo. Alcuni Trocofori (snelli umanoidi alati, con la faccia da demoni) stanno osservandovi entrambi con crescente interesse. Fortunatamente sono innocui, almeno da quando sono stati sottoposti a glossotomia e a testicolotomia.
"Signor Direttore, stavo solo provando a suonare...", fa il signor Veil, levandosi di bocca (una bocca curiosamente complicata) un fagotto.
Ma voi già vi siete alzato, e fate scrocchiare le dita: "Su, al lavoro! Voglio controllare alcune teorie sul tempo prima di partire per il passato e andare a sentire suonare Chopin in carne e ossa".
Per entrare nel Museo della Musica di New York bisogna prima attraversare un cortile del XVIII secolo che costeggia una vecchia abbazia. Nel lungo corridoio d'ingresso sono disposti vari strumenti, più e meno antichi. Alcuni di essi, i violoncelli per esempio, sono ancora intatti, pur se segnati e corrosi dal dolce acido del tempo. Altri sono ridotti a scheletri disarticolati - un manico di viola qui, un ponticello di chitarra là - quasi avessero subito arcane e indescrivibili torture.
Il signor Veil, sollecito, è al vostro fianco. Con un colpo delle sue fruste arraffa da uno stipetto un computer grande come il pollice della vostra mano: "Benissimo, sono pronto!" dice.
"No, oggi quello non ci serve", fate voi. "Oggi voglio che Lei esca ed esegua alcuni esperimenti. Prenda l'auto."
Il signor Veil arretra di qualche passo. "La... l'auto? Ma è sicura?"
"Non stia a preoccuparsi", fate coi, con un vago gesto della mano. "Prenda quei due laser portatili."
Il signor Veil prende i laser ma non è molto convinto; continua a lanciarvi occhiate sospettose. Alla fine esce per andare a prendere la macchina; voi intanto, premuto un interruttore sul muro, fate suonare al computer del museo una mazurka di Chopin.

© 1999, Raffaello Cortina Editore


L'autore
Clifford A. Pickover lavora all'IBM Thomas J. Watson Research Center ed è autore di bestseller a carattere scientifico.



Susanna Tamaro
La testa fra le nuvole
con La dormeuse électronique e Elogio della grazia

"Il resto è storia nota: è la storia di me chiuso in un cesso che, pensando a come tutte quelle cose e in un tempo così breve avessero devastato la mia vita tranquilla, incredulo mi guardo e mi riguardo nello specchio."


Ma è proprio vero che Susanna Tamaro "o si ama o si odia" come le generalizzazioni (tanto in voga) fanno pensare? Ed è possibile che uno strano cocktail tra le critiche dei detrattori e la sua stessa volontà di isolamento, il desiderio di risultare quasi antipatica, scostante abbiano fatto declinare la sua straordinaria fama guadagnata in tempi rapidissimi? Quali sono le reali doti letterarie di questa scrittrice italiana ancora molto giovane, ma "fuori dagli schemi", coerente nelle scelte, onesta, fervente cattolica, talvolta conformista, che spesso si atteggia a moralista e moralizzatrice? Curioso scoprirlo proprio con il suo primo romanzo (anzi, il primo arrivato alla notorietà, ma non il primo scritto) del 1985. "Io amo la semplicità, amo la secchezza, amo la precisione del dettaglio" scrive Susanna Tamaro nella Prefazione. Ma La testa fra le nuvole è un po' anomalo rispetto a queste scelte, a questi indirizzi di scrittura. Come ancora lei sottolinea è "eccessivo, tragicomico, ironico, crudele, giocato [...] sulla sonorità delle frasi". La prima stesura del romanzo, intitolato La dormeuse électronique, è mutata nel tempo, con vari tagli e rifacimenti, testimoniati in questa edizione attraverso un'appendice con testi originali.
Ma veniamo alla storia. Inizia con una nascita, con le impressioni di un neonato, Ruben, e le sue indicazioni di vita, poche ma fondamentali, per il futuro. Prosegue con le vicissitudini piuttosto stravaganti del neonato diventato ragazzino, ricco, fortunato, unico erede di un mitico "zio d'America" e felice in compagnia di due nonne. Ma il destino fa svoltare questa esistenza già predestinata a una sostanziale tranquillità personale ed economica. Un incidentale omicidio porta Ruben lontano da agi, abitudini e tranquillità. E inizia la vera vicenda, quella delle sfortunate peregrinazioni del povero Ruben.
La testa fra le nuvole, afferma l'autrice, è stato scritto "un po' a mano un po' su una vecchia Olivetti, con i fogli che volavano sul letto e sotto la poltrona, con un grande senso di gioco e di divertimento ... le avventure disgraziatissime di Ruben mi mettevano allegria". Un'allegria che l'autrice è riuscita a trasmettere al lettore, in questo romanzo onirico, fantastico, immaginato forse un po' "con la testa fra le nuvole".


La testa fra le nuvole. Con La dormeuse électronique e Elogio della grazia di Susanna Tamaro
Nota di Cesare De Michelis
Pag. 219, Lire 25.000 - Edizioni Marsilio (Farfalle)
ISBN 88-317-7288-0


Le prime righe



Chi l'avrebbe mai creduto possibile? Nessuno, proprio nessuno, io ancor meno di qualsiasi altro. Eppure ciò che si rifletteva nello specchio di fronte era proprio la sagoma dei miei occhi, erano i miei capelli ispidi e rossi e le mie gote schizzettate di lentiggini, ero proprio io, insomma, io in carne e ossa, a trovarmi chiuso dentro la ritirata di un vagone.
Stavo lì, in precario equilibrio su un acquitrino di cellulosa e di rifiuti organici fin da quando il treno, simile a una grossa lucertola opaca sul dorso e brunita sui fianchi, aveva sporto il muso fuori dalla pensilina e si era inoltrato attraverso una campagna arsiccia e piatta. Stavo lì e, da quel momento, ero rimasto sempre in piedi davanti al lavabo pizzicandomi ogni tanto una gamba o una guancia per essere certo di stare davvero chiuso in quel cesso e non ancora tra le tiepide coltri del mio letto.
Infatti, la mia permanenza in quello strano luogo non era dovuta a qualche torbida mania o alla costipazione di un'ansa delle viscere più basse, ma solo al fatto che avevo l'intera polizia sguinzagliata dietro, sulle mie tracce. Stavo fuggendo, dunque, ed era questo l'incredibile di tutta la storia, ciò che per la prima volta dinanzi alla mia immagine riflessa nello specchio mi lasciava incredulo e perplesso.
Provavo quella sensazione non perché fossi un individuo tracotante e impavido, uno di quelli capaci con un solo schiocco delle dita di rivoltare il corso delle orbite celesti e neppure perché avessi radicato in me un anche minimo senso dell'onore. No, ero incredulo unicamente perché fin dall'istante della mia nascita avevo deciso che la mia sarebbe stata una vita tranquilla, tranquilla davvero. Di conseguenza per quindici anni mi ero sempre mosso tra persone e cose con gesti guardinghi e cauti, senza mai compiere un passo falso.

© 1999, Marsilio Editori


L'autrice
Susanna Tamaro è nata nel 1957 a Trieste e vive a Roma. Diplomata al centro sperimentale di cinematografia, ha realizzato vari documentari scientifici per la Rai. Dopo l'esordio con La testa fra le nuvole, ha scritto Per voce sole, Và dove ti porta il cuore, Anima Mundi, Cara Mathilda, non vedo l'ora che l'uomo cammini, Verso casa. Per i bambini ha scritto Cuore di ciccia, Papirofobia, Il cerchio magico e Tobia e l'angelo.



A cura di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato




24 dicembre 1999